Roberto Donadoni esonerato dallo Spezia: l’addio amaro dopo soli quattro mesi, ora la caccia alla salvezza

Roberto Donadoni

L’avventura di Roberto Donadoni sulla panchina dello Spezia è già finita. La sconfitta per 3-1 contro la Juve Stabia di domenica ha segnato il punto di non ritorno: la società ligure ha deciso di esonerare l’ex CT della Nazionale e di richiamare Luca D’Angelo, l’allenatore che aveva iniziato la stagione. Una separazione consensuale, come sottolineato dal comunicato ufficiale, ma che lascia l’amaro in bocca a un tecnico di 62 anni tornato in Italia dopo anni di silenzio sperando di dimostrare che la sua fame di panchina non era finita.

La notizia ha fatto subito il giro dei social e delle trasmissioni sportive. Donadoni era arrivato a La Spezia il 4 novembre 2025, chiamato in extremis per sostituire proprio D’Angelo e provare a salvare una squadra impantanata in fondo alla classifica di Serie B. Contratto fino al 30 giugno 2026, grande entusiasmo iniziale tra i tifosi liguri e la dirigenza americana guidata dal presidente Charlie Stillitano. Il bergamasco aveva accettato la sfida con umiltà e determinazione: «Non ho mai pensato che la mia carriera fosse finita», aveva detto al momento dell’annuncio. Eppure, in quattro mesi e mezzo, i risultati non sono arrivati.

Lo Spezia sotto Donadoni ha collezionato una media punti troppo bassa, con una difesa che ha concesso troppo e un attacco anemico, soprattutto nel 2026: solo tre reti segnate in diverse partite del nuovo anno. La decima sconfitta stagionale contro la Juve Stabia ha fatto traboccare il vaso. La squadra naviga in zona retrocessione, a sei giornate dalla fine, e la società ha scelto di cambiare rotta per dare una scossa decisiva nella corsa salvezza. D’Angelo torna dunque al timone, con il compito di invertire la tendenza in questo finale di stagione.

Per Roberto Donadoni si tratta di un nuovo stop in una carriera da allenatore sempre altalenante. Da giocatore è stato un’ala destra di classe purissima: con il Milan di Sacchi e Capello ha vinto tutto – cinque scudetti, tre Champions League, due Coppe Intercontinentali – e con la Nazionale ha disputato due Mondiali e un Europeo, sfiorando la gloria nel 1994. Da CT azzurro (2006-2008) ha vissuto momenti intensi: ha portato l’Italia ai quarti di Euro 2008 eliminando la Francia campione del mondo, ma ha pagato l’eliminazione ai rigori contro la Spagna futura vincitrice. Poi le esperienze su tante panchine: Napoli, Cagliari, Parma, Bologna, Livorno, Genoa e l’avventura cinese allo Shenzhen. Un giramondo del calcio italiano, spesso chiamato quando le acque sono agitate.

Tornare in Serie B dopo sette anni senza panchina italiana era una scommessa coraggiosa. Donadoni ha provato a imporre il suo calcio ordinato, basato su equilibrio e pressing alto, ma la rosa a disposizione non ha risposto come sperato. In conferenza stampa, nelle ultime settimane, il tecnico aveva chiesto continuità e pazienza, sottolineando le difficoltà di un ambiente che sente la pressione della classifica. Ora, però, la dirigenza ha deciso che non c’era più tempo.

Il calcio italiano si interroga di nuovo sul destino di tecnici esperti come Donadoni. Da una parte c’è chi apprezza la sua professionalità, la serietà e l’esperienza accumulata in piazze difficili. Dall’altra emergono le critiche: troppe panchine brevi, pochi progetti a lungo termine portati a termine. I tifosi dello Spezia sui social si dividono: c’è chi ringrazia per l’impegno dimostrato e chi invece punta il dito sui risultati deludenti. Sui forum e su X si legge di tutto: «Donadoni resta un signore del calcio», «Peccato, meritava più tempo», ma anche «In B serve concretezza, non nomi».

La sua voce, però, resta autorevole. In diverse interviste recenti Donadoni aveva parlato del calcio moderno, della necessità di dare spazio ai giovani italiani e della differenza tra Serie A e cadetteria. Analisti come quelli di Sky e DAZN lo considerano ancora un allenatore capace di gestire spogliatoi importanti, ma ammettono che serve il contesto giusto per vederlo brillare.

Cosa farà ora Roberto Donadoni? A 62 anni non è certo un pensionato. Potrebbe prendersi una pausa per ricaricare le batterie o attendere una chiamata da una piazza ambiziosa in Serie B o persino in Serie A, dove la sua esperienza da ex Milanista potrebbe tornare utile. Intanto lo Spezia si affida di nuovo a D’Angelo per tentare l’impresa salvezza: sei partite che valgono una stagione intera.

La parabola di Donadoni allenatore continua a essere fatta di alti e bassi, come quella di tanti tecnici italiani della sua generazione. Ha vinto tanto da giocatore, ha sfiorato imprese da CT, ha vissuto esoneri e ritorni. La sua storia dimostra quanto sia crudele e affascinante il mondo della panchina: un giorno sei l’uomo della provvidenza, il giorno dopo sei fuori. Ma chi conosce Roberto Donadoni sa che non mollerà. Il calcio italiano ha ancora bisogno di figure come lui, capaci di trasmettere valori e competenza in un ambiente sempre più frenetico.

L’addio allo Spezia brucia, ma potrebbe essere solo l’inizio di un nuovo capitolo. I tifosi milanisti, che lo ricordano con affetto, e gli appassionati di calcio vecchio stile sperano di rivederlo presto in campo. Perché un tecnico con la sua classe e la sua storia non può restare fuori a lungo.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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