Morto Federico Frusciante a 52 anni: addio al critico che ha tenuto in vita il cinema vero, tra videoteca e YouTube

Livorno, 17 febbraio 2026 – Un malore improvviso, una casa in via San Carlo, il silenzio che cala su una città intera. Federico Frusciante se n’è andato domenica 15 febbraio, a soli 52 anni, lasciando un vuoto che si sente già fortissimo tra chi lo seguiva da anni, tra chi entrava nel suo Videodrome come in un tempio, tra chi apriva YouTube solo per ascoltare la sua voce schietta, appassionata, senza filtri. La notizia di morto federico frusciante ha travolto i social in poche ore: profili in lutto, commenti che si susseguono come un fiume in piena, messaggi di dolore autentico mescolati a incredulità. Perché Federico non era solo un critico: era un punto di riferimento, un amico virtuale per migliaia di persone che nel suo modo di raccontare il cinema trovavano qualcosa di raro, quasi estinto.
Nato a Pontedera nel 1973, Federico aveva aperto a 25 anni una videoteca a Livorno che sarebbe diventata leggenda: Videodrome, ispirato al film di Cronenberg, un luogo dove il noleggio non era solo commercio ma resistenza culturale. Per oltre vent’anni ha resistito allo streaming, alla pirateria, al disinteresse delle nuove generazioni, dispensando consigli, dibattiti accesi, passioni travolgenti dal bancone. Quando nel 2022 ha dovuto chiudere – l’ultima videoteca indipendente rimasta in città – molti hanno pensato che fosse la fine di un’epoca. Invece no: Federico ha portato quella stessa passione online, sul suo canale YouTube, dove le recensioni, le monografie, le analisi di registi e generi hanno conquistato un pubblico enorme. Il suo stile era diretto, provocatorio, a volte spiazzante: non risparmiava nessuno, né i blockbuster né i film d’autore, ma dietro ogni giudizio c’era un amore viscerale per la settima arte. Recentemente aveva dato vita ai “Criticoni” insieme a Francesco Alò, Davide Marra e Mattia Ferrari: un collettivo che riuniva voci diverse, ironiche, competenti, diventato in poco tempo uno dei progetti più seguiti nel panorama della critica indipendente.
La notizia della sua scomparsa è arrivata come un pugno nello stomaco. La famiglia – la moglie Eleonora in primis – ha pubblicato un messaggio stringato sui suoi profili: “È con enorme dolore e immenso dispiacere che comunichiamo la scomparsa prematura di Federico, occorsa nella giornata odierna”. Da lì è esploso tutto: fan che ricordano i primi video coi Licaoni, chi lo definisce “la mia più grande fonte di ispirazione”, chi confessa di aver imparato ad amare il cinema proprio grazie a lui. Sui social si leggono frasi come “Non ci posso credere, sembrava in forma nel video di San Valentino”, “Grazie per avermi fatto capire il cinema”, “Ora chi ci spiega i film?”. C’è chi lo piange come un gigante della critica, chi sottolinea la sua schiettezza, la sua onestà, il suo essere “fieramente comunista” e voce indipendente in un mondo sempre più omologato.
Livorno è in lutto profondo. La camera ardente al Cimitero dei Lupi è stata aperta lunedì pomeriggio, e in tanti si sono stretti intorno alla famiglia. La città lo ricorda come il “Compagno Frusciante”, l’uomo che dal bancone di Videodrome ha educato generazioni a vedere oltre la superficie, a cercare il cinema vero anche nei titoli meno noti. Il suo lascito è enorme: centinaia di video che restano lì, pronti a essere rivisti, a insegnare ancora. Ma c’è anche una sottile amarezza nel dibattito online: alcuni parlano della sua salute precaria negli ultimi tempi, altri ricordano discussioni accese sui suoi giudizi taglienti, che dividevano ma mai annoiavano. Federico non era per tutti: il suo modo di esprimersi polarizzava, ma proprio per questo era autentico in un’epoca di like facili.
Ora il cinema italiano – quello vero, quello che non si piega alle mode – perde una voce unica. I suoi video continueranno a girare, a far discutere, a far innamorare qualcuno di un film dimenticato o di un regista misconosciuto. Federico Frusciante non c’è più, ma ha lasciato un’eredità che non si spegne: la convinzione che il cinema sia vita, passione, resistenza. E in questi giorni di dolore, mentre Livorno e la rete lo salutano, resta una domanda che brucia: quale sarà l’ultimo film che ha visto? Forse non lo sapremo mai, ma in fondo non importa. Quello che conta è che, grazie a lui, tanti di noi hanno imparato a guardarli meglio.