Larijani eliminato da Israele? La rivendicazione del ministro Katz scuote l’Iran in piena guerra

Larijani eliminato da Israele

Israele ha alzato il tiro. Lunedì notte, nel pieno dell’escalation con Teheran, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato l’eliminazione di Larijani, il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano e uno degli uomini più potenti rimasti al vertice della Repubblica Islamica. «Ali Larijani è stato neutralizzato», ha dichiarato Katz senza mezzi termini, inserendo il nome in una lista di obiettivi centrati durante i raid notturni. Accanto a lui, secondo le stesse fonti israeliane, sarebbe caduto anche il comandante dei Basij Gholamreza Soleimani. Teheran, per ora, tace. Nessuna conferma, nessuna smentita ufficiale. Solo un silenzio che, in queste ore di guerra, pesa più di mille comunicati.

La notizia ha immediatamente infiammato le agenzie internazionali e i social iraniani, perché Larijani non è un funzionario qualunque. Ex presidente del Parlamento per oltre un decennio, negoziatore nucleare di lungo corso, pragmatico di lungo pedigree, Ali Larijani era diventato, dopo la morte di Khamenei nei primi giorni del conflitto, il vero uomo forte della sicurezza nazionale. Khamenei in persona lo aveva scelto per guidare il Consiglio Supremo proprio per garantire la sopravvivenza del regime sotto attacco: un ruolo che lo aveva trasformato in kingmaker, mediatore con Russia e Cina, ma anche architetto della repressione interna e della linea dura contro Washington e Tel Aviv.

La rivendicazione israeliana arriva in un momento drammatico. Da settimane il Medio Oriente è teatro di una guerra che ha già decapitato gran parte della leadership iraniana: Khamenei, diversi comandanti dei Pasdaran, figure storiche del regime. L’eliminazione di Larijani – se confermata – rappresenterebbe un colpo durissimo, forse il più simbolico dopo quello al Supremo Guida. Israele lo presenta come un successo chirurgico, parte di una strategia volta a decapitare il sistema decisionale iraniano prima che possa coordinare una risposta su vasta scala. Fonti vicine all’intelligence israeliana parlano di «strike mirato» basato su informazioni precise, mentre da Teheran filtrano solo voci non ufficiali: alcuni parlano di «disinformazione sionista», altri ammettono in privato che la perdita sarebbe gravissima.

Il profilo di Ali Larijani rende la notizia ancora più esplosiva. Conservatore moderato, fratello di un altro potente clerico, Larijani aveva sempre incarnato quella linea pragmatica che aveva tenuto in piedi i rapporti con l’Europa durante il nucleare. Dopo l’uccisione di Qassem Soleimani nel 2020 aveva saputo mantenere un equilibrio delicato tra falchi e riformisti, diventando negli ultimi mesi l’uomo che teneva insieme il fronte interno e i canali diplomatici ancora aperti. La sua eventuale scomparsa lascerebbe un vuoto enorme: chi prenderà in mano il Consiglio Supremo? Chi gestirà i rapporti con Mosca e Pechino in un momento in cui l’Iran ha bisogno di alleati più che mai?

Gli analisti internazionali non si fanno illusioni. «Se Larijani è davvero fuori gioco, l’Iran perde uno dei pochi leader capaci di pensare in termini strategici e non solo ideologici», commenta un diplomatico europeo sotto anonimato. Su X e Telegram i commenti iraniani oscillano tra rabbia, incredulità e paura: «Prima Khamenei, ora Larijani: stanno smantellando il regime pezzo dopo pezzo». Nei circoli dell’opposizione in esilio si parla già di «opportunità storica», mentre i pasdaran più duri promettono vendetta senza però mostrare prove che l’uomo sia ancora vivo.

La mossa israeliana ha anche un valore politico interno: Netanyahu e Katz mostrano agli elettori e agli alleati americani di non fermarsi davanti a nulla, nemmeno di fronte a figure che fino a ieri erano considerate intoccabili. Ma il rischio è altissimo. Un Iran senza Larijani potrebbe diventare più imprevedibile, più disposto a risposte disperate, magari attraverso proxy o attacchi asimmetrici nel Golfo. Washington osserva con attenzione: Trump, che ha sempre spinto per la linea dura, non ha ancora commentato ufficialmente, ma fonti della Casa Bianca parlano di «coordinamento totale» con Tel Aviv.

Per ora resta solo la rivendicazione israeliana e il silenzio di Teheran. In un conflitto che ha già riscritto la mappa del potere regionale, la sorte di Larijani rischia di diventare il nuovo capitolo decisivo. Se la notizia sarà confermata, l’Iran dovrà ricostruire da zero la sua catena di comando in piena guerra. Se invece si rivelerà una fake news di guerra, sarà l’ennesimo capitolo di una propaganda che sta già saturando i media di mezzo mondo. In entrambi i casi, una cosa è chiara: il nome di Ali Larijani, ieri quasi sconosciuto ai più in Occidente, oggi è al centro di una partita che può cambiare gli equilibri del Medio Oriente per gli anni a venire.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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