Orazio Russo, l’anima eterna del Catania, ci ha lasciato: un addio che lacera il cuore rossazzurro

orazio russo

Il calcio siciliano, e soprattutto quello di Catania, è in lutto. Orazio Russo, la bandiera indiscussa dell’Elefante, l’unico uomo ad aver indossato la maglia rossazzurra in tutte e quattro le categorie professionistiche, non ce l’ha fatta. A 52 anni, dopo una battaglia feroce contro la leucemia che lo teneva aggrappato alla vita grazie ai macchinari in ospedale, se n’è andato lasciando un vuoto che i tifosi del Catania sentiranno per sempre. Non era solo un ex calciatore: era uno di noi, un figlio di Misterbianco cresciuto a Barriera del Bosco, che ha vissuto il Catania come una seconda pelle, prima in campo e poi dietro le quinte.

Nato il 6 ottobre 1973, Orazio ha iniziato a scaldare i cuori rossazzurri già da ragazzo, entrando nelle giovanili del Catania a 18 anni. Il suo debutto? Cinque presenze in Serie C1 nel 1991-92, poi il prestito al Lecce dove ha assaggiato la Serie A – ricordate quando Paolo Maldini lo marcava stretto al suo esordio? – ma il richiamo dell’Etna era troppo forte. È tornato, è andato via, è tornato ancora: quattro periodi diversi con il Catania, dalla C1 alla A, segnando gol pesanti, lottando su ogni pallone con quella grinta da attaccante generoso che i tifosi adoravano. Unico al mondo a farlo con questa maglia, un record che nessuno gli toglierà mai.

Ma la vera leggenda di Orazio non si ferma al campo. Appesi gli scarpini nel 2010 proprio con il Catania – una sola presenza simbolica quell’anno – non se n’è andato. È rimasto: team manager dal 2010 al 2014, responsabile delle scuole calcio, vice allenatore, tecnico delle Berretti e Under 17, fino a diventare dal 2022/23 il responsabile del settore giovanile del Catania Football Club. Ha cresciuto generazioni di ragazzi, ha trasmesso l’amore per questi colori a chi oggi sogna di indossarli. Era il ponte tra il passato glorioso e un futuro incerto, un uomo che non ha mai tradito la fede rossazzurra nemmeno nei momenti più bui della società.

E ora? Il silenzio che segue questa notizia è assordante. I tifosi sui social piangono un fratello, ricordano i gol sotto la pioggia, le corse a perdifiato, ma soprattutto la sua umiltà fuori dal rettangolo verde. C’è chi dice che il Catania perde non solo un dirigente, ma un pezzo di identità: chi formerà i prossimi talenti con la stessa passione? Chi difenderà lo spirito etneo con la stessa tenacia? La leucemia lo ha strappato via troppo presto, lasciando domande aperte e un’amarezza profonda. In un calcio sempre più cinico e affaristico, Orazio rappresentava l’ultima roccaforte del romanticismo calcistico siciliano.

Il suo addio arriva in un momento delicato per il club, tra speranze di risalita e solite incertezze. Ma una cosa è certa: Orazio Russo non sparirà mai dal cuore di Catania. I tifosi lo porteranno in tribuna, nei cori, nelle storie raccontate ai figli. Perché certi uomini non muoiono: vivono per sempre nei colori che hanno servito con l’anima.

Parole di circostanza? No. È rabbia mista a orgoglio. Orazio, grazie di tutto. E scusa se non ti abbiamo protetto abbastanza.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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