Le Olimpiadi invernali 2026 partono tra il caos: ritardi ovunque, costi esplosi e proteste in strada a pochi giorni dal via

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Le Olimpiadi invernali 2026 sono alle porte, ma l’aria che si respira non è quella di festa olimpica. Mancano pochi giorni al 6 febbraio, data dell’inaugurazione doppia tra San Siro e Cortina, eppure i cantieri fumano ancora di tensioni, i bilanci sono lievitati a dismisura e le polemiche si accendono come fiaccole. Tra ritardi cronici sulle infrastrutture, pagamenti saltati agli albergatori, sabotaggi ambientali e proteste annunciate, Milano-Cortina rischia di diventare l’edizione più controversa degli ultimi anni, proprio mentre il mondo guarda all’Italia per il grande spettacolo invernale.

La macchina organizzativa è sotto stress massimo. La Fondazione Milano Cortina ha ammesso “criticità finanziarie” che hanno bloccato la seconda tranche di pagamenti agli hotel di Cortina e Cadore: il 50% dell’incasso pattuito non è arrivato a gennaio, lasciando albergatori furiosi a ridosso dell’evento. È il segnale più evidente di un sistema al limite: il budget iniziale da sogno – 1,4 miliardi quasi tutti privati – è evaporato, sostituito da una spesa pubblica che sfiora i 6 miliardi, con sforamenti dell’80% secondo S&P Global Ratings. Due miliardi solo per l’organizzazione, altri 3-4 per le infrastrutture: una montagna di soldi che ha già fatto gridare allo scandalo.

I ritardi sono il vero dramma. Report dopo report, da Open Olympics alla Corte dei Conti, emerge un quadro impietoso: su 98 opere previste, solo una minoranza è pronta. Molte arriveranno a metà, altre addirittura dopo il 2033. La tangenziale di Cortina? In ritardo di centinaia di giorni. La variante di Longarone? Quasi 400 milioni e ancora lontana. La pista da bob di Cortina, già simbolo di polemiche per i larici abbattuti e l’impatto ambientale devastante, ha visto sabotaggi e costi triplicati (da 46 a 131 milioni). Eppure il ministro Abodi ripete che siamo “agli ultimi ritocchi” e “strapronti”, mentre la realtà dice altro: molte opere di legacy – quelle che dovrebbero lasciare qualcosa ai territori – slittano nel tempo, lasciando i Giochi con un sapore di provvisorietà.

Dietro le quinte, le tensioni politiche ribollono. L’opposizione attacca senza sosta: costi fuori controllo, impatto ambientale, assenza di trasparenza. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi e gruppi come WWF, Legambiente e Mountain Wilderness hanno abbandonato i tavoli di confronto con Simico e Fondazione, passando alle mobilitazioni. Dal 5 all’8 febbraio sono annunciate proteste diffuse, cortei, “Utopiadi” con sport popolare e simboli forti come gli 800 larici sacrificati portati in piazza. La narrazione ufficiale di “Olimpiadi sostenibili e a basso costo” si scontra con una realtà di cantieri infiniti e boschi scomparsi, mentre il clima scalda ulteriormente l’atmosfera: temperature sopra media previste per febbraio, con il rischio neve che aleggia come una spada di Damocle.

E poi c’è il fronte sicurezza e geopolitica. Polemiche su agenti Ice americani per proteggere delegazioni Usa all’inaugurazione, divieti di volo droni, tensioni per la presenza di atleti russi e bielorussi neutrali. Il CIO, con la nuova presidente Coventry, ha appena tenuto riunioni esecutive a Milano, parlando di “vibe” nelle strade, ma sotto sotto si sente la pressione: questi Giochi “diffusi” – primi nella storia su un territorio così vasto – devono dimostrare di essere un modello, o rischiano di diventare l’esempio da non seguire.

Per gli atleti, lo spettacolo è vicino: prime prove di discesa libera maschile già in calendario il 4 febbraio, con azzurri come Casse, Franzoni, Paris in pista. Ma l’entusiasmo si mescola a dubbi. Kilde forfait per infortunio, Vonn che torna nonostante l’ACL rotto, ma il vero interrogativo è: riuscirà l’Italia a regalare Giochi memorabili nonostante il caos logistico? O i ritardi e le polemiche ruberanno la scena alle medaglie?

Le Olimpiadi invernali 2026 partono in un clima elettrico. Tra ambizioni tradite, conti gonfiati e proteste incombenti, l’Italia si gioca non solo l’oro sportivo, ma la credibilità di un intero sistema. Il braciere si accenderà lo stesso, ma il fuoco delle controversie brucia già forte.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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