Ben Shelton: l’epica battaglia di Dallas che riaccende il fuoco dopo il ko con Sinner

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È durata due ore e quaranta minuti, una di quelle partite che ti lasciano senza fiato, con scambi assurdi, slice micidiali e un Shelton che alla fine ha tirato fuori l’artiglieria pesante per chiudere 7-6(2), 6-7(4), 6-3 contro Adrian Mannarino. Siamo al Nexo Dallas Open, torneo indoor che profuma di casa per gli americani, e Ben – numero 9 del mondo – si è guadagnato i quarti di finale con una prestazione da urlo, definita da lui stesso “ridiculous tennis”. Ma dietro questo show pirotecnico c’è molto di più: il ragazzo di 23 anni sta provando a scrollarsi di dosso il fantasma di Jannik Sinner, quel tabù che da due anni lo inchioda ai quarti o peggio nei grandi palcoscenici.

Melbourne è ancora fresco nella memoria. Australian Open 2026, quarti di finale, notte di Rod Laver Arena. Sinner lo ha spazzato via in tre set secchi, 6-3 6-4 6-4, la nona sconfitta consecutiva contro l’italiano, tutti set diretti. Scoreline netto, ma chi ha visto la partita sa che Shelton non era lo stesso di un anno fa. Più vario, più aggressivo a rete, slice migliorato per spezzare il ritmo del numero uno del mondo. Lui stesso lo ha ammesso in conferenza: “Il mio livello è cresciuto, mi sento meno limitato. Manca solo quel momento in cui metto tutto insieme e supero l’ostacolo”. Parole da chi ha fame, non da chi si accontenta.

E ora Dallas, campo di casa quasi letterale, con il pubblico che lo spinge come un matto. Contro Mannarino, 37 anni e un tennis da antologia del tocco, Ben ha rischiato grosso. Primo set vinto al tie-break dopo una battaglia, secondo perso sempre al tie-break, terzo dominato con il servizio che ha sparato fuochi d’artificio. Quel 30 colpi rally finale chiuso con un vincente ha fatto impazzire il Ford Center. “Adrian gioca sempre a un livello altissimo contro di me”, ha detto Shelton on-court, con quel ghigno da predatore che ormai è diventato il suo marchio. Ma sotto sotto si sente la tensione: dopo la batosta di Melbourne, ogni vittoria conta doppio. Non è solo un quarto di finale ATP 250, è la prova che il lavoro paga, che il fisico regge, che la testa non molla.

Il contrasto è evidente. Da una parte il Ben che sfida la fidanzata Trinity Rodman a calcio per ridere (video virale di gennaio), dall’altra il tennista che si allena come un ossesso sullo slice per provare a scardinare Sinner. C’è chi dice che tatticamente è ancora il suo tallone d’Achille: troppa potenza, poca pazienza nei momenti chiave. Greg Rusedski lo ha difeso a spada tratta dopo l’AO: “Sta migliorando, ma contro i top player serve variare di più”. E Ben lo sa. Nel suo canale YouTube, “The Long Game”, ha aperto le porte all’off-season: allenamenti duri, famiglia (papà Bryan sempre in panchina), la voglia di sfondare quel soffitto di cristallo che per ora è Jannik e Carlos Alcaraz.

La community italiana lo segue con attenzione mista a rispetto e un pizzico di timore. Su Gazzetta e forum si parla di “prossimo pericolo per Sinner”, ma anche di “eterno incompiuto” se non rompe il ghiaccio contro i big. Lui risponde sul campo: a Dallas ha dimostrato di poter reggere partite maratona, di saper soffrire, di divertire. Prossimo turno contro Kecmanovic, poi chissà. Ma l’impressione è che questo 2026 possa essere l’anno del salto. O almeno del primo vero scossone al dominio Sinner-Alcaraz.

Shelton non è più solo il ragazzo del boomerang forehand e delle esultanze da football. È un 23enne che sente la pressione, che trasforma le sconfitte in benzina, che sa di avere il talento ma deve limare i dettagli. Dallas è solo l’inizio post-Australian Open. E se continua così, quel tabù con Jannik potrebbe iniziare a scricchiolare davvero.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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