Sean Penn vince il terzo Oscar ma snobba la cerimonia: è in Ucraina invece di ritirare il premio per “One Battle After Another”

Los Angeles, 16 marzo 2026 – La notte degli Oscar 2026 ha regalato un momento surreale e perfettamente in linea con il personaggio: Sean Penn ha conquistato il suo terzo Academy Award come miglior attore non protagonista per il ruolo del colonnello Steven J. Lockjaw in One Battle After Another di Paul Thomas Anderson, ma non si è presentato al Dolby Theatre per ritirarlo. Al suo posto, Kieran Culkin ha accettato la statuetta con una battuta ironica: «Sean Penn non poteva essere qui stasera… o forse non voleva». Il pubblico in sala è esploso in risate e applausi, mentre sui social il nome sean penn oggi schizza in cima alle tendenze, trainato dalla curiosità per la sua assenza e dal fascino di un attore che continua a stupire, dentro e fuori dallo schermo.
L’attore sean penn, 65 anni, ha costruito una carriera leggendaria tra ruoli intensi, regie coraggiose e un impegno civile che lo ha spesso portato lontano da Hollywood. Vincitore già di due Oscar come miglior attore protagonista per Mystic River (2003) e Milk (2008), Penn si è imposto come una delle figure più controverse e rispettate del cinema americano: un ribelle che non ama i riflettori cerimoniosi, un attivista che ha documentato disastri naturali e guerre, un interprete capace di trasformarsi in personaggi complessi e scomodi. In One Battle After Another, il film di Paul Thomas Anderson che ha dominato la serata con vittorie anche per miglior film, regia e sceneggiatura, Penn interpreta un colonnello razzista e ossessivo, un villain brutale che ha conquistato critica e pubblico per la sua potenza disturbante.
La notizia che ha fatto esplodere le ricerche su sean penn news e hollywood sean penn è arrivata subito dopo l’annuncio della vittoria: secondo fonti citate dal New York Times e confermate da altri media americani, Penn si trovava già in Europa nei giorni precedenti la cerimonia, con l’intenzione di recarsi in Ucraina. Non è la prima volta che l’attore sceglie cause umanitarie al posto dei tappeti rossi: da anni è uno dei più attivi sostenitori dell’Ucraina, ha incontrato più volte il presidente Volodymyr Zelensky, ha girato il documentario Superpower proprio sul conflitto e ha più volte dichiarato di voler convertire i suoi premi in aiuti concreti per il Paese in guerra. L’assenza agli Oscar non è quindi una sorpresa per chi conosce il suo profilo: ha saltato anche i SAG Awards (ora chiamati Actor Awards) e i BAFTA, pur vincendoli, preferendo mantenere un profilo basso durante la stagione dei premi.
La reazione del pubblico e dei media è stata immediata e polarizzata. Su Instagram e X i fan hanno diviso il web: c’è chi lo applaude per la coerenza («È Sean Penn, fa sempre quello che vuole, e per questo lo amiamo»), chi ironizza sulla sua “fuga” («Tipico di lui: vince e sparisce»), e chi vede nel gesto un segnale politico forte in un momento in cui l’attenzione internazionale sull’Ucraina rischia di calare. Kieran Culkin, presentando il premio, ha catturato perfettamente lo spirito con la sua frecciatina, mentre i colleghi sul palco e in sala hanno applaudito con calore. Il trionfo di One Battle After Another – un film politicamente carico, con un cast che include Leonardo DiCaprio e Teyana Taylor – ha amplificato l’eco della vittoria di Penn, rendendo la sua assenza ancora più simbolica.
Questo terzo Oscar si inserisce in una traiettoria unica: Penn non è mai stato un attore da red carpet e premi cerimoniosi. Ha sempre privilegiato il lavoro sul set, la regia (da Into the Wild a The Last Face), l’impegno umanitario e una vita lontana dai cliché di Hollywood. A 65 anni, con una filmografia che spazia dal dramma al thriller, dal cinema indipendente al blockbuster, sean penn film restano un punto di riferimento per generazioni di attori e registi. La sua scelta di essere in Ucraina invece che al Dolby Theatre non fa che rafforzare l’immagine di un artista che vive le sue convinzioni fino in fondo, anche quando significa rinunciare a un momento di gloria personale.
Mentre il mondo del cinema celebra il suo ennesimo riconoscimento – e lo inserisce nel ristretto club di chi ha vinto tre Oscar recitativi maschili, insieme a Daniel Day-Lewis, Jack Nicholson e Walter Brennan – resta una domanda sospesa: cosa sta facendo davvero Sean Penn in questo momento? Per i fan italiani, che da sempre apprezzano il suo mix di talento e ribellione, la risposta è forse meno importante del gesto in sé. In un’epoca di star sempre connesse, Penn ricorda che si può ancora scegliere di stare altrove, quando conta davvero.
