La nave russa Sparta IV fa su e giù al largo della Sardegna: sospetti, scorta militare e l’ombra del “corriere della morte” nel Mediterraneo

Nel cuore del Tirreno centrale, a poche decine di miglia dalle coste orientali della Sardegna, una nave cargo russa sta tenendo banco da giorni. Si chiama Sparta IV, bandiera di Mosca, IMO 9743033, un mercantile di 122 metri costruito nel 2018 che in queste ore compie un movimento anomalo: va avanti e indietro, un pendolo insistente davanti all’Ogliastra, tra il Golfo di Orosei e il mare aperto. Non è la rotta che ci si aspetterebbe da un cargo commerciale diretto verso Gibilterra e poi, presumibilmente, verso il Baltico o il Mar Nero. È un andirivieni che dura da oltre 24 ore, a velocità costante di circa 11 nodi, senza apparenti ragioni meteorologiche o tecniche. E questo basta a far scattare l’allarme.
La nave russa Sparta IV non è un mercantile qualunque. Da anni è finita nelle liste nere americane e occidentali come parte della flotta ombra del ministero della Difesa russo, gestita attraverso Oboronlogistika e la sua controllata SK-Yug. Soprannominata da più parti “corriere della morte” o “nave fantasma”, ha una storia documentata di rotte sospette tra Novorossiysk, nel Mar Nero, e la base navale russa di Tartus, in Siria. In quel porto siriano, controllato da Mosca, ha scaricato e caricato per anni carichi pesanti: carri armati T-90, missili per sistemi S-300, artiglieria campale. Viaggi ripetuti, spesso con i portelloni delle stive aperti durante le operazioni di carico, sorvegliati da mezzi militari, e un pescaggio che tradiva pesi importanti. Nel 2023 ne ha fatti almeno sei, solo tra Russia e Siria. E quando Ankara ha stretto le maglie del trattato di Montreux dopo l’invasione dell’Ucraina, navi come la Sparta IV hanno continuato a transitare, eludendo in parte il divieto sui militari.
Ora è qui, nel Mediterraneo centrale, scortata – o almeno in formazione con – il cacciatorpediniere Severomorsk e la petroliera Kama. La flottiglia era stata avvistata già a metà gennaio al largo del Portogallo, poi nel Canale di Sicilia. Dichiarazione ufficiale: destinazione Port Said, Egitto. Ma la storia insegna che quando la Sparta IV indica l’Egitto, spesso vira verso Tartus. Stavolta però il cambio di rotta è stato netto: dal 3 febbraio ha abbandonato la direzione ovest, ha puntato a nord e si è fermata in questo strano zigzag al largo della Sardegna. Itamilradar, il sito di riferimento per il monitoraggio navale, lo definisce “non tipico del traffico commerciale”: un comportamento intenzionale, non dettato dal maltempo – il mare è calmo – né da un guasto evidente.
La Marina Militare italiana segue la scena da vicino. La fregata Virginio Fasan l’aveva già monitorata nei giorni scorsi. Ora aerei e unità della Nato, insieme alla Guardia di Finanza, tengono d’occhio ogni spostamento. In acque internazionali, certo, ma a ridosso di una delle zone più sensibili del Mediterraneo: la Sardegna ospita basi strategiche, poligoni di addestramento, infrastrutture critiche. E in un contesto geopolitico infuocato – guerra in Ucraina, tensioni in Medio Oriente, Siria instabile dopo recenti sviluppi – ogni nave russa che si comporta in modo “anomalo” riaccende i riflettori.
Sui social e nei forum specializzati l’atmosfera è elettrica. C’è chi parla di possibile rendez-vous con un altro mercantile, come già accaduto in passato vicino alla Sicilia con la Aurelia. Altri ipotizzano un test di reazione occidentale, o un tentativo di riposizionamento logistico in un Mediterraneo sempre più conteso. Qualcuno ricorda l’affondamento misterioso dell’Ursa Major, gemella della flotta ombra, al largo della Spagna nel 2024. E non mancano le teorie su carichi sensibili: munizioni, componenti per droni, tecnologia da trasferire in fretta.
La Sparta IV nave russa non parla. Il suo AIS è acceso, ma il silenzio radio è totale. Mosca non commenta, come sempre in questi casi. Roma e Bruxelles osservano, misurano, calcolano. In un mare che non è mai stato così militarizzato dal dopoguerra, una nave che fa su e giù senza motivo apparente diventa un enigma che nessuno vuole sottovalutare. Perché dietro quel pendolo meccanico potrebbe esserci molto di più di un semplice cambio di programma commerciale. Il Mediterraneo, ancora una volta, è teatro di ombre che si muovono piano, ma non passano inosservate.
