Dimissioni Mattarella Meloni: l’intruso sul palco gela la premier a Milano

meloni

Milano, Teatro Franco Parenti, 12 marzo 2026. Pochi minuti prima che Giorgia Meloni salisse sul palco per chiudere la campagna referendaria di Fratelli d’Italia a sostegno del Sì sulla riforma della giustizia, un uomo ha eluso i controlli di sicurezza e si è avvicinato indisturbato alla presidente del Consiglio. Si è presentato come «Musumeci, Orazio Maurizio», ha consegnato un libro – il suo, intitolato “Il tredicesimo presidente” – e, con tono provocatorio e microfono ancora acceso, ha aggiunto: «Aspetto le dimissioni di Mattarella, eh».

La premier, visibilmente sorpresa, ha ricambiato il saluto e ringraziato per il gesto, ma il seguito della frase ha lasciato un attimo di silenzio imbarazzato. Meloni ha rivolto al pubblico uno sguardo perplesso, quasi a cercare complicità nella platea, prima che l’intruso venisse allontanato. L’episodio, ripreso dalle telecamere e diffuso in poche ore, ha trasformato un normale comizio in un fuoriprogramma surreale.

L’uomo è stato identificato dalla Digos: Orazio Maurizio Musumeci, originario di Catania ma residente da anni a Pavia, figura già nota in ambienti eccentrici della politica italiana. Nel 2013 si era auto-candidato alla presidenza della Repubblica, presentandosi come “potenziale tredicesimo presidente”. Sui suoi profili social – dove si definisce a tratti “amministratore non delegato dello Stato” o “direttore generale spa” – non ha mai nascosto un’ostilità verso Sergio Mattarella, accusato in più occasioni di essere troppo garantista o distante dalle istanze popolari.

L’incursione non è stata del tutto improvvisata: Musumeci aveva annunciato su Facebook l’intenzione di raggiungere Meloni per un «faccia a faccia» e una «sorpresa». Eppure è riuscito a bypassare il cordone di sicurezza in un evento ad alta visibilità, con la premier protetta da scorta e Digos. Un dettaglio che ha fatto storcere il naso a più di un osservatore: come è possibile che un personaggio del genere arrivi a pochi metri dal pulpito senza essere fermato prima?

Il rapporto tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella resta, al netto di questo siparietto, improntato a un rispetto istituzionale formale. Il presidente della Repubblica, rieletto nel 2022 per un secondo mandato, ha continuato a esercitare il ruolo di garante della Costituzione in un periodo segnato da crisi internazionali e dossier delicati. Solo il giorno dopo l’episodio, il 13 marzo, Mattarella ha convocato il Consiglio supremo di difesa per fare il punto sulla situazione in Medio Oriente, con la premier e i ministri chiave presenti. In quell’occasione, come in altre, il dialogo tra Quirinale e Palazzo Chigi è apparso fluido e privo di frizioni evidenti: l’Italia conferma la linea di non belligeranza attiva, in ossequio all’articolo 11.

Eppure, in un sistema politico polarizzato come quello italiano, basta un gesto isolato per riaccendere speculazioni su presunte tensioni tra le due massime cariche dello Stato. Il presidente ha poteri di moral suasion, può sciogliere le Camere in casi estremi e nominare il governo; il premier guida l’indirizzo politico quotidiano. In momenti di alta conflittualità – come il referendum sulla giustizia in corso, che vede il centrodestra impegnato su una riforma percepita da alcuni come attacco all’autonomia della magistratura – ogni segnale anomalo può essere interpretato come sintomo di malcontento più ampio.

Sui social e nei talk show l’episodio ha diviso: da un lato chi lo ha derubricato a gesto folkloristico di un “candidato seriale” alla presidenza, dall’altro chi ci ha letto un dissenso sotterraneo verso Mattarella, accusato da frange estreme di eccessivo europeismo o garantismo. Commentatori vicini al governo hanno minimizzato, parlando di un imbarazzo momentaneo senza conseguenze. L’opposizione ha invece ironizzato, presentandolo come ennesimo segnale di un clima politico surriscaldato.

In realtà, nulla lascia pensare a una reale crepa istituzionale. Il governo Meloni gode di una maggioranza solida in Parlamento e il rapporto con il Quirinale è finora rimasto nei binari della collaborazione necessaria. L’episodio Musumeci resta un’anomalia curiosa, un blitz isolato che non incrina la stabilità dell’esecutivo né altera l’equilibrio tra Palazzo Chigi e Colle.

Resta però il fatto che il binomio Mattarella-Meloni continua a catalizzare attenzioni e immaginari: da un lato il garante della continuità costituzionale, dall’altro la leader più esposta del centrodestra. In un Paese dove la politica vive di simboli e di narrazioni, anche un libro consegnato sul palco e una frase buttata lì possono bastare a tenere accesa la discussione per giorni.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

Read More →