Gianna Pratesi chi è: la 105enne di Chiavari a Sanremo

Ieri sera, sulla prima serata del Festival di Sanremo 2026, il palco dell’Ariston ha vissuto uno di quei momenti che vanno oltre la musica. Mentre le luci illuminavano l’ampia platea e Carlo Conti conduceva con la consueta eleganza, è salita una signora minuta ma piena di energia: Gianna Pratesi, 105 anni compiuti (ne farà 106 il 16 marzo), arrivata da Chiavari accompagnata dai figli Alessandro e Marco. Pochi minuti, eppure sufficienti a far sì che il suo nome finisse subito tra le ricerche più battute su Google e a far impazzire i social. Perché questa nonnina ligure non è una guest qualunque: è una testimone vivente di quel 2 giugno 1946 in cui, per la prima volta nella storia d’Italia, 13 milioni di donne poterono votare al referendum istituzionale che diede vita alla Repubblica.
Nata a Chiavari il 16 marzo 1920, Gianna ha attraversato un secolo con la leggerezza di chi sa godersi la vita senza fretta. Dopo la morte dei genitori in pochi anni, a 28 anni partì con la sorella per la Scozia. Lì conobbe il marito e insieme gestirono per vent’anni una gelateria, tra nebbia, kilt e clienti affezionati. Poi il ritorno a casa, nella sua Chiavari tanto amata, dove ha trasformato la quotidianità in un inno alla vitalità: suona il pianoforte ogni giorno, dipinge nature morte e scorci di mare, balla, nuota (nel 1938 arrivò addirittura terza in una gara alla piscina olimpionica appena inaugurata) e legge tre giornali senza occhiali: la Gazzetta dello Sport per seguire il tennis, il Venerdì di Repubblica e il Secolo XIX.
Proprio questa energia ha colpito tutti quando è apparsa all’Ariston. «Quanta gente, quanta gente!», ha esclamato guardandosi intorno, stupita ma per nulla intimorita. Carlo Conti l’ha presentata come simbolo degli 80 anni della Repubblica: «Se Sanremo ha 76 anni, la nostra Repubblica ne ha 80. Un applauso a chi ha combattuto per darci questa libertà». E lei, con la schiettezza di chi ha visto il mondo, ha raccontato senza filtri: «In casa mia eravamo tutti di sinistra. Ho votato Repubblica. Ciao ciao fascisti». Una frase diretta, pronunciata con il sorriso di chi non ha rimpianti e che ha fatto sorridere – e riflettere – milioni di spettatori in Rai diretta.
Ha parlato del suo primo voto come donna, della gioia di poter finalmente decidere, della vita in Scozia, del ritorno a Chiavari. Ha confessato di mangiare quello che le va, di amare le canzoni di Ornella Vanoni e di aver portato in regalo a Conti un suo quadro: «Sono una pittrice, sa?». Sul finale Laura Pausini le ha consegnato i fiori di Sanremo con parole commosse: «Grazie a lei e a tutte le donne come lei, oggi noi siamo libere». Momento di pura emozione, interrotto solo da una gaffe televisiva destinata a diventare virale: sul ledwall è apparso per un attimo “Il 54% alla Repupplica”, refuso che ha trasformato il solenne omaggio in meme istantaneo.
Ma al di là della leggerezza del live, quello che ha colpito davvero è la profondità del messaggio che Gianna Pratesi ha lasciato ai più giovani: «Non dovrebbero essere severi con gli altri, capire come è la vita. Non bisogna arrabbiarsi e fare cose sceme. Io stavo brava, aspettavo che passasse il momento brutto… È necessario volere e volersi bene». Parole semplici, quasi antiche, eppure potentissime in un’epoca di rabbia social e divisioni. In un Festival che celebra la canzone italiana, la vera star della prima serata è stata lei: una signora che ha vissuto la guerra, l’emigrazione, il ritorno, la vecchiaia senza mai perdere il gusto di ballare e dipingere.
La sua presenza ha riacceso il dibattito sulla memoria storica, sul ruolo delle donne nella nascita della Repubblica, sulla longevità attiva. A Chiavari, dove è un volto noto da anni per i suoi video virali su TikTok in cui canta, suona e balla, nessuno si è stupito. Ma per il resto d’Italia è stata una scoperta: la prova vivente che a 105 anni si può ancora emozionare un Paese intero, rubare la scena alle star e ricordare a tutti da dove veniamo.
Gianna Pratesi non è solo una centenaria. È un ponte tra generazioni, un inno alla resilienza ligure, una signora che ha trasformato la propria esistenza in un esempio di gioia concreta. E mentre il Festival continua, il suo nome continua a girare: perché storie così, in fondo, sono quelle che restano. Quelle che ci fanno alzare gli occhi dallo schermo e pensare: forse dovremmo tutti imparare a vivere come la signora Gianna.
