State of Play 2026: Kratos torna alle origini, ma divide la community

Il State of Play di febbraio 2026 ha acceso di nuovo la passione, ma anche le polemiche, tra i fan PlayStation. Sony ha buttato sul tavolo oltre un’ora di annunci, gameplay e sorprese che hanno lasciato molti con il fiato sospeso e altri a gridare al “tradimento” o al “meglio di sempre”. È successo ieri, 12 febbraio, in diretta su YouTube e Twitch, e l’Italia – come sempre – ha vissuto il tutto a orari impossibili, con migliaia di appassionati incollati allo schermo fino a notte fonda.
Partiamo dal cuore della questione: Sony ha deciso di puntare forte sul ritorno al passato per guardare al futuro. Il momento clou? La remake della trilogia originale di God of War (quella greca, con Kratos ancora arrabbiato nero con gli dei), annunciata con un cameo emozionante di TC Carson, la voce storica del Dio della Guerra. E non basta: subito dopo, shadow drop di God of War: Sons of Sparta, un side-scroller 2D sviluppato da Sony Santa Monica con Mega Cat Studios, già disponibile su PS5. Roba da far saltare sulla sedia i nostalgici, ma anche da far storcere il naso a chi aspettava un vero God of War 6 in salsa norrena o egiziana. È un messaggio chiaro: “Vi diamo Kratos in tutte le salse, ma non illudetevi sul prossimo blockbuster immediato”. I forum Sony esplodono: c’è chi urla al genio (“Finalmente rispolverano le origini!”), chi accusa Sony di riciclare per riempire il 2026 senza rischiare troppo.
E poi c’è la Metal Gear Solid Master Collection Vol. 2, con MGS4 e Peace Walker finalmente liberati dalle catene di PS3 e PSP. Konami torna a far parlare di sé, dopo anni di silenzio assordante, e i fan hardcore piangono di gioia. Ma non è tutto rose e fiori: 20 minuti dedicati a Konami, con Rev. NOiR (un JRPG inedito) e vari aggiornamenti, hanno fatto storcere il naso a chi voleva più first-party puro. “Troppo third-party, troppo Konami-centrico”, si legge su Reddit e nei gruppi italiani. Eppure è proprio questo mix a rendere il State of Play febbraio 2026 diverso dai soliti show: non solo blockbuster, ma un sacco di sorprese indie e revival che urlano “Sony ascolta ancora i fan vecchi scuola”.
Tra le bombe: Kena: Scars of Kosmora, sequel del dolce ma action-packed Bridge of Spirits, in arrivo nel 2026; Ghost of Yotei Legends con data marzo; un nuovo Castlevania: Belmont’s Curse dai creatori di Dead Cells; il folle John Wick game (canonico, con Keanu Reeves, prequel ai film); Beast of Reincarnation di Game Freak con data agosto; Silent Hill Townfall; Pragmata con nuovo trailer; Marathon e Saros con gameplay che promettono scintille. E dulcis in fundo, Death Stranding 2: On the Beach su PC, un contentino per chi accusava Sony di essere troppo chiusa.
Le reazioni in Italia? Divise come non mai. Su X (ex Twitter) c’è chi lo definisce “il migliore State of Play degli ultimi anni”, con un 10/10 per varietà e coraggio nei revival. Altri, più cinici, parlano di “ennesima presa in giro”: “Remake su remake, third-party a gogò, ma il prossimo vero esclusiva AAA first-party? Boh, forse nel 2028”. La community PlayStation italiana, da sempre appassionata e litigiosa, si spacca: da una parte l’entusiasmo per il ritorno di classici come God of War e Metal Gear, dall’altra la frustrazione per l’assenza di conferme su Wolverine gameplay profondo, Intergalactic o un vero nuovo capitolo next-gen. Molti sentono puzza di strategia corporate: Sony riempie il calendario con remaster e spin-off per tenere alta l’attenzione mentre i grandi studi (Santa Monica, Naughty Dog, Guerrilla) lavorano a testa bassa su progetti che arriveranno… quando arriveranno.
Psicologicamente, è un colpo al cuore per i fan che sognavano un 2026 dominato da novità assolute. Dopo anni di live service che hanno deluso (chi si ricorda Concord?), Sony sembra dire: “Torniamo alle radici, fidatevi”. Ma la fiducia si è incrinata: i leak pre-evento parlavano di follie come DMC6 o Bloodborne remake, e alla fine è arrivato un bagno di realtà misto a nostalgia. È controverso, sì: da un lato emoziona chi ha cresciuto con Kratos in Grecia, dall’altro fa arrabbiare chi vuole il futuro, non il passato rivisitato.
Insomma, questo State of Play febbraio 2026 non è stato solo un evento: è stato un manifesto. Sony gioca sulla corda tesa tra heritage e innovazione, tra fan service e accuse di pigrizia. Ha funzionato? Per molti sì, per altri è l’ennesima prova che PlayStation sta cambiando pelle, forse troppo lentamente. Ora tocca ai giocatori decidere: hype o scetticismo? La community italiana, come sempre, non starà zitta.
