Matteo Bassetti acqua frizzante: «Aiuta a dimagrire e metabolizzare il glucosio», il web si divide tra chi brinda e chi storce il naso

Pochi argomenti riescono a dividere gli italiani come una semplice bottiglia di acqua frizzante sul tavolo. E quando a entrare in campo è Matteo Bassetti, il professore che ormai da anni parla diretto alla pancia del Paese, il dibattito si accende in poche ore. In questi giorni di febbraio 2026, dopo che l’infettivologo ha commentato uno studio giapponese su BMJ Nutrition, Prevention & Health, il web è esploso: da una parte chi ha tirato un sospiro di sollievo («finalmente qualcuno dice che le bollicine non sono il nemico»), dall’altra chi ha alzato gli occhi al cielo («ancora un esperto che ci racconta favole per dimagrire»).
Bassetti non ha promesso miracoli. Anzi, ha ripetuto più volte la frase chiave: «Non stiamo parlando di una bacchetta magica». Ma ha elencato con chiarezza sette buoni motivi per preferire l’acqua gassata a quella liscia, partendo proprio da un possibile aiuto nella gestione del peso e nel metabolismo del glucosio. Le bollicine, spiega, distendono lo stomaco creando un senso di sazietà più rapido: bevi un bicchiere prima di pranzo e potresti finire il pasto con meno fame, mangiando di meno senza quasi accorgertene. Non per tutti, certo, ma per molti sì. Poi c’è l’effetto sul glucosio: la CO2 potrebbe rendere il corpo un po’ più efficiente nel gestire gli zuccheri, evitando picchi che spingono verso la fame nervosa. Aggiungete che l’acqua frizzante idrata altrettanto bene (anzi, a volte fa bere di più perché è più piacevole), aiuta la digestione, contiene minerali come magnesio e calcio, non ha calorie, non rovina i denti e spinge a mollare le bibite zuccherate. Per Bassetti è un piccolo alleato in uno stile di vita sano, non la soluzione definitiva.
Il punto è che in Italia l’acqua frizzante è un simbolo: per alcuni è sinonimo di leggerezza, aperitivo, estate al bar; per altri è gonfiore, reflusso, “roba che fa male allo stomaco”. E quando un medico famoso come Bassetti entra nel discorso, il filtro emotivo si attiva subito. Sui social e nei gruppi di fitness la reazione è stata immediata: reel con bottiglie che brindano, storie di chi ha perso chili proprio grazie alle bollicine, commenti entusiasti di chi si sente finalmente legittimato. «Grazie prof, da oggi solo gassata!», «Finalmente qualcuno smonta il mito del gonfiore». Ma non mancano le frecciate: «Sempre a cercare scorciatoie per dimagrire», «Le bollicine irritano l’intestino, altro che sazietà», «Meglio l’acqua del rubinetto e basta chiacchiere». C’è chi accusa Bassetti di cavalcare l’onda del momento, chi invece apprezza il tono equilibrato: non demonizza, non esalta, spiega.
Il dibattito tocca corde profonde. In un Paese dove la dieta è religione laica e il peso corporeo ossessione collettiva, ogni consiglio scientifico diventa pretesto per sfogare frustrazioni accumulate. L’acqua frizzante non è solo una bevanda: è il simbolo di una battaglia quotidiana contro i chili in più, contro la pigrizia, contro il senso di colpa dopo il pranzo della domenica. Bassetti lo sa e parla proprio a quel pubblico: non promette chili persi in una settimana, ma invita a un cambio piccolo, sostenibile, economico. Usa il gasatore in casa? Risparmi plastica e soldi. Preferisci le bollicine? Bevi di più e magari eviti la Coca. È un messaggio pragmatico, quasi casalingo, che stride con l’immagine da “guru della salute” che a volte gli viene appiccicata addosso.
Eppure proprio questo stile diretto, senza filtri, scatena le reazioni più accese. C’è chi lo ama perché “parla come uno di noi”, chi lo critica perché “si espone troppo su temi che non sono il suo campo”. L’infettivologo diventato opinionista a tutto tondo finisce spesso al centro di polemiche proprio per questo: tocca argomenti di vita quotidiana – dal cibo al sonno, dalle vacanze al sesso – e il pubblico si sente autorizzato a giudicare. Con l’acqua frizzante è successo di nuovo: un commento scientifico misurato si è trasformato in una guerra di like, meme e storie Instagram. Chi ha il reflusso gastroesofageo o il colon irritabile alza la mano e dice «per me è controproducente», chi invece la tollera benissimo la sventola come bandiera della linea. Il web si divide, come sempre.
Nel mezzo resta la scienza: lo studio giapponese è interessante ma preliminare, gli effetti sono modesti, i benefici reali ma non rivoluzionari. Bassetti lo ripete: «Piccolo supporto, non rivoluzione». Eppure per molti italiani è bastato questo per sentirsi meno in colpa nel chiedere «frizzante naturale» al bar. In un febbraio in cui si parla già di costumi estivi e rimpianti natalizi, l’idea che una bottiglia con le bollicine possa essere amica invece che nemica arriva come un piccolo conforto. Ma durerà? O tra qualche mese torneremo a demonizzarla come sempre?
Alla fine la domanda resta lì, sospesa tra un bicchiere e l’altro: l’acqua frizzante Matteo Bassetti la promuove davvero come alleata della salute, o è solo l’ennesimo capitolo di una saga infinita tra esperti e pancia degli italiani?
