Prezzo unico nazionale alle stelle: +15% a febbraio 2026, bollette pronte a esplodere e famiglie in trappola

Roma, 9 febbraio 2026 – Il prezzo unico nazionale torna a mordere: febbraio 2026 segna un balzo del 15% rispetto a dicembre, con il PUN Index GME che schizza a 0,1327 €/kWh e valori giornalieri che oscillano tra cali illusori e picchi che sfiorano i 140 €/MWh. Le bollette della luce stanno per arrivare con un pugno nello stomaco, mentre i consumatori italiani – già stremati da anni di rincari – si chiedono se il tanto sbandierato “ritorno alla normalità” sia solo una favola raccontata per calmare gli animi. E intanto sui social esplode la rabbia: “Pagheremo sempre di più per lo stesso kilowattora?”.
Il PUN, quel fantomatico prezzo unico nazionale che dal 2025 si è trasformato in PUN Index GME – media ponderata zonale e oraria, non più un vero “unico” per tutto il Paese – è l’indice che decide quanto paghiamo davvero per l’energia all’ingrosso. Aggiornato dal Gestore dei Mercati Energetici, riflette domanda, offerta, rinnovabili intermittenti e, soprattutto, le divisioni geografiche che penalizzano il Sud e le zone con meno infrastrutture. A gennaio 2026 era già sopra 0,13 €/kWh, con fasce F1 che toccavano 0,151 €/kWh; a febbraio il trend è ripartito in salita, con un +14,9% su base mensile e variazioni giornaliere che fanno impazzire chi ha contratti indicizzati. Ieri 7 febbraio? 0,112 €/kWh in calo del 10,8%, oggi rimbalzo. Domani chissà. È il caos controllato di un mercato che dovrebbe essere liberalizzato ma resta prigioniero di speculazioni, transizione green zoppicante e geopolitica energetica.
Perché proprio ora il prezzo unico nazionale è tornato a far tremare le famiglie? Perché dopo i picchi folli del 2022 (oltre 0,30 €/kWh medi), il 2025 sembrava aver portato una tregua: valori sotto 0,12 €/kWh in molti mesi. Invece l’inverno 2026 ha ribaltato tutto. Freddo persistente, domanda alta, gas che fa da traino (PSV in calo ma ancora caro) e rinnovabili che non bastano a coprire i buchi. Le offerte a prezzo bloccato sembrano l’unico rifugio, ma chi le ha sottoscritte a 0,088 €/kWh un anno fa ride; chi è rimasto indicizzato piange. E il governo? Silenzio assordante o proclami vaghi su “tutela” che non tutelano più nessuno dal luglio 2024, quando il mercato tutelato è finito per la luce (e quasi per il gas).
La rabbia sui social è palpabile: gruppi Facebook e thread su X pieni di screenshot di bollette, meme con la faccia di Arera e accuse pesanti. “Il PUN zonale è una fregatura per il Mezzogiorno”, scrivono in tanti, ricordando come Sicilia e Calabria paghino di più per colli di bottiglia nelle reti. Altri puntano il dito contro i grandi player: “Comprano basso all’estero, vendono alto qui”. C’è chi sospetta che la transizione alle rinnovabili sia usata come scusa per tenere alti i margini, mentre le famiglie medie vedono +20-30 euro al mese solo sulla componente energia. E i politici? Quelli di opposizione gridano allo scandalo, quelli al governo parlano di “trend internazionale” e “investimenti necessari”. Ma nessuno spiega perché l’Italia paghi ancora l’elettricità più cara di Germania e Francia in certi momenti, nonostante il mix con idroelettrico e solare.
Il dramma psicologico è sotto gli occhi di tutti: l’ansia da bolletta è tornata endemica. Le famiglie rimandano spese, spegnono luci, rinunciano al riscaldamento. Le piccole imprese calcolano se chiudere o aumentare i prezzi. E il prezzo unico nazionale, che doveva garantire equità e trasparenza, si rivela sempre più un meccanismo che premia chi ha potere contrattuale e penalizza il cittadino comune. Dal 1° gennaio 2025 il cambio in PUN Index GME con granularità 15 minuti doveva portare “aderenza ai costi reali”: in realtà ha solo aumentato la volatilità, trasformando ogni mese in una scommessa.
Ora la domanda vera è una sola: quanto durerà questa fiammata? Se marzo segue il trend, addio tregua. Molti esperti consigliano di correre a bloccare il prezzo ora, prima che salga ancora. Ma per chi non può permettersi contratti fissi lunghi, resta solo la rabbia e la paura di un inverno che non finisce mai. Il prezzo unico nazionale non è più solo un numero tecnico: è diventato il simbolo di un sistema energetico che promette tanto e consegna poco, lasciando milioni di italiani a chiedersi se la luce in fondo al tunnel non sia solo un’altra bolletta da pagare.
