Sanremo 2026, la terza serata: duetto Ramazzotti-Alicia Keys da standing ovation e Sal Da Vinci che commuove tutti, ma gli ascolti pesano come un macigno

Sanremo 2026, la terza serata è finita da poche ore e già l’Italia non parla d’altro. Giovedì 26 febbraio, mentre fuori dal Teatro Ariston tirava un vento gelido da Riviera, dentro l’Ariston è esplosa una miscela di brividi, risate e lacrime che ha fatto dimenticare per un attimo i numeri che preoccupano Rai e Carlo Conti. Perché sì, la classifica provvisoria uscita all’1:07 di notte ha sparigliato le carte, ma è il clima generale del Festival – tra share che arrancano e aspettative altissime – a tenere tutti col fiato sospeso.
La serata si è aperta con la finale delle Nuove Proposte: Angelica Bove contro Nicolò Filippucci. Ha vinto lui, con “Laguna”, e l’abbraccio di Laura Pausini (che gli ha ricordato il suo esordio con Pippo Baudo nel ’93) è stato di quelli che scaldano il cuore. Bove si è presa comunque i premi della critica Mia Martini e Sala Stampa Lucio Dalla: segno che la qualità c’era, eccome. Poi è partito il giro dei 15 Big rimasti, quelli che non avevano cantato la sera prima: da Maria Antonietta & Colombre con la loro intimità folk a Sayf che ha chiuso a mezzanotte e mezza con “Tu mi piaci tanto”, passando per Malika Ayane, Raf, Francesco Renga, Arisa, Luchè, Serena Brancale e quel Sal Da Vinci che nessuno si aspettava così in alto.
E proprio lì, nella top 5 rivelata in ordine casuale da Carlo Conti, è arrivata la vera scossa: Arisa (“Magica Favola”), Sayf (“Tu mi piaci tanto”), Luchè (“Labirinto”), Serena Brancale (“Qui con me”) e Sal Da Vinci (“Per sempre sì”). Sal Da Vinci, sì. L’uomo che ha fatto piangere l’Ariston intero, mano sul cuore, voce rotta, pubblico in piedi. Un momento da brividi che ha ricordato perché Sanremo resta Sanremo: non solo classifica, ma emozione pura, quella che ti resta addosso anche quando spegni la tv.
Sanremo 2026, la terza serata ha regalato anche momenti che finiranno nei reel per settimane. Il duetto Eros Ramazzotti-Alicia Keys su “L’Aurora” è stato magia allo stato puro: un piccolo intoppo tecnico al piano, pubblicità provvidenziale, e poi lei che trasforma “Empire State of Mind” in “Sanremo State of Mind”. Standing ovation, brividi, telefonini alzati. Laura Pausini, con il Piccolo Coro dell’Antoniano (bambini da Bologna e da Caivano), ha cantato “Heal the World” di Michael Jackson trasformandola in un inno alla pace: «Basta con le guerre. Tutte». Parole forti, in un momento in cui sul palco c’era anche Irina Shayk, la top model russa co-conduttrice insieme a Ubaldo Pantani (travestito da Lapo Elkann, con battute al vetriolo che hanno fatto ridere l’intero teatro).
Il comico toscano ha portato ossigeno: imitazioni, satira leggera, quel tocco di leggerezza che serviva dopo serate un po’ tese. Virginia Raffaele e Fabio De Luigi hanno cavalcato il tormentone dei “festini bilaterali” nato con Elettra Lamborghini la sera prima, trasformandolo in sketch esilarante. E poi l’omaggio a Mogol, premio alla carriera: 1.176 canzoni, 523 milioni di dischi venduti, standing ovation e commozione vera mentre ricordava la moglie e i grandi successi italiani.
Ma dietro le luci e le ovazioni, Sanremo 2026, la terza serata porta con sé anche il peso della realtà. Gli ascolti delle prime due serate hanno fatto discutere: 9,6 milioni alla prima (58% share), 9 milioni e 53mila alla seconda (59,5%). Meno dell’anno scorso, certo, ma Conti in conferenza ha minimizzato con ironia: meteo, partite, caldo fuori stagione. Il direttore artistico sa però che la coperta è corta: la finale di sabato deve recuperare, altrimenti le chiacchiere sui “numeri che non tornano” diventeranno assordanti. E la polemica sulle poche donne in gara tra i Big (tornata d’attualità in conferenza) aleggia ancora, anche se nella top 5 di ieri sera Arisa e Serena Brancale hanno dimostrato che quando le canzoni sono forti, il discorso cambia.
Il Festival è a metà strada. Domani sera le cover, poi la finalissima. La classifica provvisoria della terza serata dice che il cantautorato e le voci più intense (Brancale, Arisa, Sal Da Vinci) stanno spingendo forte, mentre i tormentoni e i rap di Sayf e Luchè tengono banco. La gente a casa specula già: Sal Da Vinci ce la può fare davvero? La Pausini con il suo carisma riuscirà a tenere alto l’entusiasmo fino alla fine? E quel messaggio di pace, con una co-conduttrice russa che ha preferito non entrare nel merito della politica, resterà solo un bel momento o diventerà simbolo di un’Italia che vuole parlare di musica e non di guerre?
Sanremo 2026, la terza serata ha fatto quello che deve fare il Festival: emozionare, dividere, far sognare. Ha regalato duetti da esportazione, lacrime sincere, risate liberatorie e una classifica che ha rimesso tutto in gioco. Ora l’Italia aspetta la cover night con il fiato sospeso. Perché, ascolti o non ascolti, quando l’Ariston si accende così, è difficile staccare gli occhi dallo schermo. E domani si ricomincia.
