Santanchè indagata per nuova ipotesi di bancarotta: l’inchiesta Bioera riaccende la bufera politica

La notizia dell’iscrizione di Daniela Santanchè nel registro degli indagati per una nuova ipotesi di bancarotta, stavolta legata al fallimento di Bioera spa, ha riacceso i riflettori su una delle figure più controverse del governo Meloni. La ministra del Turismo, senatrice di Fratelli d’Italia, torna al centro di un’inchiesta della Procura di Milano che sembra non dare tregua al suo passato imprenditoriale. Il crac di Bioera, società del settore biofood di cui Santanchè è stata presidente fino al 2021, si aggiunge al filone già aperto per il fallimento di Ki Group srl, altra realtà del medesimo gruppo, e getta nuova benzina sul fuoco di un percorso giudiziario che appare sempre più intricato.
La vicenda Bioera emerge con forza in questi giorni di febbraio 2026, quando la Procura – coordinata dai pm Maria Giuseppina Gravina, Luigi Luzi e Guido Schininà – ha formalizzato l’iscrizione dopo l’analisi della relazione del liquidatore giudiziale. La spa era finita in liquidazione giudiziale a dicembre 2024, con un passivo pesante e criticità finanziarie evidenti: debiti accumulati, mancanza di un piano industriale convincente, incapacità di ricapitalizzare come promesso. Santanchè, in qualità di ex presidente (ruolo di vertice ma non operativo, secondo la sua difesa), finisce indagata assieme all’ex compagno Canio Mazzaro e ad altri ex amministratori. L’ipotesi è quella di bancarotta, potenzialmente da reati societari come falso in bilancio o da operazioni dolose, in linea con quanto contestato nel caso gemello di Ki Group.
Non è un fulmine a ciel sereno. Il gruppo imprenditoriale legato a Santanchè – un tempo fiorente nel mondo del biologico e dell’editoria – sembra aver imboccato una china irreversibile negli ultimi anni. Ki Group srl era crollata già nel 2024, con un altro fascicolo aperto a fine 2024 e indagini prorogate. Ora i pm milanesi valutano persino di riunire i procedimenti in un unico maxi-fascicolo, per fare chiarezza su un sistema di società interconnesse finite in default. Nel frattempo, la ministra è già a processo per falso in bilancio nel caso Visibilia (il gruppo editoriale da lei fondato), e pende ancora l’udienza preliminare per truffa aggravata all’Inps sui presunti fondi Covid indebitamente percepiti dalle sue aziende. Un mosaico giudiziario che, pur nel rispetto della presunzione di innocenza, alimenta un clima di tensione permanente intorno alla sua figura.
Politicamente, il timing non potrebbe essere più scomodo per Giorgia Meloni. La premier ha sempre difeso la fedelissima Santanchè con la linea del “solo il rinvio a giudizio conta, non l’iscrizione nel registro indagati”. Ma le opposizioni non perdono l’occasione per attaccare. Elly Schlein invita la presidente del Consiglio a “non fare lo struzzo”, mentre Giuseppe Conte tuona contro chi “al potere è intoccabile”. Dentro Fratelli d’Italia il disagio è palpabile: c’è chi sussurra che la permanenza al ministero del Turismo stia diventando un peso, un elemento di distrazione in un esecutivo che deve gestire dossier delicati come il Pnrr e la tenuta economica post-crisi. Eppure, Daniela Santanchè non arretra di un millimetro. La sua comunicazione è sempre stata spavalda, quasi provocatoria: “Non mi dimetto, vado avanti”, ha ripetuto più volte, trasformando ogni tempesta in una prova di resilienza.
Il mix è esplosivo: una donna di potere con un’immagine glamour e combattiva, abituata a frequentare i salotti che contano, ora invischiata in capitoli fallimentari che riportano alla mente il suo ex compagno Mazzaro e un network di aziende finite male. C’è chi legge in questa sequela di indagini un tentativo di “gogna mediatica” orchestrato dagli avversari, chi invece ci vede la dimostrazione che il passaggio dalla imprenditoria alla politica non sempre avviene senza strascichi. Il Foglio, in passato, ha spesso sottolineato le contraddizioni di una destra che predica rigore ma tollera casi limite; Dagospia, dal canto suo, non ha mai lesinato veleni sul “glamour” della ministra in tempi di vacche magre per le sue ex società.
Intanto, il mondo politico romano ribolle di gossip: si parla di malumori nei corridoi di Palazzo Chigi, di pressioni discrete per un passo indietro che non arriva, di un’alleanza blindata tra Meloni e Santanchè che resiste nonostante tutto. La ministra del Turismo continua a rappresentare l’Italia in fiere e summit internazionali, ma ogni nuovo sviluppo giudiziario rischia di trasformare il suo incarico in un caso politico permanente. Fino a quando? La domanda aleggia nei Palazzi, mentre la Procura di Milano va avanti con il suo lavoro certosino. E Santanchè indagata, ancora una volta, diventa il titolo che nessuno vuole leggere ma che tutti commentano.
