Susan Sarandon: “Hollywood mi ha bandita per Gaza”, lo sfogo che scuote il mondo del cinema

Susan Sarandon, icona del cinema hollywoodiano e vincitrice dell’Oscar per “Dead Man Walking”, è al centro di una bufera mediatica che sta infiammando i social e i dibattiti online. In una conferenza stampa a Barcellona, in Spagna, l’attrice ha rivelato di essere stata “messa al bando” dall’industria americana per le sue posizioni pro-Palestina e la richiesta di un cessate il fuoco a Gaza. Un’accusa pesante che ha scatenato reazioni contrastanti, tra chi la vede come una vittima della censura e chi la critica per le sue dichiarazioni controverse.
Lo scorso fine settimana, durante un incontro con la stampa in vista dei Premi Goya – dove ha ricevuto il Goya Internazionale per la sua carriera – Susan Sarandon non ha usato mezzi termini. “Sono stata licenziata dalla mia agenzia specificamente per aver marciato e parlato di Gaza, per aver chiesto un cessate il fuoco”, ha dichiarato l’attrice 79enne, visibilmente emozionata ma determinata. “È diventato impossibile per me apparire persino in televisione. Non so se le cose siano cambiate ultimamente, ma non potevo fare nessun film importante o nulla legato a Hollywood”. Queste parole, pronunciate il 27 febbraio 2026, hanno fatto il giro del mondo, amplificate da video virali e post sui social media. L’evento si è tenuto a Barcellona, una città che l’attrice ha elogiato per il suo impegno politico, contrapponendolo alla “repressione e censura” che sente negli Stati Uniti.
Ma cosa è successo esattamente? Tutto risale al novembre 2023, quando Susan Sarandon partecipò a una manifestazione pro-Palestina a New York, dove fece commenti controversi sul conflitto israelo-palestinese. Poco dopo, la sua agenzia, la United Talent Agency (UTA), la scaricò senza preavviso. Da allora, l’attrice sostiene di aver perso opportunità professionali negli USA, spingendola a lavorare principalmente in Europa. “Ho trovato agenti in Inghilterra e in Italia, e lavoro lì”, ha aggiunto durante la conferenza. Ha persino rivelato che un regista italiano, che l’ha recentemente ingaggiata per un film, è stato avvisato di non farlo, ma ha ignorato il consiglio. Questo dettaglio ha colpito particolarmente il pubblico italiano, dove Sarandon ha girato di recente e dove il suo attivismo è visto con ammirazione da molti.
Susan Sarandon non è nuova a controversie. La sua carriera, iniziata negli anni ’70 con film cult come “The Rocky Horror Picture Show” e proseguita con ruoli iconici in “Thelma & Louise” e “Atlantic City”, è sempre stata intrecciata all’attivismo politico. Ha sostenuto cause come i diritti LGBTQ+, l’ambiente e, più recentemente, la giustizia per i palestinesi. Ma questa volta, l’impatto sembra più profondo. L’attrice ha paragonato la situazione attuale a una “caccia alle streghe” moderna, dove esprimere solidarietà per Gaza costa caro in termini di carriera. “Sento una repressione e una censura negli Stati Uniti che non ho mai sperimentato prima”, ha confessato, lodando invece la Spagna per la sua “chiarezza morale” sul tema.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Sui social media, come X (ex Twitter) e Instagram, i fan si dividono. Dall’altro, critici l’accusano di antisemitismo o di minimizzare le atrocità del 7 ottobre 2023, quando Hamas attaccò Israele. Commentatori conservatori, come quelli su siti come Hollywood in Toto, la dipingono come una “estrema di sinistra” che ha esagerato, suggerendo che il suo declino professionale potrebbe dipendere anche dall’età o da scelte passate. In Italia, dove l’opinione pubblica è spesso sensibile ai temi mediorientali, media come La Repubblica e Fanpage hanno ripreso la notizia con toni solidali, enfatizzando come l’Europa stia diventando un rifugio per artisti “banditi” da Hollywood.
Questa vicenda solleva domande più ampie sul mondo del cinema. In un’industria dominata da grandi studi e influenze politiche, quanto spazio c’è per il dissenso? Susan Sarandon, con la sua eredità di ruoli forti e indipendenti, incarna il conflitto tra fama e convinzioni personali. Il suo attivismo ha ispirato generazioni, ma ora rischia di oscurare il suo lascito artistico. E mentre il conflitto a Gaza continua, con migliaia di vittime e una crisi umanitaria senza fine, celebrità come lei portano il dibattito nei salotti globali, forzando il pubblico a confrontarsi con realtà scomode.
Alla fine, lo sfogo di Susan Sarandon lascia un interrogativo aperto: in un’epoca di polarizzazione, può un’attrice come lei tornare a splendere sotto i riflettori di Hollywood, o il prezzo della verità è troppo alto? Mentre attendiamo risposte, una cosa è certa: il suo nome continua a generare clic e discussioni, confermando che, bandita o no, rimane una forza irresistibile nel panorama culturale.
