Meningite tubercolare, bimba di 2 anni in lotta al Sant’Orsola: la forma rara che spaventa e i dubbi su come il batterio sia arrivato in Romagna

Una bimba di due anni e mezzo combatte tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione Pediatrica del Sant’Orsola di Bologna. La piccola, residente a Santa Sofia in provincia di Forlì-Cesena, è stata colpita da meningite tubercolare, una complicazione gravissima della tubercolosi che raggiunge le meningi e infiamma le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Il quadro clinico è severo fin dal ricovero, avvenuto nei primi giorni di febbraio 2026: febbre alta, letargia, rigidità nucale, forse convulsioni. I medici stanno somministrando la terapia antitubercolare multipla ad alte dosi, ma la prognosi resta riservata. La notizia ha scosso l’intera Romagna e ha riacceso l’allarme su una malattia che in Italia resta rara ma non scomparsa.
La meningite tubercolare non è la meningite batterica fulminante che tutti temono nei bambini (quella da meningococco o pneumococco). È una forma extra-polmonare della tubercolosi, causata dal Mycobacterium tuberculosis che, partendo da un focolaio polmonare spesso silente, dissemina nel sistema nervoso centrale. Nei bambini piccoli il rischio è altissimo: il sistema immunitario immaturo facilita la progressione rapida, e il ritardo diagnostico può essere fatale. I sintomi iniziali sono subdoli – malessere generale, febbre persistente bassa, irritabilità, vomito – e spesso vengono scambiati per banali infezioni virali o otiti. Quando arrivano i segni neurologici è già tardi: idrocefalo, edema cerebrale, deficit permanenti o decesso.
Il caso di Santa Sofia ha scatenato subito la macchina della prevenzione. Comune e Ausl Romagna hanno attivato il protocollo: screening con test tubercolinico (Mantoux) e visita clinica per compagni di asilo nido, maestre, familiari stretti. Profilassi antibiotica preventiva (isoniazide per 6-9 mesi) per i contatti a rischio. Al momento nessun altro caso attivo è emerso, ma la comunità resta in apprensione. La sindaca Ilaria Marianini ha espresso vicinanza ai genitori e ha rassicurato: “Tutte le misure sono state prese, ora aspettiamo notizie positive da Bologna”. Eppure, nei gruppi WhatsApp dei genitori e sui social locali, l’atmosfera è tesa: “Come è possibile in un paesino piccolo?”, “Da dove arriva il contagio?”, “E se fosse latente in qualcuno dell’asilo?”.
L’Italia è un Paese a bassa incidenza di tubercolosi (circa 4.000 nuovi casi l’anno, in calo del 2% medio annuo), ma la meningite tubercolare resta una complicanza temuta proprio perché colpisce i più fragili: bambini sotto i 5 anni, immigrati da aree endemiche, persone immunodepresse. Il batterio si trasmette per via aerea, con goccioline di saliva da un malato attivo, ma il contagio richiede esposizione prolungata in ambienti chiusi. In un asilo nido il rischio teorico esiste, anche se raro. E qui entra il nodo che fa discutere: la tubercolosi non è sparita, si è solo nascosta meglio. Spesso il contagio parte da un adulto con forma polmonare paucisintomatica o non diagnosticata. In Romagna, dove l’immigrazione da Paesi ad alta prevalenza è significativa, alcuni esperti sussurrano che la sorveglianza potrebbe non essere capillare quanto dovrebbe.
Sui social la paura si mescola a rabbia e confusione. Commenti come “Povera piccola, ma perché non si fa più screening obbligatori?”, “La tubercolosi è roba del passato, invece torna a colpire i bambini” si alternano a messaggi di solidarietà. C’è chi ricorda casi precedenti in zona (qualche segnalazione isolata negli ultimi mesi a Santa Sofia) e chi accusa: “Se i controlli fossero più stringenti forse si evitava”. La comunicazione istituzionale, corretta ma prudente, lascia spazio a dubbi: quanto è davvero efficace la profilassi in un contesto del genere? E perché una malattia “da Ottocento” continua a fare vittime innocenti nel 2026?
Mentre la bimba lotta in terapia intensiva, con i genitori al capezzale e la comunità che prega per lei, resta una domanda pesante: in un Paese che si considera a basso rischio, quante altre forme silenti di tubercolosi circolano davvero nelle scuole, nei nidi, nelle case? La meningite tubercolare non perdona ritardi. E questa volta ha scelto una piccolissima vittima in un paesino di collina. L’attesa di un bollettino positivo dal Sant’Orsola è diventata attesa collettiva. Ma il batterio, invisibile e paziente, non aspetta.
