Taglio accise carburanti: governo approva decreto urgente, 25 centesimi in meno da oggi. Benzina e diesel tornano sotto i due euro?

Taglio accise carburanti

ROMA – Il governo Meloni ha deciso di correre ai ripari. Ieri sera, 18 marzo, il Consiglio dei ministri ha varato il decreto legge carburanti con misure urgenti contro il caro-prezzi scatenato dalla crisi in Medio Oriente. Al centro c’è il taglio accise carburanti: una riduzione secca di 25 centesimi al litro su benzina e diesel, di cui 20 centesimi diretti sulle accise e 5 sull’effetto Iva. Il provvedimento entra in vigore da mezzanotte, dopo la firma del presidente Mattarella, e durerà 20 giorni, fino al 7 aprile.

Un intervento fotocopia di quello varato dal governo Draghi esattamente quattro anni fa, il 18 marzo 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina aveva fatto impennare i listini. Allora lo sconto fu prorogato per mesi e costò allo Stato quasi un miliardo al mese. Oggi la premier Giorgia Meloni lo annuncia con tono deciso al Tg1: «Accise giù di 25 cent al litro». Obiettivo dichiarato: evitare che l’aumento si trasferisca sui beni di consumo e che gli speculatori ci guadagnino sopra.

Il decreto carburanti non si ferma qui. Prevede un credito d’imposta straordinario del 28% sulla spesa per gasolio agli autotrasportatori (608 milioni di euro stanziati) e del 20% per il settore della pesca. Inoltre, scatta un meccanismo anti-speculazione: il Garante per la sorveglianza dei prezzi segnalerà anomalie alla Guardia di Finanza, con possibili sanzioni e verifiche penali. Niente tetto ai prezzi né prelievo sugli extraprofitti delle compagnie, misure chieste a gran voce da Salvini e dall’opposizione.

Il taglio accise da quando? Da subito. Chi fa il pieno oggi o domani vedrà già il beneficio. Secondo le prime stime del Codacons, su un pieno da 50 litri il risparmio medio sarà di 15,2 euro. Il gasolio, che in questi giorni ha superato i 2,10 euro al litro (e oltre 2,60 in alcune autostrade), dovrebbe scendere sotto i due euro, avvicinandosi a 1,80-1,90. La benzina, già intorno a 1,80, guadagnerà ulteriore ossigeno.

Per le famiglie italiane è un sospiro di sollievo. Con l’inflazione che morde ancora e le bollette che pesano, ogni centesimo in meno alla pompa fa la differenza. Ma l’impatto è ancora più forte per chi lavora sui mezzi: camionisti, artigiani, agricoltori. Senza il credito d’imposta, l’aumento dei costi di trasporto si sarebbe scaricato sui prezzi di supermercati e negozi, alimentando una spirale pericolosa.

Dal punto di vista del bilancio pubblico, però, non è una misura a costo zero. Il taglio temporaneo delle accise benzina e gasolio pesa sulle casse dello Stato per centinaia di milioni. Ricorda il dibattito di inizio 2023, quando il governo Meloni scelse di non prorogare lo sconto di Draghi, facendo risalire i prezzi. Oggi la situazione è ribaltata: l’allineamento delle accise deciso dalla manovra 2026 (benzina e diesel a 67,29 centesimi al litro da gennaio) aveva già ridisegnato il quadro, ma l’esplosione del Brent oltre i 100 dollari ha cambiato tutto.

La tensione politica è palpabile. L’opposizione attacca: «È solo propaganda, una briciola restituita dopo aver incassato extra-gettito Iva sui rincari precedenti», dice il Pd. Elly Schlein e compagni invocano le accise mobili strutturali, quel meccanismo automatico che usa l’extra-Iva per tagliare le imposte quando il petrolio sale. Matteo Salvini, dal canto suo, plaude al «taglio sostanzioso» ma non nasconde la delusione: voleva prezzi amministrati e un contributo dalle autostrade. «Gli italiani pagheranno meno di tedeschi, francesi e spagnoli», ha twittato soddisfatto.

Perché il taglio accise carburanti è diventato virale proprio ora? La risposta è nella guerra in Iran. L’escalation tra Israele, Usa e Teheran ha fatto schizzare i futures sul petrolio, riportando l’Italia al fantasma del 2022. Sui social e nei gruppi WhatsApp degli automobilisti l’allarme è esploso: «Con questi prezzi non si arriva a fine mese». Le associazioni dei consumatori (Codacons, Assoutenti) hanno alzato la voce, chiedendo interventi immediati. E il governo ha scelto di agire prima del referendum sulla giustizia, evitando di apparire inerte.

Il decreto legge carburanti è quindi un intervento chirurgico, mirato a calmare gli animi e a proteggere l’economia reale. Ma è anche un cerotto. Cosa accadrà dopo il 7 aprile? Il conflitto in Medio Oriente si placherà o si allargherà? E l’esecutivo sarà costretto a prorogare il taglio o a introdurre finalmente le accise mobili stabili?

La domanda che aleggia in questi giorni è una sola: riuscirà questo governo a trasformare l’emergenza in una riforma strutturale delle accise carburante, o torneremo al solito stop and go che lascia le famiglie e le imprese in balia dei mercati internazionali? Il prossimo pieno ce lo dirà.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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