Flavio Cobolli ko con Luca Nardi a Montpellier: il derby che brucia e l’inizio di stagione da incubo

Montpellier, 6 febbraio 2026 – È durato poco più di un’ora il sogno di Flavio Cobolli all’ATP Montpellier. Il romano, numero 20 del mondo e seconda testa di serie con wild card, è crollato sotto i colpi precisi e spietati di Luca Nardi: 6-2 6-3 in 74 minuti netti, un ko netto che sa di umiliazione in un derby tutto italiano. Nardi, 106 del ranking, ha giocato da padrone: 17 vincenti, sette ace, zero break subiti. Cobolli? Solo nove vincenti, 27 errori non forzati, un servizio che non ha mai ingranato e un atteggiamento che, a tratti, sembrava spento. Come se il campo indoor dell’Arena Montpellier fosse diventato improvvisamente nemico.
Il match era atteso come uno scontro tra amici-rivali: Cobolli e Nardi si conoscono da quando erano ragazzini, dai tornei under nazionali. Luca ha vinto tre dei quattro precedenti, e ieri ha allungato a 4-1. Ma non era solo tennis: era un test cruciale per Cobolli, che dopo l’eliminazione al primo turno degli Australian Open (da Arthur Fery, con mal di stomaco) e un 2026 partito con un solo successo (contro Wawrinka in United Cup) aveva bisogno di punti, certezze, una scossa. Invece ha incassato la terza sconfitta in quattro match ufficiali quest’anno. E il modo in cui è arrivata fa male: mai davvero in partita, lento negli spostamenti, frettoloso nelle scelte, quasi rassegnato quando Nardi ha accelerato nel settimo game del secondo set per il break decisivo.
Sui social la reazione è stata immediata e spietata. I fan di Cobolli parlano di “blackout mentale”, di “stagione maledetta”, qualcuno ironizza sul nuovo taglio alla Alcaraz che ha sfoggiato in Francia: “Capelli da campione, tennis da Challenger”. Altri difendono: “È giovane, ha fatto un 2025 da urlo, passerà”. Ma il tam tam è chiaro: Cobolli sta pagando il prezzo di un’ascesa rapidissima nel 2025 (due titoli ATP, quarti a Wimbledon contro Djokovic) senza il tempo di metabolizzare la pressione da top 20. E Nardi? Il pesarese, spesso etichettato come “promessa mancata”, si è ripreso con una prestazione da veterano: solido al servizio, aggressivo in risposta, chirurgico nel dritto. “Ho giocato benissimo”, ha detto a fine match, sorridendo. E ora ai quarti contro Martin Damm: la top 100 è a un passo.
Il derby ha un retrogusto amaro. Amicizia vera, ma rivalità feroce. Cobolli era il favorito sulla carta, con il bye al primo turno e l’indoor che in teoria gli calza a pennello. Invece ha rivisto l’incubo Nardi: Luca lo aveva già battuto a Roma 2025, e ieri ha ripetuto lo schema. Dentro al circuito si sussurra: Flavio ha bisogno di una pausa mentale? O è solo un momento no dopo un exploit che lo ha portato troppo in alto troppo in fretta? Il coach Francesco Aldi e il team lo sanno: serve continuità, non exploit sporadici. Ma in un tennis italiano che ha perso Sinner e Berrettini per infortuni, ogni passo falso di Cobolli pesa doppio.
Luca Nardi esce da eroe: terza vittoria in carriera contro un top 20 (dopo Djokovic a Indian Wells 2024 e Mensik a Cincinnati 2025). Per lui è il secondo quarto ATP dopo Dubai 2025: segnali di rinascita dopo anni di alti e bassi. Per Cobolli invece è un campanello d’allarme. Il 2026 doveva essere l’anno della consacrazione, con punti da difendere e ambizioni da top 15. Invece parte con un ko che brucia, in un torneo che poteva essere il trampolino perfetto. Montpellier, indoor hard, seconda testa di serie: tutto sembrava favorevole. E invece no.
Ora la domanda è una sola: Cobolli riuscirà a reagire prima che il ranking scivoli? O questo derby perso contro l’amico-rivale Nardi diventerà il simbolo di un inizio stagione da dimenticare? Il tennis non perdona. E Flavio lo sa meglio di chiunque altro.