Angela Azzaro giornalista morta a 59 anni: la voce libera che ha fatto tremare i talk show

Roma, 9 febbraio 2026 – Il mondo del giornalismo italiano si è fermato ieri sera con la notizia più dolorosa: Angela Azzaro giornalista se n’è andata a soli 59 anni, lasciando un vuoto che si sente già nelle redazioni, nei salotti tv e tra chi la seguiva da anni sui social. La sua scomparsa, annunciata in silenzio ma con un’onda di cordoglio immediato, ha scatenato un fiume di messaggi, ricordi e lacrime virtuali. Perché Angela non era solo una firma: era una presenza costante, tagliente, appassionata, che non si risparmiava mai quando si trattava di diritti, politica o giustizia.
Nata a Nuoro nel 1966, laureata in Lettere Moderne a Milano e specializzata in Criminologia alla Sapienza con una tesi sul processo mediatico che già preannunciava il suo stile – critico, garantista, allergico alle gogne –, Angela Azzaro ha costruito una carriera che ha attraversato le grandi testate di sinistra e indipendenti. Caporedattrice di Liberazione, dove curava con passione l’inserto culturale Queer, vicedirettrice de Il Dubbio fino al 2019, poi del Riformista fino all’aprile 2023, e infine firma di rilievo su Huffington Post. Ha scritto “Nuove tecniche di rivolta” per Fandango, un libro che anticipava il populismo grillino, e ha contribuito a tanti volumi collettivi sui diritti delle donne. Ma era nei talk show di La7 – da “L’aria che tira” a “Tagadà” – che diventava icona: voce ferma, battute affilate, difesa strenua del garantismo e dei diritti civili.
La giornalista Angela Azzaro si definiva “buonista, no borders”, femminista libertaria, antirazzista, antigiustizialista. Parole che usava come armi contro ogni forma di conformismo. Ricordiamo tutti i suoi scontri memorabili: con Maurizio Gasparri fuori onda, con Laura Ravetto in studio, con Luigi Crespi quando lo ha zittito con classe (“Non sono una signora ma una dottoressa vera”). Non era mai banale, mai accomodante. Sapeva tradurre la complessità del pensiero femminista in parole dirette, senza paura di dividere. E proprio per questo divideva: amata da chi la vedeva come un faro di libertà, criticata da chi la trovava troppo “buonista” o troppo dura con il potere.
La sua morte improvvisa ha scatenato un’ondata emotiva che va oltre il cordoglio formale. Elly Schlein: “Voce unica, libera, sempre”. Giorgia Meloni e il mondo politico di destra e sinistra hanno espresso dolore. Sui social, migliaia di post: “Era un Davide contro i Golia”, “Ci mancherà la sua coerenza”, “Una giornalista che non abbassava mai la testa”. Il mondo del giornalismo piange una collega che ha lottato contro le ingiustizie, che ha difeso i deboli, che ha messo in discussione il pensiero dominante senza mai cedere al populismo.
Angela Azzaro giornalista ci lascia troppo presto, a 59 anni, in un momento in cui il dibattito pubblico italiano ha bisogno più che mai di voci come la sua: libere, rigorose, umane. Il suo sguardo ostinato sulla realtà, come lo definiva chi la conosceva, resterà a illuminare chi continuerà a combattere per i diritti, per il garantismo, per una politica più giusta. Roma, il quartiere San Lorenzo che amava, la Sardegna da cui veniva: tutto sembra più silenzioso oggi. Ma la sua eredità è viva, tagliente, indimenticabile.
