Jasmine Paolini si scatena a Merida: 6-0 6-2 su Hon, quarti di finale e la svolta è arrivata

Il caldo umido dello Yucatán, il pubblico che già urla il suo nome, e Jasmine Paolini che entra in campo con quella faccia da chi ha qualcosa da dimostrare. Pochi minuti dopo, il tabellone segnava 6-0 6-2 in 1 ora e 11 minuti contro Priscilla Hon. Un dominio assoluto, chirurgico, che sa di liberazione. La numero 7 del mondo, testa di serie numero 1 con wild card, ha spazzato via la lucky loser australiana con un tennis che non si vedeva da settimane. Otto giochi di fila all’inizio, un bagel nel primo set, poi la gestione perfetta del secondo. La crisi? Archiviata in un colpo solo.
Era da ottobre, dal torneo di Ningbo, che Jasmine Paolini non raggiungeva i quarti di finale. E stavolta non è arrivata strisciando: è arrivata volando. Un net-cord fortunato sul primo punto ha fatto sorridere il pubblico messicano, ma da lì in poi è stata tutta roba sua. 13 vincenti, 14 gratuiti, il 90% di punti vinti con la seconda di servizio. Hon, numero 136, ha messo in campo solo il 43% di prime e ha vinto appena il 22% dei punti sulla seconda. Paolini ha convertito 6 break su 11 opportunità. Roba da top player, di chi ha deciso che il momento di soffrire era finito.
L’avvio di stagione 2026 di Jasmine Paolini era stato un pugno nello stomaco per tutti gli appassionati italiani. Terzo turno all’Australian Open contro la giovanissima Iva Jovic, poi due ko all’esordio a Doha contro Sakkari e a Dubai contro Eala. Tre sconfitte consecutive, record stagionale a 3-4 prima di questo match, fiducia sotto i tacchi. La toscana di 30 anni, però, non ha fatto drammi. Ha chiesto la wild card per il WTA 500 di Merida, ha ascoltato il suo team – coach Danilo Pizzorno e la preziosissima Sara Errani, entrata nello staff a fine 2025 – e ha scelto di ripartire dal basso. Perché a volte, per tornare grandi, devi ricordarti da dove sei partita.
E ieri notte, sul cemento lento del Yucatán Country Club, Paolini ha ricordato a tutti perché è arrivata fino alla numero 4 del mondo, perché ha giocato due finali Slam nel 2024 e perché nel 2025 ha vinto Roma e il Roland Garros in doppio con Errani. Ha giocato con disciplina, ha tenuto il pallone in campo, ha punito ogni errore dell’avversaria. Niente fuochi d’artificio inutili, solo tennis solido, mentale da veterana. «Di solito si gioca sempre negli stessi posti, ma sono felicissima di visitare un posto nuovo», ha detto Paolini nell’intervista a bordo campo. «I tornei in Messico sono sempre belli, organizzati, con pubblico appassionato. Sono contenta di essere tornata in Messico e di giocare per la prima volta a Merida».
Ora davanti c’è Katie Boulter, in grande forma dopo il titolo a Ostrava. Paolini guida 3-2 nel faccia a faccia e ha vinto le ultime due sfide in due set secchi. Ma non sarà una passeggiata: la britannica arriva con una striscia positiva e un servizio esplosivo. Però la Paolini di ieri sera sembrava pronta a tutto. E il ranking? La settima posizione è solida, ma questi punti possono dare la spinta giusta prima del Sunshine Double di Indian Wells e Miami, dove la numero uno azzurra vuole tornare a far male.
L’Italia del tennis respira. Dopo anni di attesa, abbiamo una leader vera, una ragazza che non si nasconde dietro i risultati passati ma che lavora in silenzio con Errani al suo fianco. Paolini non è solo la tennista che ha portato il tricolore in finale a Parigi e Wimbledon: è quella che, a 30 anni, continua a evolversi, a cercare nuove sensazioni, a non accontentarsi. Il pubblico messicano l’ha già adottata, i tifosi italiani sui social stanno esplodendo di gioia. Perché una vittoria così netta dopo un periodo buio non è solo un risultato: è un segnale.
E mentre il circuito si prepara al grande appuntamento californiano, Jasmine Paolini ha già ricominciato a sorridere. Non è più la ragazza che doveva dimostrare di valere il top 10. È la Paolini che sa soffrire, che sa aspettare, che sa colpire quando serve. Il Messico le ha restituito la fiducia. Ora tocca a lei restituirci emozioni. E ieri sera, sul campo di Merida, ha iniziato a farlo nel modo più bello possibile: giocando da padrona.
