Olimpiadi 2026, pattinaggio singolo femminile: Gutmann inciampa nel corto, oggi la rimonta da brividi per l’Italia di casa

Il pattinaggio singolo femminile alle Olimpiadi Invernali 2026 sta regalando brividi e delusioni: Lara Naki Gutmann, l’unica azzurra in gara, ha pagato caro un errore sul triplo lutz nel programma corto e si è fermata al 18° posto con 61.56 punti. Ora, nel libero di oggi, la trentina classe 2002 cercherà una rimonta impossibile per le medaglie, ma capace di regalare orgoglio e una prestazione che onori l’Italia padrona di casa.
Milano Ice Skating Arena, 19 febbraio 2026. L’atmosfera è elettrica, il ghiaccio vibra sotto i riflettori e il pubblico italiano trattiene il fiato ogni volta che una pattinatrice entra in pista. Ma la realtà è spietata: dopo lo short program di due giorni fa, la classifica parla chiaro. La 17enne giapponese Ami Nakai ha stregato tutti con 78.71 punti, precedendo di un soffio la campionessa uscente Kaori Sakamoto (77.23) e l’americana Alysa Liu (76.59), tornata più affamata che mai dopo il ritiro post-Pechino. Dietro di loro, un gruppetto di atlete separate da pochi decimi: la russa neutralizzata Adeliia Petrosian (72.89, quinta ma con un corto giudicato “controverso” da più di un addetto ai lavori), la georgiana Anastasiia Gubanova (nata in Russia, sesta con 71.77), e poi delusioni pesanti come l’americana Isabeau Levito (ottava) e Amber Glenn (tredicesima, penalizzata da un loop mancato nonostante l’energia su Madonna).
E Lara Naki Gutmann? L’unica italiana nel singolo femminile, dopo il bronzo europeo di Sheffield e il contributo prezioso nella gara a squadre (dove l’Italia ha brillato), ha vissuto una serata da incubo. Quel triplo lutz ridotto a doppio, giudicato non sufficiente, le ha tolto punti pesanti e l’ha relegata al 18° posto. “Ho sentito la pressione della casa, del pubblico, di essere l’unica”, ha confidato a caldo ai microfoni Rai. Eppure, chi la conosce bene sa che Lara non molla mai: studentessa di Scienze Motorie, allenata tra Trento con Gabriele Minchio e la Svizzera con Stéphane Lambiel, ha sempre mescolato eleganza e grinta. Il suo programma libero, ispirato a storie di forza e riscatto (dicono circoli bene informati che omaggerà Lidia Poët con un tocco da “squalo”), potrebbe valere una prestazione da standing ovation, anche se la top ten resta lontana.
Ma oltre i punteggi, c’è qualcosa che ronza nelle chat dei fan e nei corridoi degli hotel olimpici. Il singolo femminile resta dominato dalle giapponesi, con le americane a inseguire e un’ombra russa che non sparisce mai, nonostante la bandiera neutralizzata. Petrosian e Gubanova portano con sé il fantasma delle scuole russe: tecnica devastante, ma sempre accompagnata da discussioni su giudici “generosi” o programmi troppo simili. E poi c’è la pressione psicologica: Alysa Liu, tornata dopo due anni di stop, deve dimostrare di essere la numero uno USA; Sakamoto cerca il bis olimpico; Nakai, la teenager prodigio, rischia di esplodere o implodere sotto il peso delle aspettative nazionali. In questo calderone, l’Italia guarda da fuori, ma con orgoglio: Lara rappresenta il futuro, l’erede spirituale di Carolina Kostner, l’ultima a regalarci un bronzo nel 2014.
Il pattinaggio artistico femminile è sempre stato così: un mix di grazia, salti al limite del possibile e tensioni sotterranee. Errori che costano medaglie, giudici che decidono destini, atlete che convivono con infortuni nascosti e federazioni che spingono al massimo. Oggi Lara salirà sul ghiaccio per l’ultima volta in questi Giochi, con il pubblico di Milano pronto a far tremare le tribune. Non per l’oro, forse, ma per ricordare che l’Italia c’è, combatte e non si arrende. E chissà, magari proprio in questa rimonta silenziosa nascerà la scintilla per Parigi o per il prossimo ciclo. Perché nel pattinaggio, come nella vita, le vere storie nascono quando tutto sembra perduto.