The 2026 Winter Olympics ice hockey ha visto l’America umiliare il Canada: l’overtime che ha spezzato un dominio e riaperto vecchie ferite

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Non era solo una finale. Era una vendetta ghiacciata, servita su un disco che ha viaggiato a velocità folle per 4:07 di overtime. Megan Keller, con un backhand chirurgico, ha regalato agli Stati Uniti l’oro nel femminile di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, battendo il Canada 2-1 in una partita che ha tenuto il fiato sospeso a milioni di tifosi. Hilary Knight ha pareggiato a due minuti dalla fine regolamentare, annullando il vantaggio canadese e mandando tutti all’extra time. Poi Keller ha deciso: taglio verso la rete, mossa da maestra, disco dentro. Oro USA, il terzo nella storia, il primo dal 2018. E il Canada, dominatore storico, resta a bocca asciutta.

La rivalità tra USA Canada hockey non ha bisogno di presentazioni: è la più feroce dello sport femminile, un duello che va avanti da Nagano 1998. Canada aveva vinto quattro ori consecutivi, inclusa la rivincita di Pechino 2022 (3-2). Ma stavolta gli americani hanno ribaltato tutto. Sono arrivati a Milano invincibili: 7 vittorie su 7, 33 gol fatti e solo 2 subiti in tutto il torneo. Hanno schiantato il Canada già nella fase a gironi per 5-0, un’umiliazione che ha fatto rumore. E in finale hanno ripetuto lo schema: sofferenza, resilienza, colpo finale. Knight ha scritto la storia diventando la miglior marcatrice olimpica di sempre per gli USA, ma è stato il collettivo a fare la differenza. Squadra profonda, difesa ferrea, portieri impenetrabili. Aerin Frankel e Gwyneth Philips hanno chiuso la porta quasi sempre.

Dall’altra parte, il Canada ha pagato caro l’aver perso il controllo nel momento clou. Marie-Philip Poulin e le sue compagne hanno dominato per lunghi tratti, ma quando Knight ha pareggiato l’arena è esplosa. L’overtime ha premiato chi ci credeva di più. Gli americani hanno giocato con fame, con la consapevolezza di aver interrotto una striscia che durava da anni. Kendall Coyne Schofield, mamma e due volte oro, ha parlato di “momento magico”, di lacrime miste a orgoglio. “Abbiamo aspettato quattro anni per questo”, ha detto. E lo si sentiva: ogni tackle, ogni blocco, ogni urlo sul ghiaccio era carico di rivalsa.

Ma sotto la superficie c’è un sottotesto che brucia. Il Canada, nazione dell’hockey per eccellenza, ha dovuto ingoiare una sconfitta che va oltre il risultato. Recentemente gli USA avevano vinto il Mondiale 2025 e dominato la Rivalry Series. Ora anche l’oro olimpico. È un passaggio di testimone? O solo un ciclo? I canadesi parlano di “lavoro non finito”, ma dentro sanno che la pressione nazionale è enorme. In Canada l’hockey femminile è religione, e perdere contro gli “cugini” americani fa male doppio. Sui social l’hashtag #USAbeatsCanada è esploso: meme, video del gol di Keller girati milioni di volte, tifosi USA che esultano “We own the rivalry now”. Dall’altra parte, silenzio amaro o accuse di “fortuna”. Ma i numeri non mentono: dominio USA recente, e questo oro pesa come un macigno.

Nel maschile, invece, l’attesa è alle stelle. NHL players tornati dopo 12 anni di assenza: 148 in totale, superstar come McDavid, Crosby per il Canada, Hughes, Eichel per gli USA. Le semifinali sono infuocate: Canada-Finlandia e USA-Slovacchia. Molti vedono una finale USA Canada hockey come destino inevitabile, un altro capitolo di questa faida transfrontaliera. Henrik Lundqvist, oro nel 2006, ha detto chiaro: “Il Canada resta la squadra da battere”. Ma dopo il femminile, gli americani entrano con un vento in poppa psicologico. Se vincessero anche lì, sarebbe la decapitazione simbolica del mito canadese.

Questa Olimpiade del ghiaccio non è solo medaglie. È identità nazionale, orgoglio ferito, sogni infranti e riscattati. Gli USA hanno preso l’oro femminile con un overtime che rimarrà nella memoria, ma la vera domanda ora è: riusciranno a fare lo stesso nel torneo maschile? Il Canada freme per vendicarsi. E il mondo guarda, col fiato sospeso.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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