Johnny Gaudreau: l’oro olimpico di Team USA è anche per lui, lacrime e jersey No.13 sul ghiaccio di Milano

johnny gaudreau

Milano, 22 febbraio 2026. Quando Jack Hughes infila il disco in overtime e consegna agli Stati Uniti il primo oro olimpico nel hockey maschile dopo 46 anni, l’Arena Santagiulia esplode. Ma la vera emozione non è solo il 2-1 contro il Canada: è il momento in cui Dylan Larkin, Zach Werenski e Matthew Tkachuk tirano fuori la maglia No.13 di Johnny Gaudreau, la fanno sventolare sul ghiaccio mentre la famiglia – Meredith con i piccoli Noa e Johnny Jr. – viene portata in pista tra abbracci e pianti. Un’immagine che ha spezzato il cuore a migliaia di tifosi in tutto il mondo, italiani compresi, perché Gaudreau non era solo un giocatore: era “Johnny Hockey”, il simbolo di chi giocava con gioia pura e che, se non fosse stato per quella notte maledetta del 29 agosto 2024, sarebbe stato lì, sul ghiaccio di Milano Cortina, a indossare quella stessa maglia.

Johnny Gaudreau e il fratello Matthew persero la vita investiti da un SUV guidato da un presunto ubriaco, proprio alla vigilia del matrimonio della sorella. Lui aveva 31 anni, due figli piccolissimi, una carriera da All-Star NHL con Calgary Flames e Columbus Blue Jackets, 743 punti in 763 partite, record di punti USA ai Mondiali. Era in rampa di lancio per queste Olimpiadi: USA Hockey lo aveva praticamente già inserito nel roster, lo confermava il coach Mike Sullivan prima della finale: “Sarebbe stato uno dei nostri migliori, punto”. Invece è diventato l’ispirazione silenziosa. La sua maglia No.13 ha viaggiato con la nazionale dal 4 Nations Face-Off al Mondiale 2025 (oro anche lì), sempre appesa nello spogliatoio come promemoria. E ieri, dopo il golden goal, è finita sul ghiaccio con i bambini di Johnny: Noa di 3 anni e Johnny Jr. di 2 (che compiva proprio gli anni quel giorno). Guy Gaudreau, il padre, in tribuna a asciugarsi le lacrime; Meredith che sorride tra le medaglie e i compagni del marito.

Il mondo del gaudreau hockey – come lo chiamano i fan più accaniti – è ancora in lutto, ma questo tributo ha acceso qualcosa di diverso: orgoglio misto a rabbia. Orgoglio per come il hockey USA ha trasformato una tragedia in carburante emotivo, vincendo per lui. Rabbia perché quel posto sul ghiaccio era suo di diritto. Molti si chiedono: quanto avrebbe contato la sua magia in power play, la sua visione, il suo sorriso contagioso in una finale così tesa? Werenski, compagno a Columbus, ha parlato a caldo: “Abbiamo provato a renderlo orgoglioso, a fargli sentire che era con noi”. Brady Tkachuk ha aggiunto: “Ci manca da morire, lui e Matty”. E sui social italiani ed esteri è un fiume: “Johnny Hockey avrebbe meritato di alzare quella coppa”, “L’oro è anche suo”, ma anche commenti più crudi: “Il drunk driver che lo ha ucciso dovrebbe marcire in cella per sempre”, “Ogni volta che vedo la No.13 mi si stringe il cuore”.

Perché questa storia tocca corde profonde. Johnny Gaudreau non era il classico superstar arrogante: era il ragazzo di Salem che giocava per passione, che ha lasciato Calgary per stare vicino alla famiglia nel New Jersey, che ha sempre messo i figli e la moglie al primo posto. La sua morte ha lasciato un vuoto enorme nel locker room dei Blue Jackets, già segnati da altre tragedie (Kivlenieks nel 2021), e ha ricordato al mondo quanto lo sport sia fragile. Ieri a Milano non si è solo vinto un oro: si è chiuso simbolicamente un cerchio doloroso, con i figli piccoli che posano con le medaglie al collo e la maglia del papà sventolata come bandiera. Un’immagine che resterà negli annali, ma che per molti ha un sapore amaro: perché il vero miracolo sarebbe stato vederlo lì, a 32 anni appena compiuti, a festeggiare con i compagni.

E allora resta la domanda che aleggia pesante: quanto sarebbe stata diversa questa Olimpiade con Johnny sul ghiaccio? E quanto tempo passerà prima che il hockey smetta di piangere uno dei suoi più puri talenti?

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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