Base italiana attaccata a Erbil: missile colpisce Camp Singara, nessun ferito tra i militari italiani

La notte tra l’11 e il 12 marzo 2026 ha portato un’onda di tensione in Italia: un missile ha colpito la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, scatenando immediatamente l’allarme tra le istituzioni e l’opinione pubblica. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l’accaduto con un messaggio diretto e un post su X: «Un missile ha colpito la nostra base di Erbil. Non ci sono vittime tra il personale italiano». Parole che hanno rassicurato il Paese, ma non hanno spento le domande su responsabilità, contesto e rischi per i nostri soldati impegnati in una missione delicata.
L’attacco è avvenuto nella notte dell’11 marzo, quando la base di Camp Singara, al confine tra Siria, Turchia e Iran, è finita nel mirino. La struttura ospita circa 400 militari italiani della missione “Prima Parthica”, nata nel quadro della coalizione internazionale contro l’Isis e focalizzata sull’addestramento delle forze curde Peshmerga su richiesta del governo autonomo del Kurdistan. Il missile ha impattato in un’area della base lontana dai container abitativi e dalle zone operative principali: immagini satellitari circolate sui social mostrano quattro edifici distrutti, ma fortunatamente lontani dal perimetro dove si trovano i nostri contingenti. I soldati italiani si sono rifugiati nei bunker, come da protocollo, e tutti sono risultati illesi. Il ministro Crosetto ha parlato personalmente con il comandante, il colonnello Stefano Pizzotti, ricevendo la conferma che «stanno tutti bene».
Il contesto è quello di un Medio Oriente in ebollizione. L’attacco arriva nel mezzo di un’escalation che vede l’Iran e le sue milizie proxy rispondere a raid israeliani e americani. Teheran ha lanciato missili balistici in diverse direzioni, colpendo basi Usa in Iraq e Siria, consolati e infrastrutture. Non è ancora chiaro se il missile su base italiana sia stato lanciato direttamente dall’Iran o da milizie filo-iraniane attive nel nord Iraq. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo in tv e su X, ha espresso «ferma condanna» per l’attacco, definendolo «inaccettabile», e ha precisato di aver parlato con l’ambasciatore italiano a Baghdad: «I nostri militari sono al sicuro nei bunker, la presidente Meloni è stata informata immediatamente». Tajani ha anche sottolineato che non è ancora accertato se l’obiettivo fosse specificamente la componente italiana o se si tratti di un attacco indiscriminato contro il comprensorio, che ospita diverse basi della coalizione.
La base italiana Erbil non è nuova a minacce: negli anni passati ha subito attacchi con razzi e droni da parte di gruppi armati, ma questo episodio segna un’escalation preoccupante per la presenza italiana nella regione. I circa 400 uomini e donne in divisa operano in un’area strategica, al crocevia di tensioni tra curdi, Baghdad, Ankara e Teheran. L’addestramento ai Peshmerga ha contribuito a stabilizzare il fronte anti-Isis, ma oggi li pone al centro di un conflitto più ampio che coinvolge direttamente l’Iran.
In Italia la notizia ha fatto immediatamente il giro dei tg e dei social, con migliaia di ricerche su base italiana attaccata, missile su base italiana e Erbil base italiana. Sui forum e nelle chat dei gruppi militari si parla di orgoglio per la prontezza dei nostri soldati, ma anche di preoccupazione per l’esposizione in una zona sempre più calda. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti in Parlamento sulla sicurezza delle missioni all’estero, mentre analisti militari sottolineano come l’attacco dimostri la vulnerabilità delle basi coalizzate in un contesto di guerra ibrida. Il petrolio ha superato i 100 dollari al barile proprio in reazione alle tensioni, con ripercussioni immediate sui prezzi in Italia.
Il governo ha attivato canali diplomatici e di intelligence per accertare le responsabilità. Crosetto ha assicurato che la situazione è sotto controllo e che non ci sono feriti, ma ha anche ricordato che la base resta operativa. Tajani ha ribadito la linea di fermezza: «Non accettiamo attacchi contro i nostri militari». Ora l’attenzione è sul ritorno: i soldati italiani continueranno la missione con massima allerta, ma l’episodio di Erbil ricorda quanto sia sottile il confine tra addestramento e prima linea in un Medio Oriente infuocato.
L’Italia guarda con apprensione ai propri figli in divisa, orgogliosa del loro coraggio ma consapevole dei rischi crescenti. La base italiana colpita non è solo un fatto di cronaca: è un monito sulla fragilità della pace in quella regione e sulla necessità di proteggere chi serve il Paese lontano da casa.
