Matteo Berrettini torna e soffre, ma vince: il guerriero è ancora qui, Buenos Aires lo sa!

matteo berrettini

Buenos Aires, campo centrale che ribolle sotto il sole cocente: Matteo Berrettini rientra nel circuito dopo mesi di stop, dopo l’addio forzato all’Australian Open per quell’infortunio addominale che ha lasciato strascichi e dubbi, e lo fa con una vittoria che sa di liberazione. 7-5 7-5 contro Federico Coria, wild card di casa e specialista della terra rossa, in due ore e quattordici minuti di battaglia vera. Non è stata una passeggiata: ha perso un vantaggio 4-1 nel secondo set, ha dovuto resistere al tifo argentino che spingeva il suo avversario, ha dovuto scavare dentro quel serbatoio di resilienza che lo ha sempre contraddistinto. Ma alla fine ha chiuso con il servizio che spacca (78% di punti con la prima) e quel dritto pesante che ricorda i tempi d’oro.

Matteo Berrettini oggi non è più il numero 6 del mondo che terrorizzava Wimbledon: è il 58esimo, l’italiano numero 5, un ranking che brucia per chi sa quanto ha sofferto. L’infortunio obliquo che lo ha tenuto fuori da Melbourne, dopo una preparazione intensa e promesse di grande stagione, ha riaperto vecchie ferite. Nei locker room si mormora: “Matteo è tornato, ma quanto durerà il fisico?”. Lui stesso ha parlato apertamente di salute mentale come priorità assoluta, di come gli ultimi anni lo abbiano cambiato, di come non sappia nemmeno se continuerà a lungo nel tennis. Parole pesanti, che pesano più di un ace a 230 km/h. E proprio qui, nel Buenos Aires ATP, torneo che gioca per la prima volta, arriva la risposta sul campo: non è finita.

Il match contro Coria è stato un test durissimo. Il pubblico di casa ha provato a spingere il suo idolo, Coria ha giocato pulito e aggressivo sulla terra, ma Berrettini ha tenuto i nervi saldi. Ha sbagliato poco nei momenti chiave, ha trovato soluzioni anche quando il dritto non entrava perfetto, ha mostrato quel tocco delicato che ha fatto impazzire i social (quel drop shot da urlo è già virale). È il Berrettini che non molla, che combatte contro se stesso prima che contro l’avversario. E in un momento in cui l’Italia del tennis guarda con apprensione a Sinner numero 1 e agli altri giovani, lui rappresenta ancora il veterano con il pedigree da Slam.

C’è poi il capitolo Francesco Passaro, l’altro azzurro in tabellone: eliminato al primo turno da Ignacio Buse in tre set tirati. Passaro, che in passato ha condiviso sessioni di allenamento con Berrettini (da Alicante a qualche raduno), incarna la nuova generazione che preme. Ma mentre Passaro fatica a trovare continuità, Matteo dimostra che l’esperienza conta ancora. Sui social i tifosi si dividono: c’è chi vede in Berrettini il simbolo di una tenacia romantica (“il guerriero che non muore mai”), chi invece teme che sia l’ennesimo rientro illusorio (“troppo fragile, meglio puntare sui giovani”). La verità sta nel mezzo: il corpo ha tradito troppe volte, ma quando è on, pochi reggono il confronto.

La stagione sul rosso sudamericano è appena iniziata, e per berrettini questo successo è ossigeno puro. Prossimo turno più ostico, ma il messaggio è chiaro: non è un ritorno morbido, è un urlo. L’Italia ha bisogno di lui stabile, non solo a sprazzi. Se riuscirà a gestire il fisico e a ritrovare quella fiducia che lo portò in finale a Wimbledon, il 2026 potrebbe riservare sorprese. Altrimenti, il rischio è che resti il “solito” Matteo: lampi di genio, troppi stop. Ma ieri a Buenos Aires ha ricordato a tutti perché lo chiamavano Thor: il martello c’è ancora, e batte forte.

E ora? Il circuito lo guarda con curiosità mista a rispetto. Lui sorride sornione dopo il match point, ma negli occhi c’è quella fame mista a paura. Quanto durerà questa volta? L’Argentina lo ha accolto da eroe, ma il tennis non perdona. Berrettini sa che ogni partita è una prova di sopravvivenza. E per ora, ha superato l’esame. Ma il viaggio è lungo, e il corpo non mente mai.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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