Sciopero treni febbraio 2026: Lombardia nel caos, Trenord ferma 23 ore e i pendolari esplodono di rabbia

sciopero treni febbraio 2026

È scattato all’alba, silenzioso e implacabile come un temporale annunciato da giorni. Dalle 3 di lunedì 2 febbraio alle 2 di martedì 3 febbraio il personale di Trenord aderente al sindacato Orsa ha incrociato le braccia per 23 ore lunghissime, lasciando la Lombardia – la regione che più di tutte vive di treni – in balia di un disservizio che sa di beffa quotidiana. Stazioni semideserte all’alba, binari muti, annunci che si susseguono come litanie: “Treno cancellato”, “Ritardo indefinito”, “Consigliamo alternative”. E fuori, sotto la pioggia gelida di inizio febbraio, file infinite di pendolari con valigie, zaini da lavoro, bambini in braccio, volti stanchi che urlano la stessa domanda: ma fino a quando?

Il mese nero dei trasporti italiani parte proprio da qui, da una protesta regionale che colpisce duro dove fa più male: la mobilità quotidiana di chi da Monza a Milano, da Varese a Bergamo, da Lecco a Pavia deve arrivare in ufficio, a scuola, in ospedale. Trenord ha provato a rassicurare: le fasce di garanzia dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21 tengono in piedi un servizio minimo, i treni “garantiti” circolano, chi rinuncia al viaggio può chiedere rimborso. Ma nella realtà delle piattaforme digitali e delle chat di gruppo dei pendolari, la garanzia sembra un miraggio. Cancellazioni a catena sulle linee S, Malpensa Express a singhiozzo, regionali soppressi senza preavviso. E Trenitalia? Per ora respira, ma il mese è lungo: già si profila il 5 febbraio con stop tecnici a Rimini, e soprattutto il 27-28 con lo sciopero nazionale di 24 ore del personale di macchina e bordo delle Ferrovie dello Stato, che rischia di paralizzare Frecce, Intercity e regionali in tutta Italia.

La rabbia sui social è palpabile, quasi tangibile. “Pendolare da 15 anni e mai visto un febbraio così”, scrive una ragazza su Instagram sotto il post ufficiale di Trenord. “Orsa pensa ai suoi, noi pensiamo a come sopravvivere”, commenta un altro sotto un video di una stazione Centrale deserta alle 7 del mattino. C’è chi accusa il sindacato di scegliere date “strategiche” per massimizzare il danno – proprio all’inizio di febbraio, con scuole riaperte, aziende a regime, e le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina che incombono come un’ombra lontana ma reale. C’è chi punta il dito contro il governo: “Sempre le solite promesse sui contratti, poi zero”. E c’è chi, più cinico, ironizza: “Grazie Orsa, un altro giorno di smart working forzato”.

Dietro le quinte, la tensione è alta. Orsa Ferrovie ha motivato la protesta con rivendicazioni su turni, sicurezza, salario: temi che ritornano da anni e che trovano eco in altre sigle sindacali. Ma il malcontento serpeggia anche tra i ferrovieri non aderenti: c’è chi sussurra che proteste così lunghe e così vicine una all’altra logorano la fiducia dei viaggiatori, trasformando i sindacati da difensori dei lavoratori a nemici dei pendolari. La politica osserva da lontano, con dichiarazioni di circostanza: “Monitoriamo”, “Garantiremo i servizi essenziali”. Parole che suonano vuote quando il treno delle 7.12 non arriva mai.

Per i pendolari lombardi oggi non è solo un disservizio: è l’ennesima umiliazione di una routine già massacrante. Chi ha perso riunioni importanti, chi ha lasciato i figli a scuola in ritardo, chi ha dovuto pagare un taxi salato o rinunciare al turno in fabbrica. E mentre Trenord aggiorna l’app con elenchi di corse garantite, la sensazione è che febbraio 2026 sarà ricordato come il mese in cui l’Italia ha dimostrato, ancora una volta, quanto sia fragile il suo sistema di mobilità. Il prossimo stop nazionale è tra meno di un mese. E allora sì che il caos diventerà nazionale. Intanto, in Lombardia, si conta alla rovescia per le 2 di martedì: sperando che il treno torni a correre. O almeno che smetta di tradirci.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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