Cambio ora 2026: lancette avanti questo weekend, ma la Camera accelera per l’ora legale tutto l’anno

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Mancano pochissimi giorni al cambio ora 2026 e già si parla di lancette, sveglie e ore di sonno perdute. Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, alle due in punto, gli orologi italiani andranno spostati avanti di un’ora: le 2 diventeranno le 3. Si dormirà un po’ meno, ma da domenica mattina le giornate si allungheranno di colpo, regalando serate luminose fino al 25 ottobre, quando tornerà l’ora solare.

È il solito copione che si ripete da decenni, eppure stavolta c’è una differenza. Mentre milioni di italiani si preparano a regolare i dispositivi elettronici e a soffrire il classico “jet lag da cambio ora”, a Montecitorio è partito un iter concreto per rendere l’ora legale permanente. Niente più avanti e indietro due volte l’anno. Un solo orario tutto l’anno. E i numeri in ballo non sono piccoli.

Il meccanismo è semplice e uguale in tutta l’Unione Europea: l’ultima domenica di marzo si passa all’ora legale, l’ultima di ottobre si torna all’ora solare. In Italia la regola vale dal 1966 in forma stabile, ma le origini risalgono addirittura al 1916, quando si cercava di risparmiare carbone durante la Grande Guerra. Da allora il dibattito non è mai finito. Chi lo difende parla di risparmio energetico e qualità della vita. Chi lo critica denuncia disturbi del sonno, incidenti stradali in aumento e confusione per chi lavora su turni.

Quest’anno il cambio ora arriva un giorno prima rispetto al 2025 (quando era scattato il 30 marzo) e continuerà a “anticiparsi” fino al 2029 per via del calendario. Dal 2030 tornerà a cadere intorno al 31 marzo. Una curiosità che molti giornali stanno sottolineando, ma che nasconde un fatto più profondo: il sistema è ormai considerato obsoleto da tantissimi cittadini.

Proprio su questo fronte è arrivata la novità politica delle ultime ore. La X Commissione della Camera (Attività produttive, Commercio e Turismo) ha dato il via libera a un’indagine conoscitiva sull’ora legale permanente, spinta dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), da Consumerismo No profit e dal deputato della Lega Andrea Barabotti. Dietro ci sono 352 mila firme raccolte dai cittadini. Entro il 30 giugno verranno ascoltati esperti, Terna, associazioni di categoria e rappresentanti europei per valutare effetti su bollette, salute, turismo e produttività.

I dati di Terna parlano chiaro: dal 2004 a oggi l’ora legale ha permesso all’Italia di risparmiare oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro in bolletta. Se diventasse permanente, il beneficio annuo potrebbe aggirarsi sui 720 milioni di kWh e 180 milioni di euro, con una riduzione delle emissioni di CO₂ tra le 160 e le 200 mila tonnellate l’anno. Equivale a piantare milioni di alberi senza muovere un dito.

Sul fronte salute la Sima è netta: lo spostamento indietro delle lancette in autunno altera il ritmo circadiano, aumentando sonnolenza, irritabilità e perfino rischi cardiovascolari. Tenere l’ora legale tutto l’anno eviterebbe questo stress semestrale. Senza contare i vantaggi per l’economia: più luce serale significa più consumi nel commercio, nella ristorazione e nel turismo serale, settori che in Italia valgono miliardi.

A Bruxelles la situazione è diversa. Nel 2018 la Commissione europea aveva proposto di abolire il doppio cambio dopo un sondaggio in cui l’84% dei cittadini si era detto favorevole. Il Parlamento Ue aveva approvato la fine del rituale dal 2021, lasciando a ogni Stato la scelta tra ora legale o solare permanente. Ma il Consiglio – dove siedono i governi – non ha mai trovato l’accordo. I Paesi del Nord temono serate buie d’inverno, quelli del Sud (come l’Italia) spingono per la legale. Risultato? Stallo totale. E così, mentre l’Europa discute, gli italiani continuano a spostare le lancette.

Sui social il sentimento è sempre lo stesso: un misto di fastidio e rassegnazione. «Un’altra volta ‘sta storia del cambio ora, mi sembra di essere in guerra con l’orologio», scriveva ieri un utente. Molti lamentano la domenica mattina “accorciata” e il lunedì da zombie al lavoro. Altri, invece, già pregustano le cene all’aperto con la luce fino a tardi. Frustrazione e abitudine convivono da anni.

Eppure stavolta qualcosa sta cambiando davvero. L’indagine conoscitiva alla Camera non è una promessa vuota: è un primo passo concreto verso una decisione nazionale. Se l’iter andrà avanti, l’Italia potrebbe diventare uno dei primi grandi Paesi Ue a scegliere l’ora legale fissa, indipendentemente da quello che deciderà Bruxelles.

Il cambio ora 2026 arriverà comunque. Sabato notte dormiremo un’ora in meno e domenica mattina ci sveglieremo con il sole già alto. Ma forse, tra qualche anno, quel rituale che accompagna la primavera da generazioni sarà solo un ricordo. O forse no. Dipenderà da quanto seriamente il Parlamento vorrà ascoltare i cittadini che da anni chiedono di smetterla con questo ping-pong delle lancette.Intanto, preparate gli orologi. E tenete d’occhio il calendario politico: il vero cambio ora potrebbe arrivare prima di quanto immaginiamo.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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