Daniela Santanchè al centro del ritorno in tribunale: la sentenza sul caso Visibilia si avvicina

Daniela Santanchè è tornata prepotentemente sotto i riflettori della cronaca giudiziaria e politica. A due mesi dalle sue dimissioni da ministro del Turismo, l’ex titolare del dicastero si prepara ad affrontare uno dei momenti più delicati della sua vicenda processuale: il Tribunale di Milano ha fissato un calendario serrato che punta a una sentenza entro la fine di giugno 2026 sul processo per falso in bilancio relativo alle società del gruppo Visibilia.
La senatrice di Fratelli d’Italia, che ha lasciato l’incarico governativo il 25 marzo scorso su richiesta esplicita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si trova ora a dover gestire contemporaneamente il ritorno alla piena attività parlamentare e le udienze che potrebbero definire un capitolo giudiziario lungo e complesso. Le dimissioni, arrivate dopo una nuova mozione di sfiducia depositata dall’opposizione e nel clima di riassestamento del governo seguito alla sconfitta al referendum sulla giustizia, hanno segnato una svolta nella sua esperienza all’interno dell’esecutivo Meloni.
Il processo Visibilia, che vede Daniela Santanchè imputata insieme ad altri quindici tra manager e sindaci delle società coinvolte, riguarda i bilanci degli esercizi tra il 2016 e il 2022. Secondo l’accusa, sarebbero stati alterati per occultare perdite significative. Il Tribunale di Milano, dopo varie vicissitudini che hanno incluso sostituzioni di magistrati e eccezioni preliminari, ha imposto un ritmo accelerato: quattordici udienze principali previste, con date di riserva, per arrivare al verdetto entro il 30 giugno 2026, salvo proroghe che potrebbero estendersi fino all’autunno.
Questo sviluppo giudiziario arriva in un momento particolare per la vita pubblica di Daniela Santanchè. Dopo aver rassegnato le dimissioni con una lettera in cui esprimeva lealtà alla premier pur sottolineando di aver agito “solo in risposta a una richiesta” della leader del suo partito, l’ex ministra ha ripreso visibilità attraverso iniziative personali e istituzionali. A fine maggio ha inaugurato il Tala Beach Club a Marina di Pietrasanta insieme al compagno Dimitri Kunz, un ritorno al mondo dell’imprenditoria che ha attirato attenzione mediatica e politica.
Nel contesto parlamentare, la sua figura continua a polarizzare il dibattito. L’opposizione ha più volte chiesto conto delle vicende giudiziarie che l’hanno accompagnata durante il mandato governativo, mentre la maggioranza ha difeso la sua posizione fino al momento in cui Palazzo Chigi ha ritenuto opportuno un cambio al vertice del Turismo, affidato ad interim alla stessa Meloni. Le dimissioni di Daniela Santanchè si sono inserite in una più ampia operazione di riposizionamento dell’esecutivo dopo il risultato referendario, insieme ad altri passi indietro di esponenti vicini al governo.
La rilevanza attuale del caso deriva proprio dalla prossimità della possibile sentenza. Il processo accelera in un anno elettorale che si avvicina e mentre Daniela Santanchè mantiene il ruolo di coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia in Lombardia, posizione strategica per il partito. Le udienze vedranno la deposizione di testimoni chiave, tra cui esponenti che hanno avuto ruoli nelle società, e l’audizione di finanzieri che in passato avevano condotto accertamenti sul gruppo editoriale.
Sul piano politico, la vicenda riapre il confronto sulla separazione tra ruoli istituzionali e situazioni personali pendenti. Quando Daniela Santanchè era ministro, l’opposizione aveva presentato diverse mozioni di sfiducia, tutte respinte dalla maggioranza che aveva ritenuto non vi fossero elementi tali da giustificare un provvedimento immediato. La richiesta di Meloni ha cambiato gli equilibri, portando a un’uscita che l’interessata ha voluto caratterizzare come atto di disciplina di partito piuttosto che come ammissione di responsabilità.
Nelle prossime settimane l’attenzione si concentrerà sulle aule del Tribunale di Milano. La difesa di Daniela Santanchè ha sempre sostenuto la correttezza delle operazioni societarie e la buona fede nelle scelte di bilancio, mentre l’accusa punta a dimostrare un quadro di alterazioni sistematiche. Il verdetto, atteso prima della scadenza naturale della legislatura, potrebbe avere ripercussioni non solo sulla senatrice ma sull’intero ecosistema politico che l’ha sostenuta.
Intanto, l’ex ministra continua a essere attiva sui temi che hanno caratterizzato il suo percorso: dal sostegno alle imprese del settore turistico, che ha seguito anche dopo le dimissioni, fino alle iniziative locali in Versilia. La sua uscita dal governo non ha coinciso con un ritiro dalla scena pubblica. Al contrario, Daniela Santanchè appare determinata a difendere il proprio operato sia in sede giudiziaria che politica.
Il caso mantiene alta l’attenzione perché tocca nodi sensibili: il rapporto tra imprenditoria e politica, la gestione di società in difficoltà e la capacità delle istituzioni di gestire figure con procedimenti in corso. In un’estate che si preannuncia politicamente calda, con il governo impegnato nel rilancio dopo il referendum, la parabola di Daniela Santanchè rimane uno degli elementi di osservazione per capire gli equilibri interni alla maggioranza e le dinamiche con l’opposizione.
Resta da vedere come evolverà il confronto in aula e quali saranno le conseguenze di una eventuale sentenza di condanna o assoluzione su una carriera che, tra alti e bassi, attraversa da decenni la vita pubblica italiana. Per ora, il calendario giudiziario impone ritmi serrati e tiene Daniela Santanchè al centro di un’attenzione che non accenna a diminuire.
