Santanchè resiste alle dimissioni: Meloni la scarica dopo Delmastro e Bartolozzi, terremoto nel governo

Santanchè

Roma, 25 marzo 2026. Una nota lapidaria di Palazzo Chigi ha trasformato una giornata qualunque in un terremoto politico. Giorgia Meloni, dopo aver incassato le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, ha espresso “apprezzamento” per la loro scelta e ha auspicato che anche il ministro del Turismo Daniela Santanchè segua la stessa linea “di sensibilità istituzionale”.

La premier non ha usato giri di parole: chi ha responsabilità di governo deve saper leggere il momento. E il momento, dopo la netta vittoria del No al referendum sulla giustizia, è quello di una pulizia interna per ridare credibilità all’esecutivo. Santanchè, però, non sembra disposta a fare un passo indietro. Fonti vicine alla ministra parlano di resistenza ferma: oggi si presenterà regolarmente al ministero, pronta a combattere. Il segnale è chiaro: la lealtà di partito non basta più se il prezzo è la poltrona.

La catena di eventi è partita nelle ultime ore. Prima Delmastro ha rassegnato le dimissioni irrevocabili, ammettendo di aver commesso “una leggerezza” nel caso della Bisteccheria d’Italia, il ristorante sulla Tuscolana di cui risultava socio insieme alla figlia diciottenne di Mauro Caroccia. Caroccia, già condannato come prestanome del clan camorristico dei Senese, è finito al centro di un’inchiesta che ha fatto tremare via Arenula. Video e documenti hanno mostrato un intreccio imbarazzante tra politica e ambienti opachi, costringendo Delmastro a lasciare per “il bene della nazione”. Pochi minuti dopo è arrivata la resa di Giusi Bartolozzi, travolta dalle sue stesse parole: durante la campagna referendaria aveva definito la magistratura un “plotone di esecuzione”, frase che ha infiammato l’opposizione e ha reso insostenibile la sua permanenza al fianco del ministro Nordio.

Meloni ha colto l’attimo. Nella nota ufficiale di Palazzo Chigi ha ringraziato entrambi “per il lavoro svolto con dedizione” e ha esteso l’invito a Santanchè: stessa sensibilità, stessa scelta. Un messaggio che suona come un ultimatum soft ma inequivocabile. La ministra del Turismo, da tempo nel mirino per le inchieste su Visibilia, falso in bilancio, truffa aggravata all’Inps e bancarotta delle società Bioera e Ki Group, si trova ora al centro di una bufera che dura da anni ma che finora aveva resistito grazie alla blindatura di Fratelli d’Italia.

Il contesto politico è esplosivo. La sconfitta referendaria ha lasciato il segno: Meloni ha incassato un colpo sul suo terreno preferito, quello della giustizia. Le opposizioni non perdono tempo. Giuseppe Conte parla di “decisione arrivata con notevole ritardo”, ricordando che M5S chiedeva le dimissioni di Santanchè da tempo. Walter Veltroni e Marco Travaglio, dalle trasmissioni serali, sottolineano come la premier abbia finalmente capito di avere un elettorato più legalitario di quanto immaginasse. Nel centrosinistra si prepara la mozione di sfiducia individuale al Senato: se la maggioranza non regge, la pratica Santanchè potrebbe chiudersi in aula.

Dentro il governo la tensione è palpabile. Ignazio La Russa, amico storico della ministra, sta premendo perché Santanchè accetti il passo indietro prima che la mozione passi con astensioni o voti favorevoli della stessa maggioranza, come accadde nel 1995 con Filippo Mancuso. Fonti di FdI parlano di “riflessione in corso”, ma la linea della ministra resta quella di sempre: “Rifletterò da sola, senza pressioni”. Una resistenza che rischia di diventare un boomerang per l’intero esecutivo.

Sui social e nei talk show il dibattito è già rovente. Da una parte chi applaude Meloni per aver mostrato pugno di ferro, dall’altra chi accusa la premier di aver scaricato Santanchè solo dopo la batosta referendaria. “Non è Meloni che caccia, è il popolo che ha votato No a far tremare il governo”, scrivono in tanti su X. Analisti e commentatori concordano: questo non è un semplice rimpasto, è un test di tenuta per un esecutivo che finora ha retto su equilibri interni fragili.Cosa succederà nelle prossime ore? Santanchè cederà alla pressione o arriverà fino alla sfiducia, rischiando di trascinare con sé l’immagine di tutto il governo Meloni? Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi sono solo l’inizio di una purga o l’anticamera di una crisi più profonda? Il ministro del Turismo resta il simbolo di una stagione in cui le inchieste giudiziarie hanno pesato più della lealtà politica. Meloni ha scelto la linea della responsabilità istituzionale. Ora tocca a Santanchè decidere se interpretarla come un invito o come un addio. Il governo, intanto, trattiene il fiato.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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