Chi ha vinto il referendum: il No trionfa con il 53,7%, bocciata la riforma della giustizia

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Il No ha vinto il referendum sulla giustizia 2026. Con lo scrutinio quasi completato, il Viminale certifica una vittoria netta del fronte contrario alla riforma costituzionale voluta dal governo Meloni: il No si attesta al 53,7% contro il 46,3% del Sì, con oltre 14,7 milioni di voti contro i 12,8 milioni del fronte opposto. Un risultato che blocca la separazione delle carriere tra giudici e pm, l’istituzione di due Csm distinti e la nascita dell’Alta Corte disciplinare. L’affluenza si è fermata al 58,9%, un dato alto per un referendum confermativo e che ha sorpreso analisti e politici.

I risultati referendum 2026 arrivano dopo una giornata di spoglio veloce, seguita in diretta da milioni di italiani. Già gli exit poll di Opinio per Rai e di Youtrend per Sky TG24 avevano indicato un vantaggio del No tra il 51 e il 53,5%. Le proiezioni si sono confermate nel corso della serata, con il vantaggio del No che si è allargato man mano che arrivavano i dati dalle grandi città e dal Sud. Il quorum non era necessario, ma la partecipazione ha reso il verdetto ancora più chiaro: gli italiani hanno detto no alla riforma della giustizia targata Nordio.

Il ministro Carlo Nordio, artefice della riforma insieme a Giorgia Meloni, ha incassato il colpo con fair play. «Rispettiamo la volontà popolare», ha fatto sapere da via Arenula. Ma è stata la premier a dettare la linea del centrodestra con un videomessaggio sui social: «Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia». Parole che suonano come un “occasione persa” per il governo, ma anche come un segnale di continuità: la riforma non passa, ma l’esecutivo non si ferma.

Dall’altra parte, l’opposizione esulta. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha parlato dal Nazareno tra gli applausi: «Abbiamo fermato una riforma sbagliata. I giovani hanno fatto la differenza: tra i 18 e i 34 anni il No ha vinto con il 61%». Un messaggio chiaro al governo Meloni, ma anche un monito interno al centrosinistra: «Abbiamo una grande responsabilità». Giuseppe Conte e il M5S hanno parlato di «avviso di sfratto» per l’esecutivo, mentre il campo largo festeggia una vittoria che nessuno dava per scontata solo qualche mese fa.

I risultati referendum per regione fotografano un’Italia spaccata. Il No ha dominato al Sud e nelle regioni rosse: in Campania sfiora il 65%, in Puglia il 57%, in Sicilia lo scarto è stato tra i più ampi. Al Nord il Sì ha tenuto meglio, vincendo in Veneto (58%) e facendo buona figura in Lombardia e Friuli, ma Milano e Venezia hanno bocciato nettamente la riforma. Un voto che premia il fronte del No soprattutto tra i giovani e nelle aree urbane, mentre il centrodestra ha raccolto consensi più forti tra gli elettori over 65 e nelle province del Nord-Est.

La maratona televisiva ha tenuto banco per tutta la sera. Su La7 Enrico Mentana ha condotto la diretta con i suoi instant poll che consolidavano ora dopo ora il vantaggio del No. Sky TG24 e Rai News hanno aggiornato in tempo reale con i dati del Viminale e le mappe interattive. I commentatori hanno parlato di «sorpresa» e di «prima vera sconfitta politica di Giorgia Meloni» dopo tre anni e mezzo di governo. Il referendum giustizia 2026 diventa così un tornante decisivo: la riforma Nordio, approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025 senza i due terzi necessari, non entrerà mai in vigore.

Cosa significa questo esito per la politica italiana? La sconfitta del Sì priva la maggioranza di uno dei suoi cavalli di battaglia costituzionali. La separazione delle carriere era stata presentata come la risposta a presunti eccessi della magistratura, ma ha incontrato una resistenza trasversale: dalle procure alle associazioni forensi, fino a una parte dell’opinione pubblica che ha visto nella riforma un rischio per l’indipendenza della giustizia. Ora il governo Meloni dovrà ridisegnare la propria agenda. Le altre riforme costituzionali – premierato e autonomia differenziata – restano in stand-by, mentre l’opposizione chiede di riaprire il dialogo sulla giustizia ordinaria.

I risultati referendum oggi, con il No in vantaggio ovunque tranne che in poche roccaforti del centrodestra, confermano un’Italia che sul tema giustizia resta prudente. Ha vinto il Si o il No? Ha vinto il No, e con un margine che non lascia spazio a interpretazioni. Il dibattito sulla riforma della giustizia non finisce qui, ma cambia radicalmente registro. Il Parlamento dovrà ora decidere se insistere con provvedimenti ordinari o aprire una nuova stagione di confronto. Intanto, a Palazzo Chigi si studia come rilanciare l’azione di governo senza la bandiera della separazione delle carriere.

Il referendum 2026 risultati parziali avevano già anticipato il verdetto, ma il dato definitivo del Viminale lo rende ufficiale. Gli italiani hanno scelto di non cambiare la Costituzione su questo fronte. Resta da capire se questa bocciatura diventerà un semplice incidente di percorso per la maggioranza o l’inizio di una stagione più complicata. Per ora, una cosa è certa: il No ha parlato chiaro.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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