Issiaka Kamate, il debutto da sogno con assist: Inter, la Primavera brucia e Kamate-Cocchi accendono il futuro nerazzurro

È stata una notte da brividi per il vivaio dell’Inter, quella del 4 febbraio 2026 all’U-Power Stadium di Monza. In Coppa Italia, contro il Torino, Issiaka Kamate ha esordito dal primo minuto con la maglia della prima squadra, regalando un assist perfetto per il gol di testa di Ange-Yoan Bonny che ha sbloccato la partita. Pochi minuti dopo, Matteo Cocchi – fresco di 19 anni festeggiati domenica – ha completato il quadro con un’altra prestazione da titolare in un match che l’Inter ha vinto 2-1, blindando il passaggio ai quarti. Due talenti diversi per età, ruolo e percorso, ma accomunati dalla stessa fame: quella di dimostrare che il settore giovanile nerazzurro non è solo serbatoio, ma fucina di soluzioni immediate.
Issiaka Kamate, francese di origini ivoriane classe 2004, 186 cm di fisicità e piede sinistro educato, è arrivato all’Inter nel 2020 dopo gli esordi nel vivaio del Paris FC. Prestito al Modena nel 2025 per fare esperienza in Serie B, poi ritorno a casa con la Primavera e soprattutto l’Inter U23 in Serie C, dove in questa stagione ha già messo a referto 5 gol e 3 assist in 26 presenze. Cristian Chivu, tecnico della prima squadra in questa uscita di coppa, lo ha schierato a destra come ala, ruolo non suo naturale (è centrocampista centrale), ma Kamate ha risposto presente: cross calibrato con il destro debole, visione, coraggio nel saltare l’uomo. Dopo il match ha parlato a Inter TV: “Chivu mi ha detto di provare a battere l’uomo, e l’abbiamo fatto tutti. Abbiamo meritato”. Parole da chi sa che ogni minuto in prima squadra può valere una carriera.
Accanto a lui, Matteo Cocchi, imolese del 2007, terzino sinistro con verve da ala, ex Bologna passato all’Inter nel 2021. Contratto prolungato fino al 2030, già visto in Champions la scorsa stagione e ora sempre più spesso in orbita prima squadra. Titolare contro il Toro, ha corso sulla fascia con qualità e personalità, confermando quanto Inzaghi e lo staff amino i ragazzi capaci di dare ampiezza e cross. La sua presenza in campo ha creato un parallelo inevitabile con Kamate: due esordienti da titolare nella stessa partita, due profili che rappresentano la profondità del vivaio nerazzurro in un momento in cui le fasce sono sotto esame.
Perché ora Issiaka Kamate, Kamate Inter, Matteo Cocchi, Cocchi Inter, Cocchi sono esplosi nelle ricerche? Perché la Coppa Italia ha offerto la vetrina perfetta: debutto pieno per entrambi, assist decisivo di Kamate, qualificazione ai quarti e – ciliegina – la vittoria in UEFA Youth League che proietta la Primavera agli ottavi. Sui social l’entusiasmo è palpabile: reel con il cross di Kamate ripetuto all’infinito, commenti che lo incoronano “erede di Dumfries” per fisicità e spinta, mentre Cocchi viene lodato per la maturità a soli 19 anni. C’è chi già sogna rotazioni con loro in rosa da qui a fine stagione, chi invece sussurra che la concorrenza interna sia feroce: Bastoni a sinistra, Darmian e Dumfries a destra, ma anche i vari Bisseck, Augusto e i nuovi arrivi spingono per minuti. In un Inter che lotta su tre fronti, i giovani devono guadagnarseli sul campo.
Il messaggio di Chivu post-partita è stato chiaro: “È bello vincere e aiutare la squadra”. Kamate e Cocchi lo hanno fatto, mettendo in luce qualità diverse ma complementari. Kamate porta fisicità, dribbling e inserimenti; Cocchi elasticità, cross e intelligenza tattica. Insieme simboleggiano il progetto Inter: valorizzare il vivaio per non spendere follie sul mercato, ma anche per creare competizione interna che alza il livello. Sui forum nerazzurri si discute già di chi abbia più chance di restare stabilmente: Kamate con il suo contratto fino al 2029 e opzione, o Cocchi con la fiducia crescente di Inzaghi?
Intanto l’Inter sorride: due talenti lanciati, una vittoria in coppa, il cammino europeo dei ragazzi che prosegue. Kamate Inter non è più solo un nome nelle liste Primavera o U23: è un assist che ha fatto tremare San Siro. E Cocchi, il ragazzo di Imola, dimostra che l’età non conta quando c’è fame. Il futuro nerazzurro ha nomi e cognomi, e sta bussando forte alla porta della prima squadra.
