Prezzo benzina diesel alle stelle: diesel oltre i 2 euro, l’allarme per gli automobilisti italiani

Il prezzo benzina diesel continua a salire senza sosta, scatenando l’ira di milioni di automobilisti e pendolari in tutta Italia. Negli ultimi giorni, complice l’escalation del conflitto in Medio Oriente con l’attacco a infrastrutture iraniane, i listini alla pompa hanno registrato rincari pesanti: il diesel self service ha superato quota 2 euro al litro in molte regioni, mentre la benzina sfonda stabilmente 1,80 euro. Una situazione che non si vedeva da anni e che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese, con il governo che ha convocato una cabina di regia urgente per monitorare eventuali fenomeni speculativi.
Secondo gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e elaborati da Staffetta Quotidiana (aggiornati all’11 marzo 2026), la media nazionale vede la benzina self service a circa 1,857 euro al litro e il diesel self service a 2,066 euro al litro. Al servito i valori salgono ulteriormente: benzina intorno a 1,919-1,936 euro/litro, diesel oltre i 2,097-2,140 euro/litro. Sulle autostrade la situazione è ancora più critica, con picchi del diesel servito fino a 2,65 euro in tratti come l’A4 Milano-Brescia o l’A21 Torino-Piacenza. Rispetto a inizio marzo, gli aumenti sono stati del 4-5% per la benzina e fino al 6-8% per il gasolio in poche settimane, con Roma e il Lazio tra le aree più colpite (+5,9% sul diesel).
Le cause principali sono da ricercare nel mercato internazionale del petrolio. Il Brent ha oscillato violentemente superando i 90 dollari al barile in reazione alle tensioni geopolitiche in Iran e al rischio di chiusura dello Stretto di Hormuz, principale via di transito per il greggio. Anche se nelle ultime ore il greggio ha registrato un calo dopo dichiarazioni Usa su una possibile de-escalation, i prodotti raffinati continuano a registrare rialzi che si scaricano direttamente sulle pompe. A questo si aggiunge l’effetto strutturale delle nuove accise entrate in vigore dal 1° gennaio 2026: l’allineamento della tassazione ha portato a un aumento di circa 4 centesimi sul gasolio (riduzione equivalente sulla benzina), rendendo il diesel stabilmente più caro della verde per la prima volta dopo anni. Le accise parificate a 672,9 euro per mille litri hanno inciso pesantemente sui listini, aggravando il trend rialzista.
Per gli italiani l’impatto è immediato e pesante. Un pieno medio da 50 litri costa oggi 10-15 euro in più rispetto a fine febbraio, con un aggravio annuo stimato tra i 150 e i 200 euro per chi fa molta strada. Le famiglie con auto diesel – ancora la maggioranza del parco circolante – sono le più penalizzate: un pendolare che percorre 20.000 km all’anno può arrivare a spendere oltre 300 euro extra solo per il carburante. Le imprese di trasporto e l’agricoltura lamentano rincari che si traducono in aumenti sui prezzi delle merci e dei prodotti alimentari, alimentando l’inflazione da costi. Sui social e nelle chat dei gruppi automobilistici l’indignazione è palpabile: “Non si può più viaggiare”, “Il governo dove è?”, “Speculazione pura”.
Le associazioni dei consumatori non stanno a guardare. Il Codacons parla di “diesel fino a 2,65 euro in autostrada” e chiede interventi immediati, mentre Federconsumatori e Altroconsumo evidenziano aumenti sproporzionati rispetto all’andamento del petrolio grezzo. Il ministro Adolfo Urso ha convocato la Commissione di allerta rapida per analizzare i listini e verificare se ci siano adeguamenti anomali, soprattutto da parte di alcune compagnie. Si parla apertamente di “speculazione” e di possibili misure come l’accisa mobile o controlli rafforzati da parte della Guardia di Finanza. Tuttavia, molti esperti ritengono che un taglio delle accise sia l’unica strada efficace per calmierare i prezzi, anche se l’impatto sarebbe limitato a pochi centesimi al litro.
Il futuro appare incerto. Se le tensioni in Medio Oriente dovessero rientrare rapidamente, i prezzi potrebbero stabilizzarsi o calare nelle prossime settimane. Al contrario, un prolungamento del conflitto rischierebbe di spingere ulteriormente il Brent e, di conseguenza, i carburanti. Intanto, gli automobilisti italiani si preparano a un’altra estate calda alla pompa, con la speranza che il governo intervenga in modo concreto per alleggerire il carico fiscale – tra i più alti d’Europa – e contrastare eventuali abusi. Perché quando il prezzo benzina diesel diventa insostenibile, non è solo una questione di portafoglio: è la mobilità quotidiana di milioni di persone a essere messa a rischio.
