Morto Antonino Zichichi: addio al fisico che sfidò superstizioni e aprì il dialogo tra scienza e fede

zichichi

Trapani, 10 febbraio 2026 – Si è spento nel sonno questa mattina, all’età di 96 anni, Antonino Zichichi. Il fisico siciliano, nato a Trapani il 15 ottobre 1929 da un’antica famiglia ericina, lascia un vuoto enorme nel mondo della scienza italiana e non solo. Una vita intera dedicata alle particelle elementari, alla divulgazione appassionata e a battaglie culturali che lo hanno reso una figura divisiva, amata da milioni di italiani ma criticata da altrettanti per le sue posizioni controcorrente su clima, evoluzione e superstizioni.

La notizia ha fatto il giro dei social e delle redazioni in poche ore: “È morto Antonino Zichichi”, “Zichichi è morto”, “morto Antonino Zichichi” – le ricerche impazzano perché per generazioni di italiani quel nome significava televisione, libri, conferenze, un nonno severo ma carismatico che entrava nelle case spiegando l’universo con la stessa passione con cui un prete spiega il Vangelo. E proprio lì stava il cuore del suo messaggio: scienza e fede non si escludono, anzi si completano. “Non siamo figli del caos”, ripeteva spesso, convinto che le leggi della natura avessero un Autore. Parole che lo hanno portato a dialogare con tre Papi, a fondare il Centro Ettore Majorana a Erice – diventato un punto di riferimento mondiale per la fisica – e a battersi per i Laboratori del Gran Sasso, di cui fu tra i principali ideatori.

Antonino Zichichi non era solo un grande ricercatore: ha scoperto l’antideutone al CERN, ha misurato con precisione il momento magnetico anomalo del muone, ha contribuito a capire la struttura del protone. Ma per il grande pubblico era soprattutto il divulgatore che negli anni Settanta e Ottanta riempiva le piazze e le televisioni, quello che definiva l’astrologia “Hiroshima culturale” e combatteva le superstizioni con la stessa tenacia con cui studiava le interazioni deboli. E proprio su questo terreno si è acceso il dibattito più acceso: da un lato chi lo ricorda come un gigante della fisica italiana, un intellettuale cattolico che ha portato la scienza tra la gente comune; dall’altro chi lo accusa di aver usato la sua autorevolezza per diffondere posizioni antiscientifiche su cambiamento climatico e teoria dell’evoluzione.

Negli ultimi anni il nome di Antonino Zichichi era tornato prepotentemente alla ribalta proprio per queste controversie. Sui social e nei talk show si dividevano: i fan lo difendevano come un libero pensatore che osava sfidare il pensiero unico, i detrattori lo bollavano come climanegazionista o negazionista darwiniano. Eppure, anche chi lo criticava non poteva negare il carisma, la lucidità, la capacità di spiegare concetti complessi con parole semplici. “Grazie professore”, “Rip”, “Un gigante” – i commenti sotto i post che annunciano la sua scomparsa sono un misto di cordoglio sincero e di riflessioni amare su quanto la scienza sia diventata terreno di scontro ideologico.

La sua lunga vita – quasi un secolo – ha attraversato la ricostruzione post-bellica, la Guerra Fredda, la rivoluzione della fisica delle particelle, l’era di internet. Ha visto nascere e morire teorie, ha formato generazioni di scienziati, ha fondato scuole estive a Erice che hanno ospitato Nobel e giovani talenti da tutto il mondo. E ha sempre insistito su un punto: la conoscenza porta responsabilità. Per questo promuoveva la pace, la non proliferazione nucleare, il dialogo tra culture diverse.

Ora che Antonino Zichichi non c’è più, l’Italia si interroga sul suo lascito. È stato un ponte tra razionalità e spiritualità in un’epoca che le vuole separare? O ha usato la sua fama per alimentare dibattiti sterili? Le risposte sono tante quante le persone che lo hanno seguito, amato o contestato. Ma una cosa è certa: con lui se ne va una voce unica, quella di un siciliano testardo che ha dedicato la vita a cercare risposte alle domande più grandi, senza mai smettere di credere che l’universo abbia un senso profondo. La comunità scientifica piange un pioniere, la televisione un divulgatore leggendario, la fede un testimone convinto. E l’Italia, forse, perde un po’ di quella passione civile che solo i grandi maestri sanno trasmettere.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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