Cardinale Sako si dimette da Patriarca: addio amaro tra guerra, divisioni interne e cristiani in fuga

cardinale sako

Mentre il Medio Oriente brucia sotto i colpi di una guerra che nessuno sa dove porterà, il Cardinale Sako ha scelto di fare un passo indietro. Il Patriarca di Baghdad dei Caldei, dopo 13 anni di leadership tormentata, ha presentato le dimissioni a Papa Leone XIV il 9 marzo 2026, e il Pontefice le ha accettate il giorno dopo. Non è una pensione tranquilla: è un’uscita di scena che lascia la Chiesa cattolica caldea in un momento di fragilità estrema, con l’Iraq sotto attacco iraniano, la Piana di Ninive a rischio e i cristiani iracheni ridotti a poche centinaia di migliaia.

Il Cardinale Louis Raphaël Sako, 77 anni, ha motivato la scelta con parole sobrie ma cariche di emozione: «Ho deciso, in piena libertà, di presentarle a Sua Santità Papa Leone XIV, per potermi dedicare in silenzio alla preghiera, alla scrittura e al semplice servizio». Ha insistito: nessuno lo ha costretto, e lascia senza possedere nulla – né casa né auto – dopo 52 anni di sacerdozio. Eppure, dietro la facciata di serenità, emergono crepe profonde. Negli ultimi anni Sako ha guidato la Chiesa caldea attraverso l’inferno dell’Isis, l’esilio forzato di centinaia di migliaia di fedeli, lo scandalo politico del 2023 quando il presidente iracheno revocò il decreto di riconoscimento del suo patriarcato (costringendolo a un esilio di nove mesi in Kurdistan), e le divisioni interne al sinodo che hanno visto vescovi assenti e accuse di complotti per spingerlo alle dimissioni.

Solo pochi giorni prima, il 7 marzo, in un’intervista a Vatican News il Patriarca aveva lanciato un grido d’allarme: «Nessuno sa dove porterà questa guerra. Noi cristiani siamo molto preoccupati, perché se cominciano ad attaccare la Piana di Ninive, dove ci sono 50.000 cristiani, queste persone lasceranno le loro case – e questa volta non torneranno più». Parole profetiche, pronunciate mentre l’Iraq subiva rappresaglie iraniane per il conflitto USA-Israele-Iran. Sako aveva invocato la diplomazia, chiesto ai leader musulmani di alzare la voce per la pace, richiamando l’incontro storico tra Francesco e Al-Sistani nel 2021. Ma ora, con la sua uscita, si apre un vuoto di leadership proprio quando la comunità caldea – ridotta a 400-500mila fedeli da oltre un milione e mezzo pre-2003 – ha bisogno di una voce forte.

La Chiesa cattolica caldea, una delle più antiche comunità cristiane orientali in comunione con Roma, è da sempre un baluardo della presenza cristiana in Mesopotamia. Sako ha difeso strenuamente i diritti dei cristiani iracheni, spesso scontrandosi con le autorità di Baghdad, denunciando discriminazioni, espropri e l’indifferenza internazionale. Il suo patriarcato è coinciso con il dramma dell’Isis, la visita di Papa Francesco nel 2021 (che lui stesso definì un faro di speranza) e il lento ritorno di alcuni fedeli nelle terre liberate. Ma le tensioni interne – accuse di corruzione in diocesi americane come San Diego, dove un vescovo caldeo è finito in manette per riciclaggio – e le frizioni con vescovi influenti come Bashar Warda di Erbil hanno minato l’unità. Alcuni sussurrano che le dimissioni arrivino anche per stanchezza da questi conflitti sotterranei, che hanno lasciato cicatrici profonde.

Perché questa notizia colpisce l’Italia e il mondo cattolico? Perché la Chiesa caldea non è lontana: è il volto sofferente del cristianesimo mediorientale, un monito vivente su cosa significhi essere minoranza in terre di guerra. Per gli italiani, attenti alle sorti dei cristiani perseguitati, Sako è stato un interlocutore diretto: ha incontrato vescovi, ha parlato in Sinodo, ha testimoniato la fragilità di una fede antica. La sua uscita segna la fine di un’era e l’inizio di un’incognita: chi guiderà ora questa Chiesa in un contesto di escalation regionale?

Sui social e tra i fedeli il sentimento è misto: gratitudine per un pastore che «ha difeso i cristiani sotto il fuoco», ma anche apprensione. «Grazie per tutto, Eminenza, ma chi ci proteggerà ora?», scrive un utente iracheno su Facebook. Altri commentano: «Le divisioni interne lo hanno logorato, è triste vedere vescovi che pensano al trono invece che al gregge». C’è chi vede nelle dimissioni un atto di umiltà, chi invece un segnale di resa di fronte a pressioni politiche e religiose.

Il Sinodo caldeo si riunirà presto per eleggere il successore. Sako auspica un patriarca «con solida cultura teologica, coraggio, saggezza, senso del rinnovamento, apertura e dialogo». Ma in un Iraq in fiamme, con cristiani che potrebbero fuggire per sempre, basterà? Il Cardinale Sako lascia una Chiesa ferita ma viva: spetta al prossimo pastore decidere se sarà l’ultima resistenza o l’inizio della diaspora definitiva.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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