Sofia Goggia: lacrime d’oro a Kvitfjell, la Coppa di Super-G è sua e l’Italia esulta (ma la discesa resta un cruccio amaro)

sofia goggia

Domenica 22 marzo 2026, Kvitfjell, Norvegia. Ore 12:30 italiane, nebbia bassa, pista che morde. Sofia Goggia parte con il numero che conta: non il pettorale rosso da leader, ma la pressione di chi sa che oggi può scrivere la storia o rimandarla di un anno. E la bergamasca non sbaglia. Parte forte ma non esagerata, gestisce i primi settori con quella freddezza che solo lei sa tirare fuori quando il gioco si fa pesante. Poi, dal terzo intertempo in poi, mette il turbo: sci che cantano, traiettorie perfette, zero errori. 1:29.23. Tempo da padrona. Corinne Suter arriva a +0.32, Kira Weidle-Winkelmann a +0.60. Alice Robinson, l’unica che sulla carta poteva ancora insidiarla, crolla al 16° posto con +2.41. Game over.

Sofia Goggia vince il Super-G delle Finals e si porta a casa la sua prima Coppa del Mondo di specialità in Super-G. 549 punti contro i 386 della neozelandese. Il quinto globo di cristallo in carriera dopo i quattro in discesa libera. Un traguardo che a 33 anni sa di rivincita, di ostinazione, di chi ha passato una stagione a combattere contro se stessa più che contro le avversarie. Perché se in Super-G ha dominato – vittoria a Soldeu a inizio marzo, altro successo a Val d’Isère a dicembre, podi sparsi – in discesa la musica è stata diversa. Bronzo olimpico casalingo a Milano Cortina a febbraio, sì, ma in Coppa del Mondo non ha mai trovato la continuità. Troppi errori, troppa fame mal gestita, troppe volte a un passo dal baratro.

E proprio qui sta il sapore agrodolce che fa discutere. Sofia esce dal cancelletto con gli occhi lucidi già prima della premiazione. In zona mista le parole sono sincere, quasi crude: «Sono molto felice, ma anche molto provata. La stagione in discesa non è stata positiva». Parole che pesano. Perché la regina della velocità italiana, quella che ha fatto tremare le piste di mezzo mondo, ammette che quest’anno il suo pezzo forte ha scricchiolato. Laura Pirovano ha preso la Coppa di discesa, sì, ma Goggia – la Goggia che tutti si aspettano sempre in cima – ha dovuto accontentarsi di podi e di un bronzo olimpico che, per quanto storico in casa, non ha riempito del tutto il vuoto.

I social sono già divisi. C’è chi la osanna come fenomeno assoluto («Cinque globi diversi discipline, chi le sta davanti?»), chi invece punge: «In discesa ha lasciato troppi punti per strada, quest’anno sembrava stanca». E poi il gossip da bar Sport: c’è chi sussurra che la pressione di essere la portabandiera delle Olimpiadi di casa l’abbia logorata, chi dice che l’infortunio di due anni fa lasciato strascichi mentali più che fisici. Lei, intanto, sorride con le lacrime agli occhi stringendo il globo. Un’immagine che dice tutto: la guerriera che vince, ma che sa di poter dare di più.

L’Italia dello sci femminile esulta per il doppio colpo: Pirovano in discesa, Goggia in Super-G. Ma sotto sotto c’è la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce: Sofia riuscirà a tornare la macchina da discesa inarrestabile della stagione 2022/23? O questo Super-G vinto con autorità è il segnale che il suo futuro è nelle discipline veloci miste, dove può gestire meglio la testa e il rischio?

Kvitfjell ha incoronato una regina. Ma la vera sfida per Sofia Goggia inizia ora: dimostrare che il quinto globo non è un arrivederci, ma solo l’antipasto di qualcosa di ancora più grande. O forse, semplicemente, di una Sofia che ha imparato a convivere con i suoi demoni senza lasciarli vincere.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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