Concorso ministero giustizia: 9.119 posti per stabilizzare i precari PNRR, ma la rabbia sale tra chi resta fuori e sogna il posto fisso da anni

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Marzo 2026, e il Ministero della Giustizia spara l’ennesimo maxi colpo: tre avvisi pubblicati tra il 16 e il 20 marzo per stabilizzare 9.119 precari assunti con fondi PNRR. Addetti all’Ufficio per il Processo (6.919 posti), Tecnici di amministrazione (712) e Operatori data entry (1.488). Tutto interno, solo per chi già lavora a tempo determinato negli uffici giudiziari. Domande telematiche aperte fino al 15 aprile su proveconcorsi.giustizia.it, con SPID o CIE. Una prova scritta da 30 quesiti situazionali, poi graduatoria con punteggio massimo 90: 30 dalla prova, 30 dall’anzianità (17 base per 12 mesi pieni al 30 giugno 2026, poi 0,325 al mese), 30 dai titoli di studio. Sembra semplice, pulito, quasi gentile. Ma sotto la superficie ribolle una rabbia sorda che sta esplodendo nei gruppi Facebook, nei forum e nelle chat dei precari storici.

Perché il vero dramma non è nei numeri – che pure fanno gola – ma in chi guarda da fuori. Migliaia di laureati e diplomati che da anni inseguono il sogno del posto in tribunale, che hanno speso migliaia di euro in corsi, libri, master, che hanno fatto code per le prove scritte del vecchio concorso RIPAM da 2.970 posti (graduatorie ancora calde, con vincitori assunti a febbraio), si sentono presi in giro. “Stabilizziamo i nostri, gli altri pazienza”. È questo il messaggio che arriva forte e chiaro. E non è solo invidia: è frustrazione accumulata. Molti di quei precari PNRR sono entrati nel 2021-2022 con procedure veloci, senza concorso vero, per tappare i buchi del PNRR. Ora lo Stato li premia con il tempo indeterminato, mentre chi ha studiato per anni e ha superato prove selettive resta in graduatoria a sperare nello scorrimento. E se le assunzioni slittano o i posti finiscono? La norma taglia-idonei torna in vigore dal 2026: chi non rientra nei vincitori rischia di vedersi azzerato tutto.

Il sindacato FP CGIL è già intervenuto a febbraio per il vecchio concorso, chiedendo chiarezza su graduatorie e assunzioni. Ora il tam tam online è feroce: “È una lotteria riservata”, “I veri esclusi siamo noi che paghiamo le tasse per finanziare il PNRR”, “Basta favoritismi, vogliamo concorsi aperti a tutti”. C’è chi posta screenshot di curriculum da paura rimasti nel cassetto, chi ironizza sul “PNRR per gli amici del Ministero”. E non manca il gossip da corridoio: voci di distretti dove le candidature sono già inferiori ai posti, quindi niente prova scritta, solo titoli e anzianità. Tradotto: chi ha più mesi di servizio vince facile, senza sudare su un quiz. Giusto? Per chi è dentro sì. Per chi è fuori, un pugno nello stomaco.

Intanto il piano complessivo del Ministero parla di 14.000 assunzioni nel triennio 2024-2026. Bello sulla carta, ma la realtà è un’altra: i ritardi accumulati nei vecchi bandi (prove slittate, graduatorie validate a rate), la burocrazia che macina tempo, i candidati che invecchiano in attesa. E mentre Nordio e soci celebrano il rafforzamento della giustizia (obiettivo PNRR: processi più veloci, uffici efficienti), migliaia di giovani restano a guardare. Stress da studio infinito, mutui rimandati, famiglie in sospeso. Il concorso ministero giustizia dovrebbe essere la porta della speranza, invece per molti è diventata la vetrina di un’ingiustizia mascherata da equità interna.

Alla fine resta una domanda scomoda: stabilizzare i precari va bene, ma a che prezzo? Chi paga davvero il conto di questa “giustizia più efficiente” sono i ragazzi che credevano nel merito e ora vedono il traguardo spostarsi sempre più in là. Il 15 aprile chiude la finestra per le domande. Poi le prove, le graduatorie, le assunzioni. E l’Italia della giustizia tornerà a funzionare? O continuerà a lasciare fuori chi, forse, meriterebbe di entrarci di più?

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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