Mogol a Sanremo commuove l’Ariston: «La mia canzone preferita è quella che ho dedicato a mia moglie»

Ieri sera, sul palco del Teatro Ariston, durante la terza serata del Festival di Sanremo 2026, è successo uno di quei momenti che restano impressi nella memoria collettiva. Carlo Conti ha chiamato sul palco Giulio Rapetti, per tutti semplicemente Mogol, e l’intero teatro si è alzato in piedi. Standing ovation vera, di quelle che partono dal cuore e non si fermano più. Il paroliere più grande del dopoguerra italiano, a 89 anni (ne compirà 90 ad agosto), ha ricevuto il Premio alla Carriera della Città di Sanremo tra applausi che sembravano non finire mai.
Sullo schermo scorrevano le immagini di una vita intera: Lucio Battisti che cantava “Acqua azzurra, acqua chiara”, Adriano Celentano, Mina, Riccardo Cocciante. Le hit che hanno segnato generazioni. Mogol, visibilmente emozionato, ha detto solo: «Un’accoglienza così mi ha commosso». Poi ha ricordato i numeri che sembrano quasi incredibili: 1776 canzoni depositate alla SIAE, 523 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Carlo Conti gli ha consegnato la targa con la prima canzone mai registrata, “Precipito!”, datata 2 febbraio 1960. Un simbolo perfetto per chi ha iniziato da ragazzo e non ha più smesso.
Ma il momento che ha fatto impazzire i social e che sta facendo ancora discutere tutta Italia è arrivato quando Conti gli ha chiesto, con quella curiosità genuina che solo lui sa avere: «Qual è la tua canzone preferita?». Mogol non ha esitato un secondo. Ha guardato il pubblico e ha risposto con voce ferma, quasi intima: «Quella che ho dedicato a mia moglie, che ha molti anni meno di me. Parla di quello che sarà la sua vita e della mia, che non sarà più la mia vita. Ma il nostro amore le sopravvivrà».
La canzone è “Dormi amore”, scritta con Gianni Bella e portata al successo da Adriano Celentano nel 2007. Pochi lo sapevano, o forse lo sospettavano, ma ieri sera è diventato ufficiale: quel testo dolcissimo, quasi profetico, è un regalo d’amore per Daniela Gimmelli, la sua seconda moglie, cantante e docente, di circa 34 anni più giovane. Un amore maturo, consapevole, che guarda in faccia il tempo e dice: io me ne andrò prima, ma quello che abbiamo costruito resterà.
In un Festival che quest’anno ha già regalato emozioni forti, questo passaggio ha toccato corde profondissime. Perché Mogol non ha parlato di successi, di dischi d’oro o di premi. Ha parlato di vita vera, di una donna che continuerà a vivere senza di lui, ma con il loro amore ancora vivo. E l’Ariston, quel tempio della canzone italiana, è rimasto in silenzio per qualche secondo prima di esplodere di nuovo in applausi. Sui social il tam-tam è stato immediato: chi riscopriva il brano su Spotify, chi condivideva il video del momento, chi scriveva “grazie Mogol per averci ricordato che l’amore può essere più forte del tempo”.
E pensare che la carriera di Mogol è indissolubilmente legata a Lucio Battisti, l’altro gigante con cui ha scritto pagine indimenticabili della musica italiana. Dal 1965 in poi è stata una simbiosi perfetta: “Mi ritorni in mente”, “Il mio canto libero”, “Una donna per amico”, “Emozioni”. Canzoni che ancora oggi, a distanza di decenni, fanno cantare intere generazioni. Poi il sodalizio si è interrotto, per questioni economiche, come lo stesso Mogol ha raccontato in più interviste recenti. Ma il lascito resta intatto, al di sopra di tutto. E ieri sera, proprio mentre celebrava la sua carriera, quel legame con Battisti era lì, sullo sfondo, nei filmati, nei ricordi, nella musica che ancora commuove.
Mogol ha scritto per tutti: per Celentano (“L’emozione non ha voce”), per Cocciante (“Se stiamo insieme”, vincitrice a Sanremo 1991), per i Dik Dik, per Little Tony. Ha vinto Sanremo come autore quattro volte. Ha depositato la sua prima canzone a 24 anni e non ha più smesso. Eppure, in mezzo a tutto questo successo planetario, ha sempre tenuto la sua vita privata lontana dai riflettori. Fino a ieri sera, quando ha scelto di aprire uno spiraglio su quell’amore profondo, sereno, che guarda avanti senza paura.
Oggi l’Italia intera parla di questo. Parla di Mogol che a quasi 90 anni regala ancora lezioni di umanità. Parla di una canzone che non è solo una hit del 2007, ma una dichiarazione d’amore che trascende il tempo. Parla di un uomo che ha accompagnato la colonna sonora di milioni di vite e che, sul palco più importante d’Italia, ha ricordato a tutti che dietro ogni grande testo c’è una storia vera, di persone in carne e ossa, di cuori che battono.
E mentre i giovani talenti si contendono la vittoria finale del Festival, Mogol è già entrato di diritto tra i momenti più belli di questa edizione 2026. Perché certe emozioni non si misurano in punti, ma nell’effetto che lasciano. E ieri sera, all’Ariston, quell’effetto è stato enorme. Grazie, Maestro.
