Luperto addio Cagliari: ceduto alla Cremonese per 5 milioni, rabbia rossoblù per il difensore simbolo

Il calciomercato di gennaio 2026 si chiude con un colpo di scena che lascia l’amaro in bocca a tanti tifosi del Cagliari: Luperto saluta la Sardegna e approda alla Cremonese a titolo definitivo per circa 5 milioni di euro. Il difensore centrale salentino, classe 1996, lascia l’Isola dopo un anno e mezzo in cui si era imposto come pilastro della retroguardia rossoblù, con 58 presenze e due reti, e ritrova Davide Nicola, l’allenatore che lo aveva fortemente voluto già all’Empoli e poi al Cagliari stesso.
La “mini telenovela” è finita sul gong, a poche ore dalla deadline delle 20 del 2 febbraio. La Cremonese, che inseguiva Luperto fin dall’estate, ha insistito con un pressing continuo, alzando l’offerta fino a 5 milioni cash – una plusvalenza di circa 3 milioni per il Cagliari, considerando i 3,5 milioni spesi per prelevarlo dall’Empoli nel 2024. Ma è proprio questa cessione a titolo definitivo, nel pieno della stagione, a scatenare le perplessità più accese: perché privarsi di un titolare indiscusso, leader difensivo e uomo spogliatoio, proprio ora che il Cagliari lotta per la salvezza in Serie A?
La società di Tommaso Giulini ha ceduto alle avance grigiorosse, anche perché Luperto ha accettato un contratto più ricco e lungo: fino al 2030 invece che al 2028 con i rossoblù. Un dettaglio che ha fatto storcere il naso ai tifosi: “Venduto per fare cassa?”, “Pisacane non lo voleva più?”, “Con Nicola era titolare fisso, ora lo mandiamo via?”. Sui social e nei forum isolani esplode la rabbia: chi accusa la dirigenza di miopia tattica, chi vede nell’addio un segnale di smantellamento prematuro, chi rimpiange già il feeling tra il difensore e la curva. Luperto non era solo un centrale affidabile: era diventato uno dei simboli della rinascita cagliaritana, con partite da leader, chiusure decisive e quella personalità che manca spesso in difesa.
Ora la Cremonese si gode il colpo: Nicola, che lo conosce da anni, lo ha voluto a tutti i costi per rinforzare un reparto che deve blindare la promozione o la salvezza (a seconda della categoria). Per i grigiorossi è un investimento pesante, ma calcolato: Luperto porta esperienza, piedi buoni e quella cattiveria agonistica che in B o in A fa la differenza. Il trasferimento resta in Serie A, ma cambia radicalmente il destino del giocatore: da protagonista in una squadra di vertice bassa a pilastro di una neopromossa o di una squadra in lotta play-off.
Il Cagliari, intanto, deve fare i conti con un vuoto in difesa che non si riempie con un clic. Rodriguez e Dossena dovranno coprire il buco, ma la sensazione è che la perdita sia qualitativa più che numerica. E mentre il mercato chiude con altre uscite (Luvumbo al Mallorca in prestito oneroso), la domanda che rimbalza è inevitabile: era davvero necessario cedere Luperto ora? O il pressing della Cremonese ha colto di sorpresa una dirigenza che non voleva vendere? Il feeling con Pisacane non era mai decollato del tutto, ma il campo raccontava un’altra storia: titolare fisso, prestazioni solide, presenza costante.
Per i tifosi rossoblù è un addio che sa di rimpianto preventivo. Luperto lascia un segno profondo: arrivato come scommessa, diventato certezza. Ora la Sardegna lo saluta con un misto di gratitudine e amarezza, mentre lui riparte da Cremona con la voglia di dimostrare ancora una volta di valere molto di più di quanto pagato. Il mercato è crudele, ma questo trasferimento lascia un retrogusto particolare: forse il Cagliari ha perso non solo un difensore, ma un pezzo di identità.
