Giusi Bartolozzi: «La magistratura è un plotone d’esecuzione», bufera sulle parole del capo di gabinetto di Nordio

bartolozzi

Roma, 10 marzo 2026 – Le parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, hanno acceso una nuova, feroce polemica nel pieno della campagna referendaria sulla separazione delle carriere dei magistrati, in programma per il 22 e 23 marzo. Durante un dibattito trasmesso sabato 7 marzo dall’emittente siciliana Telecolor, Bartolozzi ha dichiarato: «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». Una frase durissima, pronunciata in risposta a un confronto acceso con la senatrice Ilaria Cucchi e altri ospiti, che ha immediatamente fatto il giro della rete e dei media nazionali, scatenando reazioni indignate dall’opposizione e imbarazzo nella maggioranza.

Giusi Bartolozzi, magistrata in aspettativa originaria di Gela (Caltanissetta), classe 1969, ha una lunga carriera alle spalle: avvocata dal 1996, entrata in magistratura nel 1999, è stata deputata di Forza Italia dal 2018 al 2022 prima di approdare al ministero della Giustizia come vice capo di gabinetto e poi, dal marzo 2024, come capo di gabinetto di Nordio. Figura di fiducia del Guardasigilli, Bartolozzi è nota per le posizioni garantiste e per il sostegno convinto alla riforma promossa dal governo Meloni, che punta a separare le funzioni giudicanti e inquirenti per – secondo i sostenitori del Sì – restituire credibilità alla magistratura dopo anni di tensioni e casi controversi.

Il video dell’intervento è diventato virale in poche ore: Bartolozzi, nel contesto di un dibattito su criminale e civile, ha sottolineato come il processo penale «tocchi le vite delle persone, rovini reputazioni, distrugga famiglie», per poi lanciare l’appello al voto referendario con toni che molti hanno giudicato irrispettosi verso l’intera categoria dei magistrati. «Plotoni di esecuzione» è l’espressione che ha fatto scattare l’allarme: l’opposizione ha parlato di «rivelazione involontaria» delle vere intenzioni del governo, con Giuseppe Conte che ha ironizzato: «Meloni passa 13 minuti a negare, ma Bartolozzi in 13 secondi ammette tutto».

Il ministro Nordio è intervenuto rapidamente per smorzare i toni: «Mi dispiace per le parole usate, sono certo che Giusi Bartolozzi si scuserà». La stessa Bartolozzi ha poi chiarito in una nota: «Ho partecipato a una trasmissione di un’ora e mezza in cui fin dall’inizio ho spiegato che la riforma è fatta a favore della magistratura, per ridarle credibilità persa negli anni». Una precisazione che però non ha spento le polemiche: per il Pd e il M5s si tratta di un’ammissione esplicita di ostilità verso le toghe, mentre sui social l’hashtag #Bartolozzi e #GiusiBartolozzi ha registrato migliaia di interazioni, tra meme, video tagliati e accuse di «deriva autoritaria».

La tempistica non aiuta: la frase arriva a poche settimane dal referendum, mentre il governo spinge per il Sì con spot e interventi diretti della premier Meloni («Basta bufale, votate Sì per una giustizia più autorevole»). L’opposizione ha sfruttato l’episodio per rilanciare la campagna del No, accusando il centrodestra di voler «mettere la mordacchia» ai pm. Anche all’interno della magistratura associata c’è fermento: voci di Anm e Md parlano di «offesa grave» all’indipendenza giudiziaria.

Bartolozzi non è nuova a situazioni di tensione: già nel 2025 era finita al centro del caso Almasri (l’ex generale libico scarcerato e rimpatriato nonostante il mandato CPI), con indagini chiuse a febbraio 2026 per presunte false dichiarazioni rese al Tribunale dei ministri. Nordio aveva espresso solidarietà e perplessità sui tempi della procura di Roma, mentre la maggioranza aveva tentato di blindarla con uno scudo parlamentare. Quel fascicolo resta sullo sfondo, ma la frase sui «plotoni di esecuzione» ha riportato Giusi Bartolozzi sotto i riflettori in un momento delicatissimo per la riforma della giustizia.

Le implicazioni sono chiare: se il referendum passerà, la separazione delle carriere cambierà profondamente l’assetto della magistratura italiana, con effetti su indagini, processi e percezione pubblica del sistema. Se invece vincerà il No, l’episodio potrebbe rafforzare la narrazione di un governo ostile alle toghe. In entrambi i casi, le parole di Bartolozzi rischiano di lasciare un segno profondo nel dibattito, alimentando divisioni già accese tra politica e giustizia.

Resta da vedere se le scuse annunciate arriveranno e in che termini. Nel frattempo, il nome Giusi Bartolozzi continua a dominare le discussioni: per i sostenitori della riforma è una voce schietta che dice ciò che molti pensano, per i critici è la prova di un progetto ideologico contro l’autonomia dei magistrati. Il referendum si avvicina, e questa bufera potrebbe pesare più di quanto sembri.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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