Aleksandr Bublik matura a 28 anni: addio al circo, benvenuta serietà… ma il tennis lo sopporta davvero?

Melbourne, 23 gennaio 2026 – Aleksandr Bublik ha sempre diviso il mondo del tennis: genio imprevedibile o pagliaccio autodistruttivo? A 28 anni, nel bel mezzo dell’Australian Open 2026, il kazako sembra aver voltato pagina. Sesto 6-0 stagionale, terzo turno raggiunto per la prima volta in carriera a Melbourne dopo aver battuto Brooksby e Fucsovics in due set netti, top 10 conquistato a gennaio con il titolo a Hong Kong. Eppure, dietro il sorriso tranquillo e le dichiarazioni da “tennis come lavoro”, resta una domanda scomoda: questo Bublik più disciplinato è credibile? O è solo un’altra maschera?
La svolta è evidente. Dopo aver raggiunto i quarti a Roland Garros 2025 (sconfitto da Sinner), il cambio di racchetta (da Tecnifibre a Babolat), la vittoria su Musetti a Hong Kong e il sorpasso in classifica hanno trasformato il suo 2026 in un inizio da sogno. In conferenza stampa post-Fucsovics ha ripetuto: “Ho maturato, ora vedo il tennis come un lavoro. Voglio vincere partite, rispettare le regole e dare tutto”. Niente più show esagerati, niente rimpianti per il passato: “Non cambierei nulla, anche se da fuori sembra tempo sprecato”. Parole da uomo che ha capito che la famiglia e il futuro contano più dei like sui social per un tweener inutile.
Ma è proprio qui che nasce il disagio. Il tennis moderno, ossessionato da disciplina, routine e immagine pulita, tollera a fatica un personaggio come Bublik. Quando era il “pagliaccio” del circuito – servizi sotto mano, battute al pubblico, atteggiamenti teatrali – lo si poteva etichettare e controllare. Ora che vince con serietà, che entra nei top 10 e minaccia di andare lontano negli Slam, diventa scomodo. Perché dimostra che il talento puro, unito a una maturità tardiva, può bastare senza dover indossare la divisa del bravo ragazzo. E questo fa paura a chi vuole un circuito omologato.
Guardate il contrasto con Mirra Andreeva. A 18 anni la russa è già un modello perfetto: precoce, composta, vincente senza eccessi, coccolata dai media come la futura dominatrice. Bublik a 28 anni arriva al top 10 dopo un percorso caotico, con alti e bassi che spaventano sponsor e broadcaster. Lei rappresenta il futuro ideale del tennis; lui, il rischio che un “diverso” possa vincere senza conformarsi. In Australia, mentre Mirra domina e avanza con freddezza chirurgica, Bublik passa turni senza festeggiare eccessivamente: “Niente feste stasera”, ha detto dopo Fucsovics. È maturità o rassegnazione? È libertà o catena?
I tifosi sono divisi. Sui social italiani ed europei c’è chi lo acclama (“Finalmente serio, ora può fare il botto”), chi lo rimpiange (“Era più divertente quando era matto”) e chi dubita (“Vediamo quanto dura questa fase”). La frustrazione è palpabile: molti lo adoravano proprio perché rompeva lo schema, ora lo criticano perché rischia di vincere sul serio. Il circo che lo ha reso famoso ora lo guarda con sospetto: un Bublik che non fa più notizia per i gesti folli ma per i risultati è un problema per chi vive di narrazioni facili.
Questo Australian Open sta diventando il banco di prova definitivo. Prossimo turno contro Etcheverry: un altro test di maturità. Se va avanti, se entra nei quarti o oltre, dimostrerà che il suo talento non era mai mancato – mancava solo la voglia di sfruttarlo. Ma se crollerà sotto il peso delle aspettative, torneranno le solite etichette: “talento sprecato”, “showman che non regge la pressione”. Il tennis ha bisogno di personaggi come lui per non diventare noioso, ma sembra non sapere come gestirli quando smettono di essere solo intrattenimento.
Aleksandr Bublik non è più il ragazzo che serviva sotto gamba per far ridere il pubblico. È un uomo che vuole vincere, mantenere la famiglia, lasciare un segno. Ma il circuito è pronto ad accettarlo così? O preferisce il vecchio Bublik, più colorato ma innocuo? Melbourne potrebbe dare la risposta. E l’Italia, che ama i ribelli ma premia i conformi, guarda con un misto di speranza e scetticismo.
