Epatite A a Roma, 50 casi registrati tra Asl Roma 1 e Roma 2: la Regione rassicura, situazione monitorata

A Roma si registra un aumento di casi di epatite A, con 50 segnalazioni concentrate soprattutto nei territori delle Asl Roma 1 e Roma 2. La notizia ha acceso l’attenzione della sanità laziale, in un contesto più ampio che vede il Lazio toccato da un focolaio partito dalla Campania e arrivato anche nella provincia di Latina, dove sono stati accertati 24 casi. La Regione Lazio tiene alta la guardia ma precisa che non esiste un allarme generalizzato: i pazienti sono in condizioni stabili e la maggior parte è già in via di guarigione.
L’infezione, causata dal virus HAV, si è diffusa principalmente attraverso il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, in particolare cozze. Secondo le prime ricostruzioni epidemiologiche, il contagio avrebbe avuto origine da una partita di molluschi contaminati proveniente dalla Campania, dove già a gennaio si era registrato un picco anomalo di casi. Le abbondanti piogge di febbraio avrebbero favorito il rimescolamento delle acque marine, contribuendo alla contaminazione. A Roma i casi si concentrano nei municipi coperti dalle Asl 1 (I, II, III, XIII, XIV, XV) e 2 (IV, V, VI, VII, VIII, IX), senza che si siano verificati ricoveri in condizioni gravi.
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato che si trasmette per via oro-fecale, spesso attraverso cibi o acqua contaminati, o per contatto stretto con persone infette. I sintomi possono comparire anche dopo 15-50 giorni dal contagio (fino a 7 settimane) e includono stanchezza, nausea, febbre, dolore addominale, urine scure e ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi). Nella maggior parte dei casi la malattia è autolimitante e non lascia danni cronici al fegato, a differenza delle epatiti B e C. I bambini spesso hanno forme asintomatiche, mentre negli adulti i sintomi sono più evidenti.
La Regione Lazio e le Asl coinvolte hanno attivato immediatamente la sorveglianza epidemiologica, tracciando i contatti dei pazienti e rafforzando i controlli sulla sicurezza alimentare. Sono in corso verifiche mirate nei ristoranti, soprattutto quelli che servono frutti di mare, con particolare attenzione alla provincia di Latina dove alcuni casi sembrano legati a pasti consumati a Terracina e in altri comuni pontini. La task force attivata dall’Asl Latina ha già messo in campo tutte le misure necessarie per contenere la diffusione: dai controlli igienico-sanitari all’informazione rivolta agli esercenti.
Anche Bergamo News e altre testate regionali hanno seguito l’evolversi della situazione nel Lazio, confrontandola con quanto avviene in altre parti d’Italia e ricordando le raccomandazioni generali per prevenire l’infezione. Gli esperti, tra cui infettivologi del Policlinico Umberto I e di Tor Vergata, invitano alla calma: “Non c’è motivo di allarmismo per la popolazione generale. Si tratta di casi circoscritti, legati a un veicolo alimentare preciso, e il sistema di sorveglianza sta funzionando”. Claudio Maria Mastroianni, direttore della UOC Malattie Infettive del Policlinico Umberto I, ha sottolineato che i pazienti seguiti a Roma stanno bene e che l’attenzione resta alta soprattutto sulla filiera dei molluschi.
Sul fronte della prevenzione, le autorità sanitarie ricordano le regole fondamentali: consumare frutti di mare solo se ben cotti (la cottura è l’unico metodo efficace per inattivare il virus), lavare accuratamente le mani prima di mangiare e dopo l’uso del bagno, bere acqua potabile e prestare attenzione all’igiene in ambienti pubblici. Esiste un vaccino contro l’epatite A, raccomandato soprattutto per chi viaggia in zone endemiche o appartiene a categorie a rischio, ma non è previsto un piano vaccinale di massa per questa situazione.
A Roma e nel Lazio la macchina della sanità pubblica si è mossa con tempestività. Gli ospedali hanno attivato protocolli di isolamento e monitoraggio per i casi sospetti, mentre i dipartimenti di prevenzione delle Asl continuano il lavoro di contact tracing. La Regione ha previsto per le prossime ore un nuovo aggiornamento epidemiologico, anche se al momento non si attendono picchi improvvisi di nuovi contagi.
L’epatite A torna periodicamente a far parlare di sé in Italia, soprattutto quando si verificano cluster legati al consumo di frutti di mare crudi. Questa volta il legame con il focolaio campano ha esteso l’attenzione a tutto il Centro-Sud. Le autorità invitano i cittadini a non abbassare la guardia ma a mantenere comportamenti corretti, evitando inutili allarmismi. Nei prossimi giorni continueranno i controlli e le verifiche sui ristoranti e sulla filiera alimentare, con l’obiettivo di circoscrivere ulteriormente l’infezione e tutelare la salute pubblica.
La situazione resta sotto stretto monitoraggio. Nuovi aggiornamenti saranno forniti dalle Asl e dalla Regione non appena saranno disponibili dati consolidati. Per ora il messaggio è chiaro: informazione e prevenzione sono gli strumenti più efficaci per gestire questo tipo di episodi, che, pur richiedendo attenzione, non configurano un’emergenza sanitaria diffusa.