Stellantis smart working: addio definitivo dal 2027, Filosa richiama tutti in ufficio e scatena la rabbia dei sindacati

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Torino, Mirafiori, Cassino, Pomigliano: uffici che per anni hanno visto scrivanie mezze vuote, laptop accesi da casa e Zoom al posto delle riunioni in sala. Ora quel mondo sta finendo. Stellantis smart working non è più un diritto acquisito, ma un capitolo che si chiude con un countdown preciso: 2026 come anno di transizione, 2027 come ritorno totale in presenza. L’annuncio di Antonio Filosa, l’ad che ha preso in mano il timone dopo il disastroso addio di Carlos Tavares, è arrivato diretto durante una plenaria con i dipendenti: “Cari colleghi, è tempo di tornare in ufficio”. Parole che suonano come un rimprovero, in un’azienda che arranca tra perdite miliardarie, vendite in calo e un reset strategico che pesa su tutti.

La mossa non è improvvisa. Già lo scorso anno John Elkann, dal palco americano, aveva lanciato il messaggio: basta desertificazione degli spazi. Tavares, che aveva fatto dello smart working quasi un vanto – fino al 70% di remoto per i colletti bianchi – è storia passata. Con le sue dimissioni alla fine 2024, è crollato anche il modello che aveva reso Stellantis un paradiso per chi voleva conciliare vita e lavoro. Prima negli USA, poi in Europa: il rientro graduale è partito con tre giorni obbligatori in ufficio, ridotto a due nel 2026 per i 10mila italiani che ancora godono di flessibilità su 30mila totali. Dal 2027, niente più deroghe facili: tutti dentro, cinque giorni su cinque, per “allineamento, teamwork e contatto diretto con i veicoli e le tecnologie”. Così recitano le linee guida interne, ma dietro c’è molto di più.

Nei corridoi di Mirafiori e negli stabilimenti del Sud, la reazione è un misto di stanchezza e rabbia. I sindacati non ci stanno: la Fiom parla di “decisione sbagliata che penalizza i lavoratori”, la Fim di gradualità rispettata ma con riserva. “Non c’è stato confronto vero”, lamentano le Rsu. E sui gruppi LinkedIn e Reddit italiani il malcontento esplode: “Soft layoff mascherato”, “Chi ha famiglia con pendolarismo lungo come fa?”, “Tavares lo aveva capito, ora si torna al medioevo”. C’è chi vede nella stretta un modo per spingere fuori chi non regge il colpo, in un contesto di crisi profonda: il 2025 chiuso in rosso netto, niente dividendi nel 2026, stabilimenti a rischio e progetti come la gigafactory accantonati. Il rientro forzato diventa allora l’ennesimo colpo: meno flessibilità in un momento in cui l’azienda chiede sacrifici ovunque.

Psicologicamente è un duro colpo. Molti ingegneri, designer, addetti alle funzioni corporate hanno costruito la routine intorno allo smart working: figli a scuola senza stress mattutino, pendolarismo dimezzato, produttività che – dicono i numeri interni di Tavares – non era calata. Ora Filosa ribalta la narrazione: il lavoro da remoto ha creato distanza, meno innovazione, meno “spirito di squadra”. Ma è davvero così? O è una scusa per esercitare controllo in un’azienda che ha perso terreno rispetto a concorrenti più agili? In ufficio si controlla meglio chi arriva in ritardo, chi stacca prima, chi magari sta già guardando altrove. E gli spazi? A Torino la Palazzina di Mirafiori è in ristrutturazione, riapertura prevista proprio nel 2027: coincidenze o piano studiato per non lasciare alibi?

La tensione è palpabile anche tra i manager. Chi ha investito in case lontane dai siti produttivi ora deve ripensare tutto. Le famiglie con doppio reddito, i pendolari da fuori regione, i genitori single: per loro il ritorno totale è un macigno. E mentre l’azienda parla di “reset per i clienti”, i dipendenti si chiedono: chi resetta la vita nostra? Il rischio è perdere talenti in un settore già in affanno, dove la guerra per le competenze digitali e green è feroce. Stellantis vuole “contatto diretto con le tecnologie”, ma rischia di allontanare proprio chi le crea.

Il 2026 sarà l’anno cuscinetto: tre giorni in presenza medi, flessibilità oraria mantenuta, ma la direzione è chiara. Il 2027 segnerà la fine di un’era nata con la pandemia e amata da molti. Filosa scommette che la prossimità fisica riporterà coesione e risultati. I sindacati e tanti lavoratori scommettono il contrario: più stress, meno benessere, forse meno produttività. In mezzo, una multinazionale italiana che cerca di salvarsi, ma che sui temi del lavoro rischia di alienare proprio chi la fa girare. La partita è aperta, e il countdown è partito.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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