Sorloth, il gigante ferito: colpo alla testa, ospedale e l’ombra del trasferimento che non arriva mai

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Il colpo è stato secco, frontale, da brivido. Alexander Sorloth, il norvegese di due metri che Simeone ha voluto a tutti i costi nell’estate 2024, è finito a terra nel caos del Ciutat de València, testa contro testa con un difensore del Levante, ambulanza in campo e sirene che squarciano il silenzio attonito di una partita già segnata. Portato d’urgenza in ospedale a Valencia, esami immediati per escludere fratture craniche o ematomi gravi. Per fortuna, alla fine, solo trauma e paura: niente di irreparabile. Ma l’immagine del colosso rojiblanco steso, con lo sguardo perso nel vuoto mentre lo staff lo circondava, ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. E ha riacceso tutte le domande che aleggiano su di lui da mesi: quanto può reggere ancora questo attaccante in un Atleti che lo ama a intermittenza?

Sorloth è arrivato a Madrid per 32 milioni dal Villarreal, con l’etichetta di bomber affidabile, quello che a Villarreal aveva fatto ammattire le difese con poker clamorosi (ricordate il 4-4 con il Real Madrid nel 2024?). Simeone lo voleva come ariete, come alternativa fisica a Julián Álvarez, come uomo in grado di aprire spazi in area quando la palla non gira. E all’inizio sembrava funzionare: gol pesanti, presenza costante. Poi il calo, le panchine, le partite saltate per fastidi muscolari, e soprattutto la sensazione che l’Atleti non lo stia sfruttando al massimo. In questa stagione 2025-26 ha segnato in tre partite consecutive di Liga per la prima volta con la maglia rojiblanca, un mini-ciclo di fuoco che aveva fatto sognare i tifosi. Ma proprio quando sembrava ritrovare continuità, ecco il botto alla testa contro il Levante, in una gara in cui l’Atleti ha pareggiato e ha perso pezzi (Barrios e Llorente out per stiramenti).

Nei corridoi del Metropolitano si sussurra da settimane: Sorloth è stanco di fare la riserva di lusso. A 30 anni compiuti vuole giocare titolare fisso, non entrare a gara in corso per fare il lavoro sporco. E il mercato di gennaio lo ha tentato: Juventus che insiste (con idea di scambio), Como pronto a spendere 35 milioni, Fenerbahçe che ha alzato l’offerta a 30, persino Al-Hilal con la valigetta saudita. Lui ha sempre risposto con diplomazia: “Sto bene qui, voglio dimostrare il mio valore”. Ma dentro deve bruciare. L’infortunio di sabato non è solo un trauma fisico: è un simbolo. Ogni volta che prova a prendersi la scena, qualcosa lo ferma. Testa contro testa, panchina, voci di cessione. È come se il destino gli dicesse: “Non ora, non qui”.

I tifosi rojiblancos sono divisi. C’è chi lo difende a spada tratta (“È l’unico che sa tenere palla di petto”), chi lo accusa di scarsa cattiveria (“Simeone ha bisogno di fame, non di centimetri”). Sui social spagnoli girano meme crudeli: Sorloth come il soldato d’inverno che arriva sempre un po’ tardi. E Simeone? Il Cholo lo ha protetto pubblicamente dopo l’infortunio, ma tutti sanno che la gerarchia in attacco è chiara: Julián prima, poi gli altri. L’Atleti non vende a cuor leggero un investimento da 32 milioni, ma se arriva un’offerta da 30-35 netti, la porta si apre. E Sorloth, che ha sempre detto di volere “una squadra dove essere protagonista”, potrebbe cedere.

Ora riposa, monitorato dai medici, pronto a rientrare per la Coppa contro il Betis. Ma la domanda resta sospesa come un pallone alto: riuscirà a esplodere davvero con questa maglia, o il colpo alla testa di Valencia sarà solo l’ultimo capitolo di una storia che sta per cambiare aria? Il norvegese ha il fisico da colosso, ma il calcio sa essere crudele con chi non trova il posto giusto al momento giusto. E Sorloth, per ora, sembra ancora in attesa del suo momento perfetto.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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