Erbil sotto attacco: la guerra Iran-Israele si allarga al Kurdistan iracheno e colpisce anche la base italiana

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Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, è diventata l’ultimo fronte indiretto della guerra che infiamma il Medio Oriente. Mentre Stati Uniti e Israele continuano a martellare infrastrutture militari e nucleari iraniane, Teheran risponde con ondate di missili e droni che non risparmiano più nessuno: dalle città israeliane alle basi americane nel Golfo, fino alle installazioni nel nord dell’Iraq. Nelle ultime ore, un missile ha centrato la base italiana a Erbil: nessun ferito, come ha confermato il ministro della Difesa Guido Crosetto, ma l’allarme è scattato alto. I nostri militari si sono rifugiati nei bunker, mentre colonne di fumo si alzavano dall’aeroporto internazionale e dalle zone vicine.

La notizia ha fatto il giro delle cancellerie europee in poche ore. Antonio Tajani ha definito l’attacco “inaccettabile”, sottolineando che la presenza italiana in Iraq – parte della missione anti-Daesh – non può essere trascinata in questo vortice. Ma il punto è proprio questo: Erbil non è più un’isola di relativa stabilità. Ospita consolato e basi statunitensi, è snodo logistico per la coalizione anti-terrorismo, ma soprattutto è la porta d’accesso per gruppi curdi iraniani in esilio, da anni nel mirino dei Pasdaran.

La guerra tra Iran e Israele, esplosa di nuovo a fine febbraio con l’uccisione del leader supremo Ali Khamenei e l’intervento diretto americano, ha raggiunto la seconda settimana di intensi bombardamenti. Teheran ha lanciato centinaia di missili balistici contro Israele, colpendo aree civili e causando vittime, mentre Hezbollah dal Libano aggiunge pressione dal nord. In risposta, raid israeliani e statunitensi hanno devastato siti missilistici, nucleari e di comando in Iran, riducendo drasticamente la capacità di rappresaglia di Teheran. Ma l’Iran non si arrende: ha colpito basi Usa in Bahrein, Kuwait, Qatar e proprio in Iraq, dove milizie sciite filo-iraniane – come Kataib Hezbollah – rivendicano attacchi con droni Shahed contro Harir e l’aeroporto di Erbil.

Perché proprio Erbil? Il Kurdistan iracheno è diventato un bersaglio strategico per due motivi intrecciati. Da un lato, ospita forze americane e coalizione: il consolato Usa e l’aeroporto sono punti nevralgici. Dall’altro, è la base logistica e operativa per oppositori curdi iraniani – gruppi separatisti o autonomisti che Teheran considera “terroristi” e che da mesi subiscono raid iraniani. Fonti regionali parlano di migliaia di combattenti pronti a sfruttare il caos per aprire un fronte settentrionale contro Teheran, con contatti indiretti con Israele e Usa. Non è un caso che i Pasdaran abbiano colpito campi e sedi di queste milizie nelle scorse settimane: è un messaggio chiaro, “non osate approfittarne”.

Le implicazioni geopolitiche sono enormi. L’Iraq, già fragile dopo anni di instabilità, rischia di implodere: Baghdad protesta, ma le milizie filo-iraniane agiscono quasi autonomamente. Il Kurdistan autonomo, che ha sempre cercato di stare fuori dalle faide regionali, si trova schiacciato tra due fuochi. I residenti di Erbil raccontano notti insonni tra sirene antiaeree, intercettazioni di droni e boati lontani. “Non è la nostra guerra, ma veniamo colpiti lo stesso”, dicono voci locali. E i cristiani di Ankawa, sobborgo di Erbil, temono per la sopravvivenza stessa delle loro comunità.

Sul piano internazionale, l’allargamento del conflitto fa tremare i mercati: il prezzo del petrolio schizza, lo Stretto di Hormuz è minacciato, navi vengono attaccate. Trump parla di vittoria imminente, ma la realtà è un risiko sempre più pericoloso. Mojtaba Khamenei, nuovo leader supremo, appare determinato a non cedere, e la successione dopo la morte del padre potrebbe spingere verso posizioni ancora più dure.

Cosa succederà ora? Difficile prevederlo con certezza. Se l’Iran intensificherà gli attacchi asimmetrici tramite proxy in Iraq e nel Golfo, Erbil potrebbe diventare teatro di scontri ancora più diretti. Israele potrebbe rispondere con raid mirati contro basi iraniane vicine al confine iracheno. E l’Italia? La presenza a Erbil è sotto i riflettori: un altro incidente e la pressione per un ritiro o un rafforzamento diventerà inevitabile.

In questo Medio Oriente in fiamme, Erbil rappresenta il paradosso perfetto: una città che voleva essere oasi di pace, diventata invece bersaglio collaterale di una guerra che nessuno sembra in grado di fermare. L’attesa è per le prossime ore: un altro barrage missilistico, un altro drone intercettato nel cielo notturno, e la tensione salirà ancora.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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