Gabby Barrett nel fuoco incrociato: il Super Bowl alternativo con Kid Rock spacca i fan tra orgoglio e polemica

gabby barrett

Gabby Barrett sta per entrare in uno dei momenti più divisivi della sua carriera: domenica 8 febbraio, mentre Bad Bunny incendia il palco del Super Bowl LX, lei salirà su un altro palco, quello dell’All-American Halftime Show organizzato da Turning Point USA. È un’alternativa patriottica, sponsorizzata da un’organizzazione conservatrice, con Kid Rock a guidare il gruppo insieme a Lee Brice, Brantley Gilbert e proprio la cantante di Munhall, Pennsylvania. La notizia è esplosa lunedì 2 febbraio e ha immediatamente diviso il pubblico: da un lato l’entusiasmo di chi vede in lei la voce della “vera America”, dall’altro le critiche feroci di chi la accusa di politicizzare la musica country.

L’evento, ribattezzato “All-American Halftime Show”, si presenta come una celebrazione di fede, famiglia e libertà, in netto contrasto con lo spettacolo mainstream dell’NFL. Kid Rock, icona ribelle e sostenitore dichiarato di Trump, ha accettato la sfida con il suo solito piglio provocatorio, e ha voluto al suo fianco artisti che rappresentano quel mondo country tradizionale, spesso percepito come anti-establishment. Gabby Barrett, reduce dal successo di “Chapter & Verse” e da un album fresco di uscita il 2 febbraio, si trova catapultata al centro di questa narrazione. La sua voce potente, forgiata ad American Idol nel 2018 (terzo posto), ha sempre avuto un sapore gospel-country, con testi che parlano di fede, amore e valori familiari. Non è un mistero che abbia già cantato alla Casa Bianca durante l’era Trump, alla cerimonia dell’albero di Natale nel 2018, e che la sua immagine sia legata a un conservatorismo soft ma percepibile.

Ora però il passo è più audace: associarsi a Turning Point USA, gruppo guidato da Charlie Kirk e noto per posizioni molto nette su temi culturali e politici, significa entrare in un’arena dove la musica diventa inevitabilmente bandiera. Sui social la reazione è stata immediata e brutale. Da una parte i fan fedeli esultano: “Gabby rappresenta noi, la gente normale che crede in Dio e nella famiglia”, scrivono su Instagram e X, condividendo il post di annuncio con cuori rossi e bandiere americane. Dall’altra, commenti al vetriolo: “Da American Idol a propaganda conservatrice? Che delusione”, o ancora “Nessuno guarderà questa roba”, con meme che la deridono come “la performer dimenticata del Super Bowl alternativo”. C’è chi ironizza sul fatto che l’evento sia gratuito e in streaming su YouTube, X e Rumble, quasi a sottolineare che non compete davvero con l’audience milionario del vero halftime show.

Il gossip, però, va più in profondità. Barrett non ha mai nascosto le sue convinzioni cristiane – lo ha fatto in interviste e canzoni – ma questa mossa la espone a un livello nuovo di polarizzazione. In un’epoca in cui il country è sempre più diviso tra chi abbraccia il mainstream pop (Taylor Swift style) e chi difende le radici rurali e conservatrici, lei sembra scegliere senza mezzi termini la seconda strada. Kid Rock porta il suo bagaglio di controversie, Brantley Gilbert è noto per posizioni pro-armi, Lee Brice è più neutrale ma si unisce al carro. Insieme formano un quartetto che sa di “red state pride”, e per Gabby, fresca mamma e moglie devota, potrebbe essere un modo per consolidare la sua base fedele, quella che apprezza il suo rifiuto del glamour hollywoodiano.

Eppure il rischio è alto. La sua carriera è decollata con “I Hope” e “The Good Ones”, hit radiofoniche che parlavano d’amore tossico e resilienza, non di politica. Ora rischia di essere etichettata come “quella conservatrice”, perdendo appeal presso un pubblico più giovane e urbano. I detrattori la accusano di opportunismo: “Prima American Idol per sfondare, ora TPUSA per tenersi stretti i fan trumpiani”. I sostenitori ribattono: “È coerente con se stessa, non si piega al politically correct”.

Per noi italiani, che guardiamo al country americano come a un esotismo affascinante e divisivo, la storia di Gabby Barrett in questo contesto è intrigante. Qui da noi la musica è meno politicizzata, ma capiamo bene le tensioni quando un artista sceglie una parte in un dibattito culturale. Barrett non è solo una voce: è diventata simbolo di un’America che resiste al cambiamento, che vuole il suo halftime show “pulito” e tradizionale mentre il mondo va altrove con Bad Bunny e il suo reggaeton globale.

Domenica sera, mentre il Super Bowl domina le tv, un altro palco trasmetterà un messaggio diverso. Gabby Barrett ci sarà, con la sua voce cristallina e il suo sguardo determinato. Accoglierà l’applauso dei suoi o affronterà il boicottaggio silenzioso di chi non perdona? Il verdetto arriverà presto, ma una cosa è certa: questa scelta la segna. Per sempre.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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