Aumenti prezzi sigarette, la stangata non finisce: dal 13 febbraio altri 30 centesimi, i fumatori italiani in rivolta

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Roma, 13 febbraio 2026 – Non c’è pace per i fumatori italiani. Proprio mentre il portafoglio già sanguina per bollette, carburanti e rincari quotidiani, ecco l’ennesimo colpo: da oggi, venerdì 13 febbraio, scatta la terza ondata di aumenti sui tabacchi lavorati. Fino a 30 centesimi in più a pacchetto per decine di marche diffuse, da Camel a Winston, passando per Benson & Hedges. Marlboro già a 6,80 euro dopo il ritocco di gennaio, e ora tocca alle altre “bionde” più amate dagli italiani. Un salasso progressivo che il governo Meloni ha incardinato nella Legge di Bilancio 2026, con l’obiettivo dichiarato di scoraggiare il vizio e riempire le casse dello Stato. Ma la domanda che serpeggia nelle tabaccherie, nei bar e sui social è una sola: fino a quando?

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha aggiornato i listini in silenzio, come sempre, ma l’impatto è immediato. Chi entra in tabaccheria per il solito pacchetto si ritrova a sborsare di più senza preavviso, quasi per punizione. Le Winston Red o Silver salgono, le Camel Blue passano a 6,30 euro, le Benson & Hedges seguono a ruota. Non si tratta di aumenti isolati: è il meccanismo delle accise minime che sale da 29,50 euro per mille sigarette (nel 2025) a 32 euro quest’anno, per poi balzare a 35,50 nel 2027 e 38,50 dal 2028. Tradotto in soldoni: un rincaro medio di 15 centesimi quest’anno (ma spalmato in tranche da 30 centesimi su marche diverse), 25 il prossimo, fino a 40 centesimi dal 2028. Nel triennio, il prezzo medio di un pacchetto potrebbe lievitare di circa 1,50 euro rispetto al 2025. Un euro e mezzo che per un fumatore medio (un pacchetto al giorno) significa quasi 550 euro in più all’anno. Roba da far tremare i polsi.

Il governo lo chiama “riequilibrio fiscale” e “tutela della salute pubblica”. Ma dietro la retorica sanitaria si nasconde una realtà più cruda: incassi extra per quasi 900 milioni solo nel 2026, secondo le stime ufficiali, per un totale di 1,47 miliardi nel triennio. Soldi freschi per coprire buchi di bilancio, tagli altrove evitati, promesse elettorali mantenute a spese di una categoria che non ha lobby potenti come quelle del petrolio o dell’energia. I fumatori, si sa, sono un serbatoio elettorale scomodo: si lamentano, imprecano, ma alla fine pagano. O almeno così sembra.

Nelle strade, però, la rabbia monta. “Prima il caro-benzina, ora questo: fumare è diventato un lusso per ricchi”, sbotta un operaio romano davanti a una tabaccheria del centro. “E pensare che dicevano ‘aiutiamo le famiglie’”. Le associazioni dei consumatori come Assoutenti non usano mezzi termini: “È una tassa occulta sui più deboli, perché il vizio colpisce di più chi ha redditi bassi”. I tabaccai, dal canto loro, sono sul piede di guerra: incassano le stesse provvigioni percentuali, ma vendono meno pacchetti. “La gente riduce, cerca alternative o va all’estero”, spiega un esercente milanese. “E noi restiamo con le sigarette invendute sugli scaffali”.

C’è chi parla apertamente di effetto boomerang. Le multinazionali del tabacco spingono da anni sui prodotti “ridotti danno” – tabacco riscaldato, inalatori senza combustione – che godono di accise più basse. Ironia della sorte: mentre le sigarette tradizionali diventano proibitive, le sigarette elettroniche e i dispositivi heated tobacco (tipo Iqos con Terea) subiscono rincari minimi o addirittura riduzioni. È la grande migrazione verso il “nuovo fumo”, sponsorizzata indirettamente dallo Stato. Ma per chi non vuole mollare la sigaretta classica, resta solo l’amarezza: pagare di più per un piacere che lo Stato stesso considera dannoso.

E la politica? Silenzio assordante da parte della maggioranza. Qualche opposizione grida allo scandalo, ma senza troppa convinzione. Del resto, le accise sul tabacco sono una rendita storica, trasversale: governi di destra e sinistra le hanno sempre alzate quando serviva cassa. Eppure stavolta il clima è diverso. Sui gruppi Facebook e nei forum di fumatori si parla di boicottaggi, di “fumo nero” dal contrabbando, di rabbia verso un esecutivo percepito come lontano dai problemi veri della gente. “Prima le accise sul diesel, ora sulle bionde: Meloni vuole farci smettere tutti?”, ironizza amaro un utente su X.

Intanto, il listino ADM è aggiornato al 3 febbraio, e da oggi è realtà. Chi fuma sa che non è finita: 2027 e 2028 sono dietro l’angolo, con rincari ancora più pesanti. La sigaretta, un tempo gesto di libertà quotidiana, rischia di diventare simbolo di una tassazione che punisce chi non riesce (o non vuole) smettere. E mentre lo Stato incassa, l’umore degli italiani fuma sempre di più: di rabbia.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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