Angelo Simionato: il 22enne toscano in carcere per l’assalto al poliziotto a Torino, i genitori “è un bravo ragazzo” e la gogna social infuria

angelo simionato

Torino è ancora sotto shock per le immagini che girano da sabato 31 gennaio: un poliziotto del Reparto Mobile, Alessandro Calista, isolato e pestato selvaggiamente da un gruppo di manifestanti incappucciati durante il corteo pro-Askatasuna. Tra i volti riconoscibili, uno spicca per il giubbotto rosso acceso in mezzo al nero: è Angelo Simionato, 22enne originario di Arcidosso, provincia di Grosseto, arrestato in flagranza differita dalla Digos e ora in carcere con accuse pesanti – concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale e rapina aggravata. Il nome del giovane cameriere stagionale è diventato virale in poche ore, scatenando un mix esplosivo di rabbia, solidarietà familiare e accuse incrociate che dividono l’Italia.

Angelo Simionato non era uno sconosciuto alle forze dell’ordine locali per qualche segnalazione minore di imbrattamento, ma incensurato sul piano penale. Cresciuto nel piccolo borgo di Montelaterone sull’Amiata, tornava d’estate nel paese natale per lavorare nei ristoranti, mentre il resto dell’anno viveva altrove, definendosi anarchico tra amici e conoscenti. Sabato era a Torino per manifestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, ma secondo la ricostruzione della polizia ha fatto parte del gruppo che ha circondato l’agente Calista: strappato scudo, casco e maschera antigas, lasciato a terra sanguinante sotto colpi e martellate (anche se non è lui l’uomo col martello nelle immagini più crude). La Digos lo ha identificato per primo proprio per quel rosso vistoso, unico in un mare di nero, e lo ha arrestato nella notte tra sabato e domenica.

I genitori, intervistati da più testate, non ci stanno: “È un bravo ragazzo, non ha mai fatto male a nessuno”. Parole che hanno fatto scattare la miccia. Milo Infante su La7 ha attaccato durissimo: “Bravo ragazzo che picchia un poliziotto? Ma per favore”. La frase è diventata virale, amplificando la polemica tra chi vede in Simionato un giovane traviato da ideologie estreme e chi lo difende come vittima di un sistema repressivo. Sui social il profilo del 22enne (o presunti account collegati) è stato sommerso da insulti: “Infame”, “In galera a vita”, “Devi fare la fine di Giuliani”. La gogna online è feroce, con foto d’infanzia tirate fuori da chissà dove e commenti che vanno dal disgusto alla minaccia. Dall’altra parte, su canali anarchici e di sinistra, si parla di “caccia alle streghe” e di un ragazzo “tranquillo” finito nel tritacarne mediatico.

La ricostruzione della giornalista Rita Rapisardi del Manifesto, presente in piazza, ha aggiunto benzina sul fuoco: in un post su Facebook ha descritto la dinamica prima del pestaggio, sostenendo che l’agente fosse isolato dopo cariche e tensioni accumulate, e che il gruppo abbia reagito in un contesto di caos. Parole che hanno diviso ulteriormente: per alcuni una testimonianza onesta, per altri un tentativo di giustificare la violenza. Intanto Angelo Bonelli (non collegato direttamente ma citato in dibattiti politici simili su repressione e centri sociali) e figure come Stefano Esposito (ex Pd, spesso critico verso l’estremismo di sinistra) rimbalzano nei commenti: il caso Askatasuna riaccende il fronte ideologico, con la destra che grida “terroristi protetti” e la sinistra che denuncia “repressione di Stato”.

Per l’Italia è un altro capitolo doloroso: un poliziotto ferito gravemente (fratture multiple, prognosi lunga), un giovane in carcere a 22 anni, una famiglia distrutta dal dolore e dalla vergogna, e un Paese che si spacca su violenza politica, responsabilità individuale e contesto sociale. Angelo Simionato non è più solo un nome su un verbale: è diventato il simbolo di quanto sia facile passare da “bravo ragazzo di paese” a imputato in un’aggressione che ha scioccato l’opinione pubblica. Mentre il B sample giudiziario procede e le indagini continuano (altri arresti in arrivo), resta la domanda che tutti si pongono: era davvero solo un manifestante finito nel posto sbagliato, o parte di qualcosa di più organizzato? La risposta, per ora, è nelle mani dei giudici. Ma il web e le piazze hanno già emesso la loro sentenza.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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